Sabato, 6 Marzo 2021

Cosa vuole fare Draghi con ristori, scuola e bonus

Il programma di governo illustrato oggi durante le consultazioni prevede la cancellazione dei contributi a fondo perduto come ristori e bonus e aiuti alle imprese e alle banche. Chi vuole entrare in maggioranza dovrà condividere i valori europei. Gli istituti aperti fino a fine giugno

Il programma che Mario Draghi ha presentato durante le consultazioni di oggi con le forze politiche in vista del suo governo prevede la rimodulazione (o forse direttamente la cancellazione) di ristori e bonus a fondo perduto. E ipotizza anche il prolungamento dell'anno scolastico fino a fine giugno riecheggiando in qualche modo la proposta della ministra delle infrastrutture del governo Conte Bis Paola De Micheli che voleva mandare gli alunni in classe a luglio.

Cosa vuole fare Draghi con ristori, scuola e bonus

In tutto sarebbero otto i punti - o meglio macro aree- che il presidente incaricato ha elencato alle delegazioni delle forze politiche che sta incontrando a Montecitorio per il secondo giro di consultazioni. "Ha parlato molto lui e c'è stato poco spazio per le domande da parte nostra", dice un parlamentare appena uscito dal colloquio con il professore. 

Prima di tutto la scuola. Il premier incaricato "con riserva" ha sottolineato l'importanza cruciale che riveste la scuola nel programma di governo, ha ricordato che intende porre rimedio al ritardo educativo e al disagio psicologico vissuto dai ragazzi, e si è soffermato sulla necessità di arrivare pronti alla riapertura delle scuole a settembre, sia in termini di prevenzione Covid-19, che in termini di personale e dotazioni. Ma non solo questo. Quando gli è stato fatto notare che si potrebbe recuperare un po' del tempo perso già quest'anno, prolungando la fine delle lezioni nel mese di giugno, il premier incaricato, a quanto apprende l'agenzia di stampa Dire, avrebbe risposto che è in corso un ragionamento in tal senso.

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Per Draghi, secondo quanto hanno riferito gli esponenti dei gruppi parlamentari a cui è stato illustrato il suo programma, la prima azione da mettere in campo è la rimodulazione del calendario scolastico dell'anno in corso. Poi bisognerà programmare la ripresa a settembre concentrando l'attenzione sulle diecimila cattedre vacanti: "Una situazione a cui va trovata una soluzione al più presto", ha detto parlando della possibilità di assumere docenti. Poi ha parlato di maxi riforme connesse al Recovery: pubblica amministrazione, giustizia civile e fisco. Il primo dei punti che il presidente incaricato ha sottoposto alle delegazioni delinea la collocazione dell'esecutivo che Draghi ha definito "convintamente europeista" nelle scelte e anche nelle sfide future. Dice Riccardo Nencini al termine delle consultazioni: "Una forte cornice europeista e richiamo all'atlantismo".

E sulle sfide, aggiunge il senatore socialista, Draghi "è arrivato a mettere sul tavolo la questione di un bilancio comune europeo e quindi una visione che non riguarda soltanto il presente ma un'impostazione futura". Oltre alla emergenza pandemica, già prima del Covid, c'era quella ambientale e questa emergenza, "sarà di riflesso in tutti i punti del programma". Poi il terzo punto ovvero la campagna vaccinale Draghi avrebbe definito come "l'emergenza più imminente" per riprendere lavori e consumi. Quindi l'emergenza economica che "riguarda soprattutto il lavoro". Il premier incaricato avrebbe detto che "si aspetta una ripresa ma che sarà molto lenta" e quindi, avrebbe aggiunto, occorre "tutelare le persone che non avranno il lavoro". 

I punti del programma di Draghi

Manfred Schullian delle minoranze linguistiche ha spiegato che "Draghi ha parlato tanto dell'ambiente, del lavoro e delle imprese e lì ha detto che bisogna evitare di erogare contributi a fondo perduto, ma bisogna finanziare le imprese per consentire a loro di poter riprendere l'attività una volta superata la crisi". Ma non solo l'emergenza per le imprese. Visto che molte sono indebitate, il premier incaricato avrebbe detto che occorre pensare a "qualcosa anche per le banche". Altro punto la scuola: per il premier andrà riorganizzato il calendari scolastico per la perdita dei giorni di scuola ed inoltre potenziato il corpo docenti. Infine, infrastrutture e l'apertura dei cantieri.

Ultimo punto, connesso al Recovery, "tre grandi riforme: pubblica amministrazione, giustizia civile e fisco". Sul punto della giustizia civile, Emma Bonino ha riferito di aver sottoposto a Draghi anche il tema della giustizia penale e delle carceri: "Il presidente incaricato ha fatto riferimento a tre riforme di fondo che sono quelle che ci chiede la Commissione europea: il fisco, la burocrazia e la giustizia. Da questo punto di vista abbiamo aggiunto non solo la giustizia amministrativa, civile, ma anche quella penale con l'addentellato drammatico della situazione delle carceri italiane". Secondo i deputati della Svp Schullian, Gebhard e Plangger sono tre i capitoli fondamentali del programma:

  • Europa: chi vuole entrare in maggioranza deve condividere i valori europei;
  • priorità dell'azione di governo: ambiente strategico, sanità e in particolare il Piano vaccinale, lavoro, ripresa, scuola;
  • riforme indispensabili: giustizia civile, fisco, pubblica amministrazione

"Il presidente ci ha illustrato le priorità che intende seguire con questo governo, che sono la sanità, la campagna vaccinale che va iniziata davvero e portata a termine; ha parlato tanto dell'ambiente; ha detto che, con tutti questi ristori, bisogna evitare di erogare contributi a fondo perduto ma finanziare imprese per consentire loro di poter riprendere la loro attività una volta che abbiamo superato questo stato emergenziale della pandemia", ha aggiunto Schumann.

Sul tavolo c'è anche un nodo da sciogliere e di non poco conto: scade lunedì prossimo, 15 febbraio, il divieto di spostarsi tra Regioni diverse, anche tra quelle in fascia gialla. Draghi dovrà decidere se prorogare il divieto o allentare le maglie della stretta anti-Covid. Ma il governo guidato dall'ex numero uno della Bce dovrà entrare subito nel vivo dell'emergenza economica, e dalla sua ha un 'tesoretto' di quasi 32 miliardi di euro lasciato in dote dal governo Conte. Si tratta della richiesta di scostamento di bilancio votato in un Cdm del 14 gennaio scorso, poi approvata dal Parlamento.

Di quei 32 miliardi il governo uscente ha speso solo briciole - poco più di 200 milioni- per rinviare a fine febbraio lo stop alle cartelle esattoriali. Niente ristori cinque, anche se Conte e i suoi avrebbero potuto gestirli come affari correnti, vista l'emergenza. Lì avrebbero trovato spazio anche le misure per la Cig, la sanità, gli enti locali, la scuola e i trasporti. Si è deciso di agire diversamente e ora la palla resta nella metà campo dell'ex uomo di Francoforte. Che dovrà decidere se e come spenderli, perché nulla al momento appare scontato.

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