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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Politica

Governo, sarà Gentiloni bis? La risposta del premier da Fazio

"Unʼincognita soprattutto per la Ue": così il presidente del Consiglio ha commentato lʼipotesi di un governo Movimento 5 Stelle-Lega

"Dire no a Mattarella è dire no all'Italia". Così il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ospite di Fabio Fazio a "Che tempo che fa". "Se il presidente della Repubblica fa una richiesta non prenderla in considerazione è difficile", aggiunge, schierandosi contro i "no a prescindere". "Sono perplesso dagli altolà preventivi al capo dello Stato - spiega - Se constatasse che non ci sono maggioranze e facesse una proposta, le forze politiche dovrebbero fermarsi e riflettere". Quanto a una eventuale sua permanenza a Palazzo Chigi, il premier spiega: "Preferirei di no, ma il presidente della Repubblica mi troverà sempre pronto a rispondere".

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Gentiloni ha poi commentato l'ipotesi di un governo Lega-M5s. "In campagna elettorale da una parte si è sentita la fiera delle velleità. Se poi pensiamo ai toni, ancora fatico a capire come la Lega e i Cinque stelle, che non sono parenti stretti, riescano a fare davvero un governo insieme. E comunque certamente è un'operazione legittima ma a livello europeo sarebbe considerata un'incognita abbastanza singolare per un grande Paese come l'Italia".  Detto ciò Gentiloni ha però preso le distanze dalle scelte fatte da Matteo Renzi. Secondo il presidente del Consiglio, il Pd ha infatti sbagliato a dire "tocca a loro" e ad opporre un "gran rifiuto" al dialogo con M5s. Un'intesa di governo non era "realistica", ma andare al tavolo "avrebbe messo a nudo le contraddizioni" dei Cinque stelle.

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E difatti, nella partita interna al Pd, Gentiloni si schiera con Maurizio Martina: "Dobbiamo dargli un po' di tempo e una mano al suo impegno per l'unità". "Abbiamo preso due sberle, al referendum e alle politiche, ed è allarmante che non ci siamo chiesti il perché", ha attaccato Gentiloni. "Quando la sconfitta è così bruciante non è colpa solo di Matteo Renzi ma coinvolge tutti i dirigenti a iniziare da me". E' il momento di fare mea culpa per "cambiare" senza addossare la colpa agli elettori, ha aggiunto. E, a differenza di quanto sostengono i renziani, sembra sposare la proposta di Beppe Sala e Carlo Calenda di una gestione collegiale del Nazareno per ripartire, senza andare allo scontro sul segretario in assemblea o affrettare il congresso. Se nascerà un governo M5s-Lega, ha detto, "bisogna costruire una coalizione ampia di centrosinistra, dai moderati alla sinistra combattiva".

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