Giovedì, 4 Marzo 2021

Cosa farà il governo Draghi su sbarchi e migranti

Ieri a Siracusa sono sbarcati dalla Ocean Viking 422 migranti accompagnati da uno strano silenzio: quello di Salvini e Meloni, che stranamente non hanno dedicato nemmeno un post su Facebook all'argomento. Ma quale sarà la politica dell'immigrazione del nuovo esecutivo? Per capirlo ci sono due indizi da valutare

"Dopo la sua improvvisa svolta europeista Salvini ha cambiato idea anche sull'immigrazione? Me lo chiedo perché il prossimo governo del Paese non può permettersi di avere una posizione ambigua su un tema così delicato": a gettare un sasso nello stagno sul governo Draghi, i migranti e gli sbarchi è Totò Martello, sindaco di Lampedusa e Linosa proprio mentre sono sbarcati nel porto siracusano di Augusta i 422 migranti che viaggiavano a bordo della Ocean Viking di Sos Mediterranée. Accompagnati da uno strano silenzio: quello di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni, che ieri non hanno dedicato nemmeno un post su Facebook all'argomento. Ma cosa vuole fare Draghi con i migranti?

EDIT ore 12,05: Giorgia Meloni batte un colpo su Ocean Viking:  "Riprendono gli sbarchi sulle coste italiane: il governo ha indicato Augusta come porto sicuro per la Ocean Viking della Ong Sos Mediterranée, che trasportava 422 immigrati. Per Fratelli d'Italia la difesa dei confini e la lotta all'immigrazione incontrollata di massa rimarranno priorità e in Parlamento continueremo a sostenere le nostre proposte: blocco navale al largo delle coste libiche per fermare le partenze, centri sorvegliati per chi entra illegalmente, rimpatri immediati per chi non ha diritto alla protezione internazionale e stop alle Ong taxi del mare". Lo scrive su Facebook Giorgia Meloni. "E' in gioco anche la nostra credibilità in Europa, che da tempo chiede all'Italia di difendere i confini esterni e di non essere piu' la principale porta di accesso alla Ue dell'immigrazione clandestina", conclude la leader FdI. 

Cosa farà il governo Draghi (con Salvini dentro) su sbarchi e migranti?

Eppure l'argomento degli sbarchi dei migranti ha rappresentato uno dei cavalli di battaglia della destra sovranista sia prima che durante l'emergenza coronavirus, con il fortunato slogan "Italiani chiusi in casa e migranti liberi" che specialmente durante l'estate aveva alimentato la polemica politica anche perché l'epidemia sembrava in forte rallentamento. Oggi è bastato l'incarico a Draghi per far perdere la voglia di polemizzare sull'argomento? Ieri Martello ha fatto notare che il nuovo esecutivo dovrà prendere una posizione sul tema il prima possibile, anche se sarà sostenuto dalla Lega di Salvini: "Il dibattito sull'immigrazione deve essere affrontato con serietà, sottraendolo agli slogan da campagna elettorale: è inaccettabile rincorrere il consenso speculando sulla sofferenza degli esseri umani, o diffondendo messaggi di odio ed intolleranza. Ma al tempo stesso dico che il tema dei migranti deve essere al centro dell'agenda politica del governo che dovrebbe finalmente valutare di sottoscrivere il Global Compact for Migration, il documento delle Nazioni Unite 'per una migrazione regolare, ordinata e sicura', e sostenere direttamente i territori di confine impegnati in prima linea nell'emergenza umanitaria. Dal momento che alcune forze politiche che si dichiarano pronte a sostenere il nuovo governo, fino ad oggi hanno avuto posizioni diametralmente opposte al riguardo - conclude il sindaco di Lampedusa - mi aspetto che il presidente incaricato Draghi faccia chiarezza fin dall'inizio sull'approccio che l'Italia avra' sulla gestione dei flussi migratori".

Eppure l'irruzione di Salvini nel governo Draghi, il quale ha annunciato un "sì senza condizioni" al nuovo esecutivo scompigliando il panorama politico e mettendo in difficoltà il Partito Democratico e il MoVimento 5 Stelle, ha visto il Capitano limitarsi a toccare marginalmente il tema del contrasto all'immigrazione clandestina: "Non è di destra o sinistra. Chiediamo che si seguano le regole europee, le stesse che segue la Germania...". E quando gli hanno fatto notare che ora dovrà stare al governo con chi ha modificato i decreti sicurezza e riaperto i porti che lui aveva chiuso ha risposto rimpallando la domanda: "Per me non è facile - ha ammesso - potrei essere in maggioranza con qualcuno che mi ha mandato a processo. Ma questo è sufficiente per dire no? Rispondo no". D'altro canto il programma di "coesione sociale" che Draghi sottoporrà oggi ai partiti durante il secondo giro di consultazioni per ora, stando ai retroscena e alle anticipazioni pubblicate sui giornali, non ha toccato la tematica. 

