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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
La scelta

La scelta che Meloni non potrà sbagliare (e c'è un problema di numeri sul totoministri)

Sul nome del ministro del Tesoro la premier in pectore non può permettersi errori. Serve un tecnico competente ma non estraneo al centrodestra. E sulla ridda di indiscrezioni c'è un dettaglio numerico di cui tenere conto per non mettere a rischio la maggioranza

La "caccia al Tesoro" è solo all'inizio: è quella sul dicastero delle Finanze la scelta più difficile che Giorgia Meloni si troverà a fare nelle prossime settimane. I nodi da sciogliere non mancano. Sono cinque i ministeri chiave, mentre per gli altri non ci saranno ostacoli di sorta: Economia, Interni, Esteri, Difesa, Giustizia. Meloni non vuole affidarli soltanto a figure tecniche, ma non ha schemi rigidi, pensa a un mix di politici e tecnici.

La premier in pectore vuole convincere ad accettare l'incarico di ministro del'Economia Fabio Panetta, oggi nel board della Bce, ex direttore generale di Bankitalia. Sarebbe però  in corsa anche Domenico Siniscalco, che ha già ricoperto la carica nel secondo e terzo governo Berlusconi e che è stato anche direttore generale del Tesoro: oggi è a capo della filiale italiana di Morgan Stanley. Il Mef potrebbe inoltre essere diviso, spacchettato tra Tesoro e Finanze (sembra che l'ipotesi non piaccia a Giorgia Meloni e i tempi stretti per la legge di bilancio sconsigliano mosse del genere, che allungano i tempi per dotare le strutture dei vari regolamenti) e in questo caso un candidato sarebbe Maurizio Leo, responsabile economico di FdI. Ma si ipotizza anche una conferma di Daniele Franco come segnare di rassicurazione all'estero sui conti e sulla gestione del Pnrr. Vista la difficoltà di convincere Panetta, che vorrebbe tutelare la sua corsa a governatore di Bankitalia, crescono le quotazioni di Siniscalco. Insomma, una ridda di voci a dimostrazione che il quadro è più incerto che mai. E sul nuovo inquilino o inquilina di via XX Settembre peserà tanto anche il parere di Sergio Mattarella.

Nuovo governo: sul nome del ministro del Tesoro Meloni non può sbagliare

A monopolizzare buona parte del pomeriggio ieri è stato il dossier caro energia, soprattutto dopo la decisione del governo tedesco di lanciare un pacchetto di aiuti da 200 miliardi per contrastare l'aumento del prezzo del gas. Non solo per dare sostegno a famiglie e imprese, ma anche per evitare il fallimento delle aziende energetiche colpite dalle oscillazioni dei prezzi del gas sul mercato dei derivati. Una decisione che suscita la dura reazione del presidente del Consiglio ma anche una netta presa di posizione della leader di Fdi. "Di fronte alla sfida epocale della crisi energetica - dice - serve una risposta immediata a livello europeo" perché "nessuno Stato membro può offrire soluzioni efficaci e a lungo termine da solo in assenza di una strategia comune, neppure quelli che appaiono meno vulnerabili sul piano finanziario". La storica paura della cancelleria tedesca di vedersi azzerare l'energia dalla Russia sta avendo la meglio e spinge Berlino, che non ha facile accesso a fonti di approvvigionamento alternative come l'Italia, a spendere tutto quel che è necessario per affrontare l'emergenza. La Commissione europea continua ad essere fortemente reticente rispetto all'ipotesi di fissare un tetto al prezzo del gas generalizzato per tutte le forniture, e non solo per quelle provenienti dalla Russia. E rischia, su questo, di entrare in rotta di collisione con la maggioranza degli Stati membri, almeno 15 finora, comprese Italia, Francia, Spagna e Polonia, durante la discussione al Consiglio Ue straordinario dei ministri dell'Energia che si terrà a Bruxelles.

