Mercoledì, 3 Marzo 2021

Governo senza maggioranza: come i senatori a vita potrebbero salvare Conte

Con i voti dei sei nominati da Napolitano e Mattarella l'esecutivo potrebbe arrivare a quota 162 a Palazzo Madama. Ma soltanto se si unissero anche altri eletti. Che in queste ore non hanno ancora sciolto la riserva

Il conto della resa è su tutti i giornali. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte poggi alle ore 12 terrà alla Camera dei Deputati le Comunicazioni sulla situazione politica in atto. A cui seguiranno le votazioni. Il giorno dopo sarà decisivo con l’intervento a Palazzo Madama dove i numeri sono più incerti: prima della crisi il governo poteva contare su 166 voti rispetto a un'asticella di maggioranza assoluta fissata a quota 161. 

Governo senza maggioranza: come i senatori a vita potrebbero salvare Conte

Oggi i numeri ballano: ci sono 92 senatori del MoVimento 5 Stelle, 35 del Partito Democratico, 7 nel gruppo Per le Autonomie, 6 in Liberi e Uguali e 11 (su 14) nel misto, che comprende il Maie e altri raggruppamenti, che dovrebbero votare la fiducia. Il totale fa 151 e alla maggioranza assoluta mancano dieci voti. E non appare all'orizzonte, dopo che l'Udc si è sfilato, un gruppo di costruttori in grado di garantire una maggioranza assoluta al Senato, dove si giocherà la vera partita. I numeri certi a Palazzo Madama, secondo quanto emerge anche dopo un vertice di maggioranza con il ministro D'Incà e i capigruppo, parlano di 151 senatori. Ma bisogna aggiungere i reclutati dell'ultima ora, ovvero Sandra Lonardo Mastella e Gregorio De Falco che hanno detto che voteranno la fiducia. E quelli in bilico, ovvero due senatori renziani che secondo i giornali sarebbero orientati al sì (Eugenio Comencini e Leonardo Grimani) e Paola Binetti, anche lei descritta come pronta ad accordare la fiducia a Conte. Il conto, posto che si realizzino le cinque variabili, dà 156. I senatori a vita sono sei: il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano e altri cinque di nomina presidenziale (Mario Monti, Elena Cattaneo, Renzo Piano e Carlo Rubbia, nominati da Napolitano, e Liliana Segre, nominata da Sergio Mattarella). Se il governo incassasse cinque voti su sei disponibili arriverebbe a 162, un voto in più della maggioranza relativa. 

Ma i senatori a vita cosa hanno intenzione di fare? In realtà l'unica che ha dichiarato il suo sì al governo è stata Liliana Segre, che si è esposta oggi in un'intervista rilasciata a Gad Lerner sul Fatto Quotidiano. Monti sembra possibilista così come Elena Cattaneo, mentre Piano e Rubbia non sono spesso presenti a Palazzo Madama. Sempre il Fatto scrive oggi chel’architetto non è propriamente un frequentatore assiduo del Senato: “Lo abbiamo visto una volta negli ultimi anni: la sua agenda di impegni all’estero è fitta”, dicono da quelle parti. Mentre Carlo Rubbia dovrebbe essere in queste ore a Vienna, "ma chi lo ha sentito pare ottimista sulla sua presenza a palazzo Madama". Napolitano, classe 1925, "la scorsa settimana è stato avvistato negli uffici del Senato riservati agli ex presidenti, dopo una lunga assenza". Insomma, i voti possibili sono al massimo tre e non certo cinque: figuriamoci sei. 

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Un governo di minoranza per due anni di legislatura?

 "I parlamentari di Iv sono stati eletti con il Pd e spero che votino con il Pd", è l'appello del ministro Boccia. Così come si spera in ripensamenti di aree centriste e europeiste al momento all'opposizione. Anche se sia Carlo Calenda di Azione sia Benedetto della Vedova di +Europa, pur dicendosi "non indifferenti" all'appello di Zingaretti, chiedono "una nuova leadership e una nuova maggioranza". Sta a guardare al momento il centrodestra, che in questi giorni, con vertici continui, ha ribadito la compattezza della coalizione da Fi all'Udc. "Ancora oggi leggo sui giornali ricostruzioni sul destino del governo della Nazione. Per Fratelli d'Italia l'unica via percorribile rimane la stessa: elezioni subito. Basta perdere tempo", sostiene Giorgia Meloni mentre Antonio Tajani assicura che il centrodestra è "pronto a governare". Ma d'altra parte anche il Pd esclude il coinvolgimento "di una destra nazionalista e populista".  .

Ecco quindi che lo scenario si fa leggermente più frastagliato, mentre i giornali ricordano che i governi senza maggioranza assoluta in Europa ci sono: in Spagna il governo del socialista Pedro Sanchez si avvale di 167 sì su 350, 9 in meno; in Portogallo l’attuale esecutivo di Antonio Costa è un monocolore socialista in un Parlamento in cui il Ps ha 108 voti su 230, 8 in meno; in Svezia il governo del socialdemocratico Stefan Löfvén ha 115 sì su 349 voti, addirittura 60 in meno della maggioranza assoluta. In Italia i voti sarebbero "solo" dieci. Ma da quel momento si aprirebbe un Vietnam parlamentare che dovrebbe durare fino alla fine della legislatura. Conviene? 

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