Venerdì, 5 Marzo 2021
L'opinione di Antonio Piccirilli

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A cura di Antonio Piccirilli

Mai con Draghi, anzi no: tutti quelli che hanno improvvisamente cambiato idea sul governo

I post di Daniela Donno, senatrice del M5s

Mai con Draghi, anzi no. Che la coerenza in politica sia una qualità sempre più rara è cosa risaputa, ma negli ultimi tempi la situazione sta sfuggendo di mano. Prova ne è la facilità con cui le forze politiche si sono riposizionate dopo l’appello di Mattarella ai partiti per dare vita ad un governo di responsabilità nazionale guidato dall’ex capo della Bce. I primi ad annunciare il loro “no” sono stati i 5 Stelle, salvo poi cambiare idea nel giro di qualche giorno. "Il MoVimento 5 Stelle, già durante le consultazioni, aveva rappresentato che l'unico governo possibile sarebbe stato un governo politico. Pertanto non voterà per la nascita di un governo tecnico presieduto da Mario Draghi" aveva messo in chiaro lo scorso 2 febbraio il capo politico del M5S, Vito Crimi. Una posizione che ora dopo ora si è ammorbidita, complice anche le dichiarazioni pro-Draghi di molti dirigenti di peso come Beppe Grillo e Luigi Di Maio. Il resto è storia nota e il voto su Rousseau non ha fatto altro che ratificare una linea già maggioritaria nel MoVimento.

 Tra i parlamentari del M5s che più si sono esposti prima contro e poi a favore di un esecutivo guidato da Draghi c’è la senatrice Daniela Donno che lo scorso 3 febbraio annunciava su facebook. “Lo dico senza tanti giri di parole: io non voterò il governo tecnico di Draghi”. Salvo poi ritrattare solo una settimana dopo : “Io sto dalla parte dei cittadini italiani, il Paese non può più aspettare, ha bisogno di un governo, subito! Domani VOTERò Sì, VOTERò CONVINTAMENTE Sì” (sic).

Non aveva usato giri di parole neppure il deputato del Pd Andrea Orlando quando lo scorso 12 gennaio, ospite di “Otto e mezzo”, aveva escluso l’appoggio del Pd ad un governo di salvezza nazionale. “Nenche se venisse Superman, non solo se venisse Draghi”. Del resto la lineda del partito era riassumibile nell’espressione: o si fa un Conte ter o si va al voto. "I governi istituzionali di tutti e di nessuno sono impraticabili e dannosi” aveva assicurato a crisi ancora in corso un dirigente di peso come Goffredo Bettini. Sappiamo com’è andata a finire.

Anche Matteo Renzi non è stato da meno quando non molto tempo fa escludeva un'alleanza con i partiti sovranisti. "Non abbiamo una pregiudiziale sul nome di Conte, ma non faremo mai un ribaltone e non daremo mai vita a un governo con forze della destra sovranista che abbiamo combattuto e contro le quali abbiamo fatto nascere questo governo. L'unica pregiudiziale: non faremo un governo con Salvini per avere uno sguardo populista sull'Europa". Parole pronunciate dal leader di Italia Viva nel giorno dello strappo decisivo con la maggioranza giallo-rossa (era il 13 gennaio). Il nome di Draghi non era ancora sul tavolo, certo è che il senatore di Scandicci governerà proprio con Salvini. La morale? A volte basterebbe anche dire una parola in meno. In politica mai dire mai. 

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