In questo frangente storico, tra prezzi dell'energia alle stelle e incertezze sul futuro, sul nome del ministro del Tesoro Meloni non può sbagliare. Per uscire senza disastri dall'inverno "del ricatto putiniano" serviranno all'Italia fra i quindici e i venti miliardi, secondo alcune stime grossolane. Meloni vuole una squadra di ministri più "politica" possibile, per soddisfare le tante richieste e le tante aspettative interne al partito e alla coalizione. Il confronto con Tajani e Salvini sarà continuo perché qualsiasi accordo sembra lontanissimo. Ma la prima tessera del puzzle, da cui derivano tutte le altre, non può che essere il nuovo ministro del Tesoro.  Deve essere autorevole, competente, soprattutto inattaccabile. Deve essere disponibile ad accettare l'incarico e deve essere in grado di sostenere il profilo politico del nuovo governo. Non c'è ancora un nome certo, ne girano diversi, ma la scelta non è facile. Il ministro dell'Economia che dovrà lavorare con Giorgia Meloni premier deve avere un profilo che possa imporsi, dentro la coalizione di maggioranza e fuori, nel contesto internazionale.

Chi sarà il nuovo ministro dell'Economia

Una fonte autorevole, non politica, dice all'Adnkronos. "Vanno evitati due errori opposti: rinunciare alla competenza che serve oppure, al contrario, mettere nella squadra di governo un corpo estraneo, facilmente assorbibile nelle dinamiche del conflitto potenziale all'interno di una maggioranza di governo. Potrebbe diventare un bersaglio". C'è un precedente che viene considerato un modello da non seguire. Quando il governo giallo-verde prima investe su una scelta di rottura, Paolo Savona, che viene respinta dal Quirinale per evidente incompatibilità nei rapporti con l'Europa, e poi ripiega su un accademico puro ed estraneo alle logiche politiche come, Giovanni Tria, che finisce nella morsa dello scontro frontale fra Conte e Salvini. "Serve una persona autorevole che sappia tranquillizzare i mercati interni e internazionali perché il ministro dell'Economia è il primo ruolo che sarà giudicato non soltanto in Italia ma anche all'estero dove qualcuno potrebbe divertirsi a fare speculazioni", dice Guido Crosetto, fondatore di FdI e consigliere fidato della Meloni: "Se iniziano turbolenze a causa di un nome scelto male, il governo farà poca strada. Di questo Meloni è consapevole da tempo". 

Serve anche compatibilità politica con le caratteristiche della maggioranza di destra uscita dalle urne: in sintesi, serve un uomo con una formazione e una posizione affine, perché il ministro dell'Economia lavorerà in un governo fortemente caratterizzato, il governo più di destra della storia repubblicana. Ed è qui che si torna a Domenico Siniscalco, che ha già avuto un'esperienza da ministro dell'Economia, con due governi Berlusconi. Allora però finì male, con le dimissioni di Siniscalco per divergenze sulla politica economica. Non il migliore dei viatici.

Il dettaglio di cui tenere conto

Mentre il totoministri impazza (l'ultima voce, riportata oggi da qualche quotidiano, lancia Matteo Bassetti al ministero della Salute per il dopo-Speranza, mentre sembra essere salda l'impostazione di un esecutivo con due vicepremier, Salvini e un nome azzurro, non per forza Tajani), c'è un dettaglio di cui tener conto, e forse non ancora evidenziato a dovere: la maggioranza di centrodestra in Senato ha poco più di dieci voti di scarto. Sconsigliabile a questo punto far diventare ministri troppi senatori, perché i ministri spesso non sono presenti in parlamento e nei lavori in commissione (e nelle votazioni), e rischiare di indebolire la maggioranza già a inizio legislatura è sconsigliabile. E invece in questi primi giorni di totoministri circolano molti nomi proprio di senatori: Ronzulli, Bongiorno, Bernini, Pera, Fazzolari, Terzi, Urso, Salvini, Centinaio, Stefani. Se una decina di senatori diventa ministro, la maggioranza perde spessore di colpo. Tra i nomi suddetti, non più di tre o quattro saranno ministri, lo suggerisce il buonsenso. Almeno questa, sì che è un certezza.

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