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Sabato, 26 Novembre 2022
Grandi manovre

Nuovo governo Meloni: perché l'ipotesi di Salvini vicepremier è molto concreta

La poltrona, già sperimentata dal segretario leghista nel 2018, permetterebbe di cogliere due piccioni con una fava. Da una parte Meloni potrebbe tenere per Fratelli d'Italia ministeri ritenuti chiave come Viminale e Difesa, dall'altra la presenza di Tajani in analoga posizione frenerebbe gli slanci del leader del Carroccio. Tutte le voci del "totoministri"

Le ultime parole in pubblico di Giorgia Meloni restano, per ora, quelle pronunciate poco dopo la vittoria elettorale, alle tre di notte, quando il successo del suo partito è parso a tutti cristallino. La seconda giornata da premier in pectore la leader di Fdi l'ha trascorsa tra il gruppo alla Camera e la sede del partito a via della Scrofa. ll silenzio ieri è stato interrotto solo su Twitter per rispondere alle congratulazioni di alcuni leader europei, tra cui Truss e Zelensky.  "Congratulazioni a Giorgia Meloni e al suo partito per la vittoria alle elezioni. Apprezziamo il sostegno costante dell'Italia all'Ucraina nella lotta contro l'aggressione russa. Contiamo su una proficua collaborazione con il nuovo governo italiano", ha scritto il presidente ucraino. "Caro Presidente Zelensky - risponde la leader di FdI, sempre su Twitter -, sai che puoi contare sul nostro leale sostegno alla causa della libertà del popolo ucraino. Sii forte e mantieni salda la tua fede!". La testa è alla composizione della squadra di governo.

La squadra di governo di Meloni

La prima preoccupazione di Giorgia Meloni è il rischio di un autunno caldo da gestire. Per questo l'agenda economica è in cima: di questo - e della manovra da fare sostanzialmente in un mese - Meloni ha parlato con Mario Draghi nella telefonata di rito che il presidente del Consiglio le ha fatto dopo la vittoria elettorale. Ma è anche per questa ragione che la leader di Fratelli d'Italia ha già cominciato a mettere la testa sulla squadra di governo. Vuole fare "presto ma anche bene" perchè sa che quello sarà il primo test ufficiale di affidabilità anche agli occhi dei colleghi stranieri.

Non basteranno figure di spicco al ministero dell'Economia. Il primo scoglio è quello di gestire le richieste degli alleati. Lo stato maggiore di Fdi ha cercato di mandare segnali tranquillizzanti, spiegando che non sarà usato il bilancino. "Se qualcuno pensa di fare il nuovo esecutivo con in mano il manuale Cencelli o piantando bandierine di partito su sedie e seggiole sbaglia di grosso. Il governo Meloni sarà costruito scegliendo le migliori energie italiane", tuona Guido Crosetto, uno dei co-fondatori di Fratelli d'Italia e consigliere fidato della prossima premier. Meloni non vuole farsi bloccare da richieste che non ritiene compatibili con il profilo che vuole dare al suo esecutivo.

Il primo adempimento sarà quello delle nuove presidenze delle Camere, che saranno probabilmente lasciate una a Forza Italia e una alla Lega. E' stato proprio questo uno dei punti toccati nell'incontro avuto nella sede di Fratelli d'Italia con Antonio Tajani. Meloni avrebbe ipotizzato di affidare una delle due all'opposizione, antica tradizione della Prima Repubblica ma poco praticata nella seconda, ma Forza Italia sarebbe contraria e sembra già tramontare. L'offerta potrebbe comunque riguardare la Camera (al Pd). Più probabile che entrambe le cariche restino nell'orbita della maggioranza di destra che ha vinto le elezioni. Punterebbero alla seconda carica dello Stato il cofondatore di FdI Ignazio La Russa, il leghista Roberto Calderoli e la forzista Anna Maria Bernini. La presidenza della Camera potrebbe invece andare al leghista Giancarlo Giorgetti o direttamente a Fabio Rampelli di FdI.

Alla futura premier il coordinatore azzurro Tajani avrebbe già chiesto che nella composizione della squadra di governo al partito di Silvio Berlusconi venga data "pari dignità" rispetto alla Lega viste le percentuali di consenso molto simile ottenute. In quanti ministeri si traduca la richiesta, lo spiega lo stesso Antonio Tajani: "Due o tre? "Io spero anche quattro magari...".

