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Martedì, 16 Aprile 2024
L'analisi

Dal minuto di silenzio alla censura ai rapper, sui femminicidi il governo è in confusione

Sul femminicidio di Giulia Cecchettin i partiti della maggioranza si dividono tra annunci, proposte stravaganti e iniziative di dubbia efficacia

In queste ore partiti che sostengono il governo Meloni cercano soluzioni e risposte da offrire a un'opinione pubblica sconvolta dall'ultima violenza su una donna, dall'ultima vittima di quel patriarcato di cui molti di loro faticano persino ad ammettere l'esistenza. Sul femminicidio di Giulia Cecchettin, insomma, le variegate anime che compongono l'esecutivo viaggiano in ordine sparso. Da un lato c’è chi, come il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, utilizza il delitto come ennesimo pretesto per inondare i social di post su chiavi buttate, carceri a vita e castrazioni chimiche, dall'altro c'è qualcuno che, all’interno della stessa maggioranza, insegue meno gli istinti e prova a offire letture più razionali.

Calderone (Fi): "No a norme inutili per sedare la rabbia"

"Giulia è stata uccisa. I post di sdegno, rabbia, incredulità, dolore puro, sono comprensibili e giustificabili, ma l'argomento è delicato e va affrontato con cautela e serietà" scrive Tommaso Calderone, capogruppo di Forza Italia in commissione Giustizia a Montecitorio; non uno qualsiasi, insomma. "L'inasprimento delle pene - continua - quali risultati ha portato? 105 donne assassinate. Il nostro ordinamento prevede per l'omicidio aggravato la pena massima, l'ergastolo. Non si può andare oltre. La pancia ci fa invocare la pena di morte, ma la testa, la ragione, il sentimento religioso e la Costituzione ci dicono che non è attuabile".

Il deputato forzista sembra riferirsi proprio alle esternazioni del vicepremier, ma anche all’ultimo pacchetto sicurezza varato dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che molti hanno criticato proprio perché oltre a inasprire le pene per alcune categorie di reati, poco fa per prevenirli. All'omicidio di una donna - spiega ancora Calderone - quasi sempre o, comunque spesso, segue il suicidio dell'assassino. Ergo, se un uomo arriva a sopprimere la sua stessa vita si può mai preoccupare di una pena terrena? Credo di no. Dunque, scrivere o varare inutili norme solo per sedare la (giusta) rabbia della gente comune non ha senso. È utile invece educare, istruire, insegnare alle generazioni il rispetto assoluto della donna, della moglie, della compagna. È utile ribaltare i pregiudizi, normare la prevenzione, nelle famiglie, nelle scuole, nelle università, nelle comunità laiche e religiose, ovunque".

Roccella: "Le madri devono educare i maschi"

C’è poi la ministra per la Famiglia e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, che pur non condividendo la tesi che il deterrente passi per un inasprimento delle pene, sembra avere idee un po’ singolari per quanto concerne la prevenzione. "Fin dalla più tenera età - ha dichiarato la ministra - è fondamentale che le madri educhino i figli maschi ad avere rispetto delle donne e della loro libertà, fuori dagli stereotipi di genere". Insomma, per la paladina della famiglia tradizionale, la figura paterna, quando si parla di trasmettere certi valori ai figli maschi, passa in secondo piano e la responsabilità deve ricadere interamente sulle madri.

Roccella non nasconde di essere ancora fredda sull’educazione sentimentale e sull’educazione sessuale nelle scuole, che la destra vede come fumo negli occhi e come un tentativo di condizionare i più piccoli con la famigerata "teoria del gender". "Bisogna verificare quali sono le azioni davvero efficaci", ha detto la ministra - ad esempio la Svezia ha un tasso di violenza contro le donne e un numero di femminicidi più alto rispetto all’Italia eppure ha l’educazione sessuale nelle scuole".

Un minuto di silenzio e dodici ore di "educazione alle relazioni"

Così, per intervenire sulla didattica senza smentire cose dette appena poche settimane fa e soprattutto senza provocare fratture nell’ala più oltranzista del governo che non vuole assolutamente che la sessualità entri nelle scuole, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, corre ai ripari con l’idea, ancora allo stato sperimentale, di portare negli istituti superiori un’ora a settimana di "educazione alle relazioni". L’iniziativa sarà presentata da lui e dalla stessa Roccella il 22 novembre e prevederà "l'intervento di influencer, cantanti e attori per ridurre le distanze con i giovani e coinvolgerli a pieno in un percorso di educazione sentimentale". Secondo la bozza, gli studenti, guidati da un docente in qualità di moderatore, prenderanno parte a discussioni di gruppo, esponendosi in prima persona sul tema. Il progetto prevede anche di introdurre il supporto occasionale di psicologi, avvocati, assistenti sociali, e organizzazioni contro la violenza di genere.

È invece previsto per domani, martedì 21 novembre, un minuto di silenzio "In memoria di Giulia e di tutte le donne vittime di violenza". L’iniziativa, già criticata dalla sorella della vittima, è stata additata da molti anche per la scelta delle parole utilizzate nella circolare inviata dal ministro a tutti i presidi del Paese, in cui si parla di "un’altra donna vittima della cultura del dominio e della sopraffazione maschile", a ribadire che la parola "patriarcato", per la destra, è difficile da pronunciare al pari di "antifascismo".

Rampelli: "Boicottare i brani dei rapper"

E c’è chi pensa che per fermare la violenza contro le donne occorra censurare i brani dei rapper. A sostenerlo, condividendo una richiesta presentata dal Codacons, è il vicepresidente della Camera ed esponente di punta di Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli: "È importante - spiega - riconoscere il ruolo della musica nella formazione giovanile. Molti testi di quel genere sono di una violenza sessista ben lontana dalla creatività artistica, spesso conditi da messaggi pro droga e contro le forze dell’ordine. La donna - aggiunge - risulta un oggetto da consumare, una sorta di merce sessuale trasferita in note, volgarizzata e usata come strumento di appagamento personale. Non è certo questa l'unica iniziativa da prendere, ma non c'è dubbio che esista una frustrazione giovanile diffusa, incoraggiata da tanti fattori, che diventa troppe volte violenza bestiale e genera rapporti malati".

A che punto sono le indagini

Mentre la politica cerca risposte più o meno efficaci, dividendosi tra idee e propaganda, continua il lavori degli inquirenti che stanno cercando di ricostruire le ultime ore che hanno portato al femminicidio di Giulia Cecchettin da parte dell’ex fidanzato Filippo Turetta, che dopo l’arresto in Germania ha accettato l’estradizione e nel giro di una decina di giorni sarà riportato in Italia dove partirà, in tempi rapidi, il processo a suo carico. Il ventiduenne si trova nel carcere di Halle, in Germania, e su di lui pende un’accusa di sequestro di persona e omicidio volontario aggravato dal vincolo affettivo. La Procura di Venezia - si legge in una nota - "all'esito delle consulenze tecniche e degli ulteriori approfondimenti" potrà chiarire meglio lo sviluppo dei fatti e quindi procedere a un più preciso inquadramento giuridico". Nel frattempo sarebbero già pronti gli atti di rogatoria necessari per eseguire l’autopsia sul corpo della ragazza e accertare con certezza quando è avvenuto il decesso.

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