Domenica, 28 Febbraio 2021

Daniele Franco: quel "pezzo di m... del Mef" che Draghi vuole nel suo governo

In un audio di qualche anno fa Rocco Casalino lo insultava perché a suo dire ostacolava il M5s. Renzi invece voleva la sua testa perché aveva fatto notare errori nelle coperture del suo governo. Oggi è candidato al ministero dell'Economia o a diventare braccio destro di SuperMario

È il 22 settembre del 2018, al governo c'è Giuseppe Conte e la maggioranza che lo tiene in piedi è composta dal MoVimento 5 Stelle e dalla Lega. Il portavoce del presidente del Consiglio era allora, come è oggi, Rocco Casalino, il quale in un audio diretto ad alcuni giornalisti attacca il personale del ministero dell'Economia che a suo dire non trova le risorse per varare il reddito di cittadinanza. E minaccia: "Nel M5s è pronta una mega vendetta. Tutto il 2019 ci dedicheremo a far fuori tutti questi pezzi di merda del MEF". Nel messaggio non si facevano nomi ma tanti giornali scrissero che gli obiettivi di Casalino erano l'allora ragioniere generale dello Stato Daniele Franco, il capo di gabinetto del ministro Tria Roberto Garofoli e il direttore generale del ministero Alessandro Rivera. E proprio Daniele Franco oggi è indicato come pronto a un posto di assoluto prestigio nel governo Draghi in arrivo. 

Daniele Franco: quel "pezzo di m... del Mef" che Draghi vuole nel suo governo

E così, mentre Casalino si avvia a lasciare Palazzo Chigi insieme a Giuseppe Conte ma anche a pubblicare un libro dal titolo immaginifico ("Il portavoce"), Franco, attualmente direttore generale della Banca d'Italia, è in pole position per due posti: il primo è quello di sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri, ovvero il ruolo di braccio destro del premier. In corsa per quel posto si fanno anche altri nomi, e per questo c'è chi invece sostiene che Franco possa prendere un incarico di prestigio ancora maggiore: quello di ministro dell'Economia.

La Stampa scrive oggi che a favore dell’attuale direttore generale della Banca d’Italia giocano essenzialmente due fattori: gode della fiducia dell’ex presidente della Bce, con cui ha collaborato per anni in Banca d’Italia, e soprattutto è certamente il massimo esperto italiano di finanza pubblica.

L’uomo ideale, insomma, per tener dietro ai conti del Tesoro e alla gestione dei 209 miliardi di fondi europei. Perché prima in via Nazionale e poi nei sei anni in cui ha guidato la Ragioneria generale dello Stato (maggio 2013/maggio 2019) la sua missione, la sua specialità, è stata esattamente questa: fare le pulci ai conti pubblici, controllare le copertura e l’efficacia dei provvedimenti.

Proprio per questo era finito nel mirino del MoVimento 5 Stelle, con Di Maio che aveva dichiarato pubblicamente che non si fidava di lui e della Ragioneria Generale dello Stato che allora guidava. Franco, che è nato nel 1953 a Trichiana, piccolo paese ai piedi delle Dolomiti bellunesi, e si è laureato a Padova, non fece una piega come ogni Civil Servant che si rispetti e qualche tempo dopo andò a lavorare in via Nazionale. Ha mosso i primi passi nel mondo del lavoro proprio in Bankitalia, dove è stato assunto nel 1979 e dove ha conosciuto Draghi. Fino al 1994 ha lavorato nel prestigiosissimo Servizio Studi, poi è stato fino al 1997 Consigliere Economico presso la Direzione Generale degli Affari Economici e Finanziari della Commissione Europea prima di tornare in Bankitalia nelle vesti di direttore della Direzione Finanza Pubblica del Servizio Studi. Dal 2013 al 2019 è stato Ragioniere generale dello Stato. Dal 2020 è Direttore Generale della Banca d’Italia e Presidente dell’IVASS, Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni. È accreditato di uno stipendio da 400mila euro.

Il governo Draghi ha un problema: Salvini ministro

Daniele Franco: il possibile ministro dell'Economia del governo Draghi e le liti con Renzi

Ma nel suo curriculum c'è anche una lite ancora più llustre: quella con Matteo Renzi. Stavolta bisogna tornare indietro fino all'ottobre del 2014. Il governo dell'attuale leader di Italia Viva era alle prese con la manovra economica a cui mancava la bollinatura della Ragioneria guidata proprio da Franco. La bollinatura è quel visto di conformità e copertura amministrato dalla Ragioneria, che così certifica, salvo errori ed omissioni, che le leggi approvate abbiano nominalmente copertura. Il motivo della mancanza della bollinatura lo spiegava all'epoca Mario Sensini sul Corriere della Sera: la legge di bilancio era lievitata da 18 a 23 e poi a 35 miliardi nel giro di 24 ore e nel provvedimento avevano trovato posto numeri bizzarri come quelli sui costi del bonus bebé da 80 euro alle neomamme, spuntato dopo l'annuncio dell'allora presidente del Consiglio da Barbara d'Urso a Canale 5. 