In più per Salvini c'è da considerare il fattore Meloni: Fratelli d'Italia ha cominciato a guadagnare voti nei sondaggi a partire dalla crisi del Papeete e si sta pericolosamente avvicinando alla leadership del Carroccio sancita dalle ultime elezioni europee (ma non da quelle politiche). Il suo no al governo Draghi, spiega oggi un retroscena di Repubblica, è allo stesso tempo una scommessa e una chance: "Perché il governo può fare bene e può anche andare male. E il fatto che almeno un partito di centrodestra sia fuori è una garanzia per tutti gli alleati, in vista del voto: poi, degli elettori che non si riconoscono in questa esperienza che ne facciamo? Li trasformiamo in extraparlamentari?". In gioco c'è tantissimo: se Fdi dovesse conquistare quei 4-5 punti che la porterebbero attorno al 20 e se la Lega di converso li perdesse si consumerebbe il sorpasso, anche nella candidatura a premier del centrodestra.

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Come la pensa Draghi sui migranti

Nel frattempo ieri era circolata la notizia di   una bozza di 18 pagine che la delegazione Dem voleva portare alle consultazioni con Draghi. Il documento recava in cima il titolo "responsabilità, visione, inclusione: il contributo del Partito democratico per un governo autorevole, europeista, riformista". Si ricordava quanto fatto dal governo Conte prima della rottura di Iv e si citavano alcune priorità del Pd, a partire dalla collocazione europea. Tra i temi compaiono il lavoro e le pensioni, il Recovery plan a partire dalla bozza migliorata e inviata al Parlamento, una riforma fiscale progressiva, l'immigrazione con la necessità di approvare la legge sulla cittadinanza con lo ius culturae, la legge Zan sull'omofobia e l'empowerment femminile, il Green, le politiche industriali, la sanità, il sud, le riforme istituzionali. Ma la direzione ha fatto sapere che si trattava di bozze di lavoro non approvate in via definitiva. 

In questo scenario si inserisce la figura dell'ex presidente della Banca Centrale Europea. E del ministro dell'Interno che sceglierà quando sarà il momento di mettere a punto la lista dei ministri insieme al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, cosa che potrebbe avvenire già mercoledì mentre giovedì potrebbe essere la data scelta per il giuramento. Al momento nei vari totoministri dei giornali non si fanno nomi per il ministero dell'Interno, segno del fatto che Luciana Lamorgese potrebbe conservare il suo posto. E già questo sarebbe un segnale forte nei confronti della Lega e di Fratelli d'Italia. Un altro potrebbe essere il no all'ulteriore ritocco dei decreti sull'immigrazione dopo le modifiche fatte dal Conte Bis a quello varato dal Conte One: reintroduzione della protezione umanitaria, abbassamento a 24 mesi dell'iter per ottenere la cittadinanza, riduzione delle multe alle Ong che soccorrono i migranti in mare. 

Ma come la pensa Draghi sui migranti? Le cronache non registrano molte prese di posizione sul tema, anche se molti ricordano l'intervento al Brussels Economic Forum del giugno 2016 in cui l'allora presidente della Bce toccò (per ridurne la portata) l'argomento dell'immigrazione che combatte il calo demografico: "La popolazione in età da lavoro diminuirà gradualmente nella prossima decade", la crescita dell'occupazione "inizierà a decelerare in un futuro non distante, nonostante decise riforme" e "anche un'immigrazione più elevata del previsto è improbabile che sia in grado di disinnescare il declino della popolazione", disse all'epoca, aggiungendo che "le politiche possono temperare questi effetti attraverso l'integrazione dei migranti", ma bisogna anche "aumentare la produttività".

Ci sono però due indizi che posso aiutarci a fare un pronostico sulla politica del governo Draghi su migranti, sbarchi e in generale l'immigrazione. Il primo è che il premier è un fervente cattolico con buoni uffici ed entrature in Vaticano, e quindi difficilmente si discosterà dalle raccomandazioni di Papa Francesco o sfiderà il Pontificato come ha fatto in qualche occasione Salvini. Il secondo, più interessante, è che Draghi è uno dei pochi in Europa che può vantare un filo diretto con Angela Merkel: con il Whatever it takes salvò l'euro, sì, ma anche la rielezione della Cancelliera. Che gli rese il favore nella battaglia condotta contro la Bundesbank di Weidmann prima e con il ricorso alla Corte Costituzionale tedesca sul Quantitative Easing poi. A partire dal gesto sui siriani, la politica dell'accoglienza della Germania in questi anni è stata di grande apertura (ed è costata al partito di Merkel anche molti voti oltre alla crescita dell'opposizione interna). A settembre Angela cesserà di essere cancelliera della Repubblica Federale di Germania e, di fatto, di essere la leader storica della Ue e dell’Eurozona dei 15 anni passati. È difficile che Draghi si discosti da quel solco. Specie se vuole prenderne il posto. 

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