Lunedì, 8 Marzo 2021

Bellanova e Bonino tra i possibili ministri del governo Draghi (senza Conte)

Oggi ripartono le consultazioni del governo Draghi con il dilemma del modello Ciampi o Dini. Conte non ci sarà. Mentre verso il sì va Marta Cartabia

Alla fine Giuseppe Conte si tira fuori fragorosamente dal totoministri del governo Draghi. Che intanto vira verso un modello diverso rispetto a quello di Ciampi, che voleva una forte presenza di politici anche se guidato da un tecnico e guarda invece all'esperienza di quello guidato da Lamberto Dini, dove gli esponenti dei partiti erano in netta minoranza. 

Il totoministri del governo Draghi (senza Conte)

Oggi riprenderanno le consultazioni del presidente del Consiglio incaricato "con riserva" e secondo i pronostici il governo giurerà nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella entro la fine della settimana (si parla di giovedì) per essere pronto venerdì a varare la prima ordinanza sulle regioni in zona gialla, arancione e rossa e lunedì 15 febbraio a decidere sugli spostamenti. Il programma delle consultazioni di Draghi prevede oggi incontri con i "piccoli" e domani quelli con i partiti candidati a entrare nella maggioranza che lo sosterrà: il MoVimento 5 Stelle, il Partito Democratico, la Lega, Fratelli d'Italia, Forza Italia, Italia Viva, Liberi e Uguali. Secondo le indiscrezioni oggi il premier incaricato chiederà ai partiti risposte su un programma che sta mettendo a punto e sulla volontà di entrare nella maggioranza. Poi chiederà ai suoi interlocutori di esprimere una preferenza tra governo tecnico o politico. E questo, spiega oggi il Corriere della Sera, potrebbe essere la cartina di tornasole dell'atteggiamento dei partiti nei confronti del suo esecutivo: se fossero indicati esponenti di partito, questo significherebbe che c'è la volontà di far durare il governo; se venissero indicate "personalità d'area", sarebbe il segno della scarsa volontà di far durare l'esecutivo oltre il tempo che di solito è concesso a una squadra composta da tecnici (circa un anno). 

Il primo a dare ufficialmente forfait è stato Giuseppe Conte. Per lui si vociferava la possibilità di diventare ministro degli Esteri al posto di Luigi Di Maio o, in alternativa, di finire in via Arenula dove però sembra forte, fortissima, la candidatura di Marta Cartabia. Ieri però il quasi ex premier è intervenuto all'assemblea degli eletti del MoVimento 5 Stelle per dire che non ha intenzione di partecipare al nuovo esecutivo anche se "voltare le spalle a Draghi vorrebbe dire voltare le spalle al Paese". 

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Teresa Bellanova ed Emma Bonini tra i possibili ministri del governo Draghi

E i ministri? Ieri Zingaretti ha sottolineato "il contributo che sta dando" l'ex-premier "al decollo del governo Draghi". Mentre alla domanda se Conte - ieri in prima linea nella riunione dei big grillini - sia ancora il 'federatore' dell'alleanza Pd-M5S-Leu, risponde: "Ne discuteremo". Da palazzo Chigi oggi vengono smentiti attriti con Di Maio a cui i 5 Stelle danno per certo spetterà un ministero. Se ci sarà una seconda casella da occupare in pole c'è Stefano Patuanelli o, a sorpresa, Stefano Buffagni. Sul fronte Pd non si esclude l'ingresso di Zingaretti, ma circolano anche i nomi di Andrea Orlando, Dario Franceschini e Lorenzo Guerini. Per Forza Italia il nome più accreditato è quello di Antonio Tajani. In Lega sul nome pochi dubbi, Giancarlo Giorgetti è decisamente in pole, ma si fa largo anche un'altra big, quota rosa: Giulia Bongiorno. In subordine gira anche il nome dell'ex ministro Gian Marco Centinaio. Tra i partiti minori Bruno Tabacci potrebbe vedersi riconosciuto un ruolo. 

Teresa Bellanova resta il nome in pole per Italia Viva. Una delle pochissime donne che continua a circolare nel totonomi. Come sempre. Da ieri si è aggiunto quello di Emma Bonino legata, tra l'altro, a Draghi da un rapporto di stima e affetto. Mentre si fanno anche i nomi tre azzurre, tutte già ex ministre: le capigruppo Anna Maria Bernini e Maria Stella Gelmini e la vicepresidente della Camera, Mara Carfagna. C'è poi il capitolo Leu dove le due anime - quella 'bersaniana' di Articolo Uno e quella di Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni - potrebbero avere sensibilità diverse sul via libera a un governo con la Lega. Per Arturo Scotto, coordinatore di Art.1, quello che "è fondamentale è preservare l'alleanza Pd-M5SLeu". Non è escluso un nuovo tavolo - come quello convocato nei giorni scorsi da Zingaretti- nelle prossime ore.

Nel caso, Leu giocherà la carta Roberto Speranza, nel governo Conte tra i ministri che godevano di maggior consenso. Se invece la scelta dovesse cadere su un tecnico, resta in pole position il nome di Rocco Bellantone, direttore del governo clinico del Gemelli e preside della Facoltà di Medicina della Cattolica di Roma, che darebbe garanzie sul fronte della competenza e delle capacità gestionali. E restando in questo ambito, ricorrente da giorni, c'è il nome di Marta Cartabia come potenziale Guardasigilli, Luciana Lamorgese confermata all'Interno. Per il Mef continua a circolare il nome di Fabio Panetta insieme a quelli di Dario Scannapieco e Lucrezia Reichlin. Potrebbe andare ad occupare la casella del Lavoro, Enrico Giovannini, allo Sviluppo economico potrebbe concorrere Andrea Prencipe, Rettore dell'Università Luiss Guido Carli. Nei rumors resiste anche l'ex 'mister spending review', Carlo Cottarelli.

Chi sono i ministri tecnici del governo Draghi

Intanto circolano, scrive Repubblica, anche due schemi di possibili ripartizioni tra i ministri: il primo prevede venti ministri, il secondo ventiquattro. Nel primo caso, i politici in squadra sarebbero dodici: tre per il Movimento, due per Pd, Lega e Forza Italia, uno a Italia Viva, Leu e centristi. Nel secondo, addirittura quattordici: tre per Movimento, Pd e Lega, due per Forza Italia, uno per Italia Viva, Leu e centristi: 

Ogni partito, poi, ha i suoi problemi. Il Pd, ad esempio, chiede quattro posti sapendo di poterne ottenere al massimo tre. Nel caso, sarebbero in pole Andrea Orlando, Dario Franceschini e Lorenzo Guerini. Quest’ultimo, anche per il peso nei gruppi, difficilmente potrebbe restare fuori, al massimo ricevere la delega ai Servizi. Se invece la Difesa finisse in mano a un tecnico, gira il nome di Claudio Graziano, presidente del comitato militare Ue.

E quindi in questa ottica tutto è aperto: per lo Sport gira tra gli altri il nome di Andrea Abodi, presidente dell’istituto per il Credito sportivo, con rapporti trasversali che vanno da Fratelli d’Italia fino a Giorgetti e al Pd. Mentre Antonio Tajani potrebbe diventare ministro per gli Affari europei. Mentre Francesca Bria, economista presidente di Cdp venture, è destinata a un ministero economico. Bria è la Presidente del Fondo Nazionale Italiano per l'Innovazione ed è una tecnologa dell'informazione italiana che tiene lezioni in varie università ed è consulente delle Nazioni Unite e della Commissione Europea.

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