Venerdì, 5 Marzo 2021

Governo, Standard&Poor's prende tempo: "Da nomina nessun effetto sul rating"

Il nuovo governo M5S e Lega “non dovrebbe avere un effetto immediato” sul rating dell’Italia, ha detto l'agenzia. "Secondo noi, tuttavia, attualmente c’è una mancanza di visibilità sui dettagli della strategia del nuovo governo in termini di politica economica e fiscale”

Ormai il "governo del cambiamento" è fatto, l'Italia è uscita dall'impasse degli ultimi giorni, i ministri sono già al lavoro (Di Maio stesso è al dicastero dello Sviluppo, nonostante sia un giorno di festa), ma l'agenzia Standard and Poor's prende tempo e mette un po' in guardia tutti.

Il nuovo governo M5S e Lega “non dovrebbe avere un effetto immediato” sul rating dell’Italia, ha detto l'agenzia, che sul nostro Paese ha un giudizio pari a BBB con outlook stabile. 

In una nota diffusa alla fine della giornata in cui il governo Conte ha giurato al Quirinale, gli esperti dell'agenzia ritengono sia “molto probabile” che il governo guidato da Giuseppe Conte ottenga la fiducia del Parlamento la settima prossima. Eppure, ammette S&P, "secondo noi, tuttavia, attualmente c’è una mancanza di visibilità sui dettagli della strategia del nuovo governo in termini di politica economica e fiscale”. 

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Secondo l'agenzia, la strategia del governo “continuerà a essere l’elemento determinante della tenuta creditizia dell’Italia, specialmente in termini di approccio del governo alle finanze pubbliche (caratterizzate da un indebitamento del governo molto alto) e alle riforme economiche strutturali”. In questo contesto, come spiegato nel rapporto del 27 aprile scorso con cui aveva confermato il suo rating per l’Italia, l’agenzia di rating ha ricordato che “l’attuale outlook stabile bilancia il potenziale per una crescita economica forte contro incertezze politiche persistenti e le loro implicazioni potenzialmente avverse per la performance economica e dei conti pubblici”. 

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Per il nostro Paese ci sarà una bocciatura se l’economia “rallenta notevolmente, portando la sua performance ancora una volta al di sotto dei rating di nazioni con livelli simili di sviluppo”. Un taglio del rating potrebbe scattare anche con uno stop del consolidamento fiscale, “specialmente se il nuovo governo abbandona la strada intrapresa del consolidamento o se ribalta le riforme strutturali”. Perché – è la tesi – il risultato sarebbe un indebolimento delle finanze pubbliche e delle prospettive economiche.

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