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Sabato, 26 Novembre 2022
Le prossime tappe

Governo Meloni: quando entrerà in carica e quali saranno le prime misure

Salvo eventuali inciampi le Camere potrebbero votare la fiducia tra il 25 e il 26 ottobre. Poi l'esecutivo dovrà prendere in mano il dossier sul caro energia e quindi, entro fine anno, trovare una quadra su pensioni, reddito di cittadinanza e taglio del cuneo fiscale

Le consultazioni al Quirinale del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per il varo del nuovo Governo inizieranno giovedì mattina alle 10, con l'udienza del presidente del Senato, Ignazio La Russa e si concluderanno con la delegazione del centrodestra, che verrà ricevuta venerdì alle 10.30. Ciò significa che entro una settimana potremmo avere un esecutivo in carica e nel pieno delle sue funzioni. Ammesso però che il centrodestra riesca a trovare la quadra sui nuovi ministri. E al netto, ovviamente, di eventuali strappi all'interno della coalizione.

Ma andiamo con ordine. La prassi prevede che una volta eletti i presidenti di Camera e Senato e formati i gruppi parlamentari, con relativa elezione dei rispettivi presidenti, il capo dello Stato può convocare le consultazioni per l'indicazione del nuovo presidente del Consiglio e la formazione del Governo. Le coalizioni possono salire al Colle in un'unica delegazione o divise per partito. In questo caso, il centrodestra dovrebbe presentarsi insieme e, considerato l'esito piuttosto netto del voto, le consultazioni potrebbero durare un giorno, uno e mezzo al massimo.

Calendario consultazioni-2

Verso il governo Meloni: quando potrebbe entrare in carica

Già tra venerdì e sabato dunque il capo dello Stato potrebbe affidare l'incarico di formare il nuovo governo al presidente del consiglio designato che, da prassi, dovrebbe accettare con riserva. Una volta svolte le consultazioni interne alla coalizione e stilata la lista dei ministri il premier incaricato salirà di nuovo al Colle per sciogliere la riserva. In caso di accettazione dell'incarico, si procede con la nomina e dopo il colloquio col presidente della Repubblica, il premier ufficializza la lista dei ministri. Per quanto riguarda la squadra di governo l'articolo 92 della Costituzione recita: "Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri". Esercitando un diritto previsto dalla Carta, il Capo dello Stato può anche decidere di rifiutare la nomina di un ministro. È successo all'inizio della scorsa legislatura quando Mattarella disse "no" al nome di Paolo Savona al ministero dell'Economia, ma è accaduto anche altre volte nella nostra storia Repubblicana.  

Se non ci saranno inciampi nella designazione dei ministri, il giuramento del nuovo governo potrebbe avvenire anche nel giorno dello scioglimento della riserva o in quelle successivo. Le date probabili sono quelle di sabato 22 o domenica 23 ottobre, al massimo lunedì o martedì. Dopo la cerimonia al Quirinale, il premier si reca a Palazzo Chigi, sede del Governo. Al primo piano, nel salone delle Galere, il presidente del consiglio uscente consegna al nuovo la campanella, il cui trillo dà inizio alla riunione del Consiglio dei ministri durante la quale si nomina il Sottosegretario alla Presidenza del consiglio e Segretario del consiglio e si assegnano le deleghe ai ministri senza portafoglio.

A questo punto il governo è ufficialmente in carica. Tutti questi passaggi potrebbero chiudersi domenica 23 ottobre o comunque nella prima parte della prossima settimana. C'è però un ulteriore step da superare affinché l'esecutivo entri nel pieno delle sue funzioni. Il nuovo presidente del consiglio deve infatti presentarsi alle Camere per pronunciare il discorso programmatico e chiedere la fiducia. Le date probabili sono quelle del 25-26 ottobre, al più tardi si arriverà a venerdì 28. 

Il toto-ministri: chi ci sarà nella squadra di governo

Certo, all'interno della maggioranza c'è ancora da trovare una quadra su alcuni ministeri. Lo scoglio più grande è quello della Giustizia, che Berlusconi considera ormai un dicastero assegnato all'ex presidente del Senato Casellati (Fi), mentre il candidato ideale secondo Fratelli d'Italia resta l'ex magistrato Carlo Nordio. Anche il nome di Antonio Tajani, fino a ieri dato per certo agli Esteri, appare un po' meno forte dopo l'ultima uscita di Berlusconi su Putin. Per il resto la lista dei ministri dovrebbe essere quella anticipata dai giornali nei giorni scorsi. E vale a dire: Adolfo Urso ministro della Difesa, Guido Crosetto allo Sviluppo economico, Marina Elvira Calderone al Lavoro, Gilberto Pichetto Fratin alla Transizione ecologica. 

