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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
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Il governo secondo Enrico: ecco il patto "anti Grillo" per il 2014

In attesa della fiducia in Parlamento dell'11 dicembre, il premier Letta stila il programma per l'anno prossimo e "chiede una mano" al futuro segretario del Pd e a Forza Italia. Ecco le riforme da attuare "nell'anno della svolta"

ROMA - Le riforme tanto sbandierate dai partiti stavolta si faranno davvero? Ne sembra convinto il premier Enrico Letta, che vuole dare il via alla "fase due" del suo governo chiedendo la fiducia parlamentare mercoledì 11 dicembre. Il concetto cardine è che il prossimo anno dovrà essere di "svolta". Per l'Europa, che altrimenti "rischia", e per l'Italia, che dovrebbe imparare da Papa Francesco "sia per la velocità del cambiamento, sia per la sostanza del cambiamento".

E allora ecco pronto il piano per un patto di coalizione sul programma 'aggiornato' per il 2014: riformare la Costituzione, riformare la legge elettorale, riformare la spesa pubblica, imporre una svolta in Europa. E poi riscrivere il modello Italia e le politiche di Bruxelles per l'interesse del Paese e per togliere argomenti a chi punta allo sfascio, ovvero Beppe Grillo.

TUTTI RESPONSABILI - Per questo il premier chiama alla corresponsabilità da un lato il futuro segretario del Pd, "chiunque esso sia"; dall'altro Forza Italia, almeno per quel che riguarda le modifiche alla Carta. Sull'agenda interna, la volontà di Letta è ormai chiara: accelerare sulle riforme istituzionali. E allora "via il bicameralismo perfetto, riduzione dei parlamentari, riforma del Titolo V". Punti irrinunciabili, per il premier, per due motivi: "Perché sono le cose che servono al Paese - spiegano i suoi collaboratori - e perché fare queste cose è l'unico modo per togliere argomenti a Grillo". Al quale Letta riserva parole durissime: "Vuole solo affondare il Paese, lui sì che sarebbe contento se non facessimo le riforme".

APPELLO PER LA FASE DUE DEL GOVERNO - A Renzi e a Forza Italia conviene invece farle, "perché se vogliono salvaguardare il bipolarismo, se vogliono candidarsi a guidare un Paese in condizioni migliori, se vogliono tornare a misurarsi con la prospettiva di poter poi davvero governare, non c'è altra strada". Da qui l'avvertimento a Renzi: "Chiunque sarà il segretario del Pd sono convinto che lavoreremo bene insieme. Non è una frase retorica: ne sono intimamente convinto, perchè c'è un interesse del Paese che viene ben prima dei singoli interessi personali. Non è più tempo per queste cose, per guardare al proprio profilo", dice Letta. Ovvero, se hai la tentazione di far cadere il governo, ne pagheresti il prezzo. E da qui anche l'appello a Fi: "Distingua tra la scelta di non appoggiare il governo e la scelta invece di continuare un percorso di riforme". Perché se non si fanno "affondiamo tutti, affonda l'intero Paese" e "può essere solo contento chi vuole che il Paese affondi", ovvero Grillo. Ma la convinzione dei lettiani è che alla fine la "convergenza" di interessi porterà ai risultati auspicati. Tanto che c'è chi pensa che già nel discorso dell'11 dicembre Letta possa entrare più nel merito su riforme e legge elettorale: "Alfano e Quagliariello hanno bisogno anche loro di portare a casa risultati concreti per recuperare su Fi, e magari potrebbero dare l'ok al Mattarellum o al doppio turno...".

ENRICO E MATTEO - Quanto a Renzi, dai lettiani arriva la conferma di un 'patto alla tedesca' su un programma di coalizione dettagliato da stendere dopo la fiducia, come ipotizzato dallo stesso sindaco di Firenze: "Non c'è problema, anche perché a quel punto sarà chiaro che il governo non cade, e Renzi dovrà iniziare a giocarsi la sua vera prima partita, le Europee. E visto che il campo antieuropeista è già ben presidiato da Grillo e Berlusconi, non potrà che convergere sulle posizioni europeista di Letta: il successo dal governo sarà la sua unica possibilità di non bruciarsi già al primo appuntamento elettorale".

L'EUROPA - E su come intenda giocarsi la partita in Europa, Letta è stato chiarissimo, nella secca replica alle critiche di Olli Rehn: il debito pubblico italiano calerà per effetto di privatizzazioni e spending review, ma il commissario europeo "non può permettersi di usare un termine come 'scetticismo', che appartiene al dibattito politico. Deve esere garante dei Trattati, e nei Trattati la parola scetticismo non c'è". Serve dunque una "svolta" anche in Europa, altrimenti "è profondamente a rischio" l'intera costruzione comunitaria. Tanto più che proprio i toni usati da Rehn rischiano di "far vincere il populismo".

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