Salvini vicepremier: l'ipotesi prende corpo

Il più difficile da collocare è Matteo Salvini. La necessità di uscire dall'angolo dopo il tonfo elettorale, secondo Fratelli d'Italia, può spingere il leader leghista ad alzare la posta. E l'esito del consiglio federale di via Bellerio lo conferma, visto che si conclude con la richiesta di un "ruolo da protagonista" nel nuovo governo per il segretario. Giorgia Meloni starebbe pensando a una collocazione non in primissima fila, di certo non ha in mente per lui la poltrona di ministro dell'Interno, al massimo l'Agricoltura o i Trasporti. Troppo poco, secondo il Carroccio. Ma il pressing di Salvini diventa ogni giorno più insistente, anche per questo nell'incontro con il coordianatore azzurro sarebbe stata buttata lì l'ipotesi di fare due vice premier, ovvero lo stesso Tajani e Salvini. La poltrona di vicepremier, già sperimentata da Salvini durante il primo governo Conte del 2018, permetterebbe di cogliere due piccioni con una fava. Da una parte toglierebbe d'impiccio Meloni che potrebbe tenere per Fratelli d'Italia ministeri ritenuti chiave come Viminale e Difesa, dall'altra la presenza di Tajani in analoga posizione frenerebbe gli slanci e le rivendicazioni del leader leghista. Vicepremier è un titolo importante, un riconoscimento politico, ma con deleghe leggere o anche nessuna delega sarebbe più difficile per Salvini attaccare il governo. E ciò risolverebbe all'istante anche il problema di Forza Italia, che vuole pari dignità rispetto all'alleato, avendo avuto praticamente gli stessi voti nelle urne.

Il leader della Lega resta convinto che la "colpa" del flop alle urne sia la convivenza forzata con Pd e M5s nel governo di Mario Draghi e si è detto certo che nel nuovo esecutivo "la Lega sarà parte fondamentale". Riccardo Molinari, capogruppo uscente alla Camera, riassume le conclusioni della riunione, durata quattro ore, ieri in via Bellerio. La richiesta agli alleati è che "Matteo Salvini sia protagonista nella prossima compagine di governo con un ministero di peso. Si deciderà con gli altri partiti ma la richiesta della Lega, è questa ed è il miglior modo per rilanciare la nostra azione politica". Secondo indiscrezioni rilanciate dalla Stampa, i falchi filoatlantici di Fratelli d’Italia "stanno facendo una pressione opposta, chiedendo a Meloni di lasciare fuori dall’esecutivo l’ex ministro dell’Interno. La presenza di Salvini, secondo questa tesi, sarebbe troppo ingombrante a causa dei suoi rapporti con la Russia e con il partito di Putin". Ma tenere letteralmente fuori dalla compagine governativa il numero uno di un partito con cento parlamentari (la maggior parte dei quali a lui fedelissimi) è sostanzialmente impossibile.

Va tenuto a mente un fatto puramente numerico, perché il pallottoliere quando si costruisce un governo ha sempre il suo perché: la maggioranza di centro-destra in Senato ha poco più di dieci voti di scarto e la Lega è comunque sovra-rappresentata nei seggi, perché le liste delle candidature erano state compilate quando i sondaggi davano la Lega al 15 per cento circa (ha preso poco più della metà). Così Giorgia Meloni deve fare molta attenzione tanto agli equilibri del partito quanto a quelli dei gruppi parlamentari che rispondono a Salvini. 

Matteo Salvini vicepremier inoltre significa legare a doppio nodo il destino del governo a quello dei partiti, mettendo in conto una possibile risalita della Lega nei sondaggi. Nessuno ha scordato dentro a Fratelli d'Italia che proprio da vicepremier, tra il 2018 e il 2019, Salvini diede "il meglio di sé" a livello di crescita di consenso, portando la Lega a sfiorare il 35 per cento, con quotidiane stoccate al premier di turno. Ma allora era anche ministro dell'Interno. Stavolta sarebbe "depotenziato", e non poco.

Totoministri

Tra le altre voci sulla prossima squadra di governo, all'Economia salgono le quotazioni dell'ex ministro Domenico Siniscalco. Agli Esteri son stati sondati gli ambasciatori Elisabetta Belloni e Stefano Pontecorvo. Al Viminale i candidati più credibili sono i prefetti Matteo Piantedosi e Giuseppe Pecoraro. Per il Lavoro si fa il nome del politologo Luca Ricolfi. La Difesa andrebbe a uno di Fratelli d'Italia, Ignazio La Russa oppure Adolfo Urso. I rapporti con Bruxelles potrebbero finire in mano a Raffaele Fitto, possibile ministro agli Affari Ue. Il senatore di FdI Luca De Carlo è invece accreditato, secondo voci di corridoio riportate oggi da Repubblica, come prossimo possibile ministro dell’Agricoltura: agli osservatori più attenti non sono sfuggiti vari post apertamente nostalgici del Ventennio sui suoi profili social in passato. Dopo consultazioni lampo, l'obiettivo sarà fare in fretta. Intorno al 22-23 ottobre la nuova squadra di governo potrebbe già salire al Quirinale per il giuramento dei ministri.

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