Ma c'era un problema: a Palazzo Chigi avevano stimato un costo di 500 milioni di euro l'anno per un triennio, sbagliando clamorosamente i conti visto che il costo reale, per come era scritta la norma, era invece di 500 milioni nel primo anno, di un miliardo nel secondo e di un miliardo e mezzo nel terzo. A quel punto è stato fissato un tetto per percepirlo ma nel frattempo erano  sorti roblemi analoghi anche sulla decontribuzione per i nuovi assunti a tempo indeterminato e sulle coperture legate al recupero dell’evasione. All'epoca i giornali scrissero che dopo una precipitosa corsa a rifare i conti e la tanto sospirata bollinatura da parte della Rgs, Renzi era talmente arrabbiato da volere la testa di Franco. Come Casalino quattro anni dopo. E se tutti vogliono tagliargli la testa, allora quella di Draghi dev'essere davvero un'ottima scelta.

Edit 9.40 - "Io non credo di esser particolarmente adatto proprio perche' io so fare altre cose". Questa la risposta di Massimo Galli, Direttore dell'Istituto di Scienze Biomediche all'Ospedale Sacco di Milano, ad Agora' Rai Tre, alla domanda su come risponderebbe ad una chiamata per fare il ministro della Sanita'.

Edit 9.25 - Oggi Massimiliano Fedriga, governatore leghista del Friuli Venezia Giulia, è un convinto sostenitore del nascente governo Draghi: una esperienza "molto utile per il Paese" ma anche per la crescita dello "spessore politico", nazionale e internazionale, del suo partito, come spiega alla "Stampa". "La Lega - dice - ha affrontato il nuovo scenario politico in maniera concreta, non in maniera fideistica. Non abbiamo detto sì al professor Draghi a tutti i costi. Salvini vuole parlare di temi concreti e siamo convinti che l`autorevolezza del presidente incaricato sia di buon auspicio per difendere gli interessi del Paese e non farsi paralizzare dai no. Da quello che finora abbiamo capito delle sue intenzioni, il professor Draghi vuole avviare le opere pubbliche, accelerare la realizzazione delle infrastrutture, favorire la libertà di impresa e concorrenza". 

Edit 8.55 - Forza Italia è stata tra le prime a dire sì a SueprMario. Oggi lo rimarca. ''Circostanze eccezionali richiedono risposte eccezionali. Impongono alla classe dirigente del Paese di mettere da parte le distinzioni, gli interessi di parte, i calcoli politici o elettorali e di dare una risposta di alto profilo, adeguata alla gravità della situazione''. Silvio Berlusconi spiega, in un'intervista a Repubblica, il sostegno di Forza Italia ad un Governo a guida Draghi, precisando che "il momento è davvero gravissimo, per l'Italia e per il mondo intero, certamente è la fase storica peggiore dopo la Seconda Guerra mondiale. Le persone continuano ad ammalarsi e a morire di Covid e a questo tragico costo umano si aggiunge un drammatico costo sociale ed economico per il lavoro, per le imprese, per le attività produttive''. "Di fronte a tutto questo - afferma il cavaliere - non era pensabile una prosecuzione dell'esperienza precedente, né un suo allargamento. Occorreva qualcosa di totalmente nuovo, una soluzione autorevole intorno alla quale l'intero Paese potesse riconoscersi. Sono stato il primo ad invocarlo, nelle scorse settimane, mentre la crisi politica si trascinava. Come avevo suggerito, la saggezza del presidente Mattarella ha individuato la sola strada adeguata al momento''.

Edit 8.48 - Il sostegno a Draghi appare sempre più ampio. "Questo governo ci costringerà a ripensarci. A inventare una politica che non sia più basata sullo scontro amico-nemico, destra-sinistra. Perché è il momento di deporre le armi e cercare quello che ci unisce e non quello che ci divide''. Lo dice al Corriere della Sera, Maurizio Lupi, leader di Noi per l'Italia, che di Draghi dice che ''sicuramente è un personaggio autorevolissimo, forse l'unico che poteva assumere il compito che gli ha dato il capo dello Stato: formare un governo di alto profilo, che affronta l'emergenza e che non deve identificarsi in formule politiche. Detto da milanista: Mattarella ha chiamato dalla panchina Ibrahimovic. Adesso tocca a noi''.

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