E ancora: Giancarlo Giorgetti all'Economia, l'ex Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci ministro per il Mezzogiorno, l'ex presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati alle Riforma istituzionali, Roberto Calderoli agli Affari Regionali, Alessandro Cattaneo alle Pubbliche amministrazioni e Anna Maria Bernini all'Università. Matteo Salvini dovrebbe essere nominato ministro alle Infrastrutture e vicepremier, carica quest'ultima che ricoprirà con Tajani di Fi. Nulla però è ancora deciso. Come ha lasciato intendere il leghista Centinaio, la discussione tra gli alleati di centrodestra è ancora in corso: "Conoscendo Matteo Salvini, sono dell'idea che in questi giorni ci sarà una trattativa serrata per arrivare a presentare al presidente della Repubblica la miglior squadra possibile. Sono ottimista che si arrivi alla formazione del governo entro domenica".

I dossier sul tavolo

Una volta nel pieno delle sue funzioni, il governo si metterà al lavoro sui dossier più caldi. Primo fra tutti il caro bollette. Il piano è quello di prorogare fino alle fine del 2022 i sostegni anti-crisi introdotti negli ultimi mesi dal governo Draghi. Sarà quindi necessario trovare le risorse per un quarto decreto Aiuti, per garantire fino a fine anno i tax credit alle imprese che hanno registrato aumenti almeno del 30% rispetto al 2019 (il bonus è stato innalzato al 30% per le non energivore, 40% per le altre). Nel decreto ci sarà spazio anche per la proroga fino a fine dicembre o direttamente fine gennaio dello sconto di 30 centesimi sulle accise che gravano su benzina e diesel. La misura costa un miliardo al mese e proprio oggi è stata prorogata fino a metà novembre. 

Non solo. Tra le ipotesi allo studio, lo raccontavamo ieri, ci sarebbe anche una moratoria per le bollette non pagate: uno scudo di sei mesi per evitare il distacco di luce e gas. Ma siamo nel campo delle ipotesi. A fine anno ci sarà anche da rinnovare il taglio degli oneri di sistema e il taglio al 5% dell'Iva sul gas che hanno reso meno impattante l'aumento del costo dell'energia.

Il nodo pensioni

Un altro fronte caldo è quello previdenziale. Quota 102 scade a fine anno e l'intenzione della nuova maggioranza è quella di varare una riforma che permetta di andare in pensione in anticipo rispetto ai 67 anni previsti dalla Fornero. Con diversi paletti. Una delle strade allo studio è "quota 41", proposta su cui insiste soprattutto la Lega di Matteo Salvini, ma con una novità rispetto alle ipotesi di riforma circolate negli ultimi mesi: l'introduzione di una soglia d'età che potrebbe essere di 60 o 61 anni. Un'alternativa di cui si è parlato è la così detta "opzione uomo", con la possibilità di andare in pensione a 58 anni (aspettando comunque un anno di finestra mobile) in base al solo sistema contributivo e con una decurtazione dell'assegno.

Il taglio del cuneo fiscale

Infine il cuneo fiscale: 4 miliardi servono solo per confermare nel 2023 il taglio già varato quest'anno dal governo Draghi. Ma il governo Meloni potrebbe fare di più (risorse permettendo). La proposta su cui Fdi ha insistito negli ultimi mesi è quella di un taglio alle tasse che sia per due terzi a favore dei lavoratori e per un terzo a favore delle imprese, "riducendo il cuneo di almeno 5 punti percentuali per redditi da lavoro fino a 35mila euro". In soldoni, i lavoratori che ora hanno reddito medio-basso guadagnerebbero un po' di più e costerebbero anche meno al datore di lavoro.

Altra misura che appare difficilmente rinviabile, almeno a giudicare dall'insistenza con cui è stata caldeggiata dalla Lega, è l'estensione della flat tax al 15% anche alle partite Iva fino a 100mila euro di fatturato (oggi il limite è di 65mila euro). Senza dimenticare la riforma del reddito di cittadinanza: l'idea, come hanno più volte rimarcato gli esponenti di centrodestra, è quella di togliere il sussidio a tutti i percettori che sono in condizione di lavorare. I dossier sul tavolo sono tanti e sono scottanti. La sfida sarà far quadrare i conti e arrivare incolumi alla fine di un inverno che si annuncia lunghissimo.  

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