Venerdì, 26 Febbraio 2021

Il governo Draghi e l'idea di Salvini ministro

Il leader della Lega potrebbe entrare a far parte dell'esecutivo insieme ad altri leader di partito per fornire un salvacondotto di sicurezza all'ex banchiere. Ma questo potrebbe creare problemi e rotture con il MoVimento 5 Stelle e il Partito Democratico

Il governo Draghi ha un nodo da sciogliere: la sua maggioranza. Il presidente del Consiglio incaricato "con riserva", che oggi continuerà le sue consultazioni in diretta con le forze politiche ascoltando proprio la Lega e il MoVimento 5 Stelle, auspica una "grande maggioranza" per il suo esecutivo ma, come abbiamo spiegato, probabilmente si troverà costretto a rinunciare a uno dei due partiti. Anche perché dovrà soddisfare l'altro. E mentre c'è un piano per portare Giuseppe Conte nell'esecutivo che sta per nascere, anche Salvini aspira a diventare ministro del governo Draghi.  

Il governo Draghi e l'idea di Salvini ministro 

Con la Lega però ci sono due problemi: un'entrata del Carroccio nella maggioranza che sostiene il nuovo premier provocherebbe sconquassi anche all'interno del Partito Democratico, che ha annunciato il suo appoggio, oltre che in Liberi e Uguali. E poi c'è un problema di programma perché, per esempio, uno dei cavalli di battaglia del Capitano - Quota 100 - è vista male proprio da Draghi, il quale ha sempre detto che il problema del sistema del welfare italiano riguarda poco, se non nulla, l'età pensionabile. Ma in un retroscena firmato da Amedeo La Mattina e Attilio Lombardo sulla Stampa si parla proprio di questo:

Ma c’è anche un altro movente a determinare le scelte di Salvini: potrebbe essere lui in persona a entrare come ministro per la quota leghista, e non Giorgetti come sembra scontato ai più.

Questo va visto nell'ottica di un sondaggio informale fatto dallo stesso Draghi nei confronti dei leader dei partiti intenzionati a sostenerlo: entrare nel governo per fare parte della squadra. Questo sarebbe per il premier incaricato, spiega il quotidiano, il miglior modo per blindarsi. L'idea di un Salvini ministro nel governo Draghi però porterebbe a un effetto domino potenzialmente molto pericoloso, visto che metterebbe in pericolo l'intera operazione: Pd e M5s non potrebbero non considerare l'ipotesi di sfilarsi. Anche se magari il tutto potrebbe fare parte di una strategia per farsi dire di no e poter scegliere così i propri ministri. Perché intanto c'è anche un altro scenario che si profila: secondo alcuni l'idea di fare un governo nello stile di Ciampi, ovvero con molti politici e pochi tecnici, potrebbe finire per ribaltarsi: ovvero scegliere un maggior numero di tecnici e pochi politici.  ''Draghi ce la farà a fare il suo governo...", dice intanto all'Adnkronos il deputato di 'Noi con l'Italia', Vittorio Sgarbi, che pronostica il sostegno di Salvini al premier incaricato. ''Sono assolutamente convinto -dice il critico d'arte- che alla fine anche Salvini appoggerà Draghi", perchè l'ex presidente della Bce "va nella direzione delle sue stesse posizioni".

La telefonata tra Grillo e Draghi e il piano per portare Conte nel nuovo governo insieme al M5s

Due ministri per ogni partito

Ma intanto per ora c'è anche uno schema che prevede due ministri per ogni partito che appoggia il governo, indipendentemente dal suo peso elettorale. Una decisione che favorirebbe i "piccoli" (come Italia Viva). Se dalla Lega arriverà l'appoggio a Draghi - le cui percentuali crescono di ora in ora - , Salvini si spinge dove mai era arrivato: "Noi non facciamo le cose a metà, se ci siamo ci siamo", di conseguenza si punta a un esecutivo politico, di cui Draghi si dovrà fare carico, decidendo quali partiti imbarcare e soprattutto in che forma. Spuntano i ministri della Lega, con Giorgetti tra i nomi più gettonati. Poi, negli stessi minuti in cui Giorgia Meloni, conclude le consultazioni con Draghi, mettendo nero su bianco il no di Fdi al governo, Salvini sembra far cadere pure il veto a una sua possibile coabitazione al governo con gli ex alleati del M5S: "Chi sono io per dire tu no. Noi con Draghi non diremo non voglio tizio". La strategia di ingaggio, a questo punto, sembra quella di giocarsela fino in fondo: "Noi ci siamo, pronti a metterci la faccia". Domani alle 11 il leader leghista salirà al primo piano di Montecitorio e lo dirà a Mario Draghi. 

Crollano, nel frattempo, le quotazioni di una Lega che si astiene: "Non vedo ipotesi strampalate, governi tecnici o appoggi esterni". "Se parteciperemo lo faremo da primo partito italiano", scrive il leader della Lega su Twitter, ribadendo la scelta di mettersi in prima fila. "Con il professor Draghi - annuncia - parleremo domani della nostra idea di Italia, non possiamo dire 'sì' o 'no' a prescindere, in un momento in cui l'interesse del Paese deve venire prima di quello dei partiti". "Di certo diremo di no all'aumento delle tasse e Imu, no alla patrimoniale evocata da Grillo, no all'azzeramento di quota 100. Gli italiani chiedono coraggio e serietà". Nell'ex partito del Nord si preferisce il silenzio, in attesa di sciogliere il nodo. 

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