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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Il caso

Governo "d'azzardo", quanti emendamenti per favorire i giochi

Novanta gli emendamenti presentati dal governo alla neo approvata legge di stabilità. Gli obiettivi di alcuni: favorire il rilancio del Superenalotto, "legalizzare" settemila sale scommesse e riassegnare le concessioni in scadenza per i giochi

ROMA - Rianimare uno, il Superenalotto. "Legalizzare" gli altri, le tante agenzie che operano border line tra il legale e l'illegale. Rinnovare tutto il resto, quelle concessioni per i giochi che stanno scadendo e che muovono tanti soldi. E' un governo che "gioca" su tre tavoli quello del premier Matteo Renzi. Ma soprattutto è un governo che, alla luce delle prime mosse - in primis gli emendamenti presentati alla neo approvata legge di stabilità -, sembra da un lato "favorire" il gioco d'azzardo e dall'altro cercare di aiutare il Fisco al gioco collegato. 

A mettere l'accento sui tanti emendamenti, novanta, che il governo ha presentato alla legge di stabilità approvata lunedì alla Camera è Sergio Rizzo sul "Corriere della Sera". Dalla "correzione" sul Superenalotto al "condono" per le agenzie finora illegali passando per i rinnovi delle concessioni per i giochi, le novità in effetti sembrano non mancare. Anzi.

Per esempio, quello sui giochi messo a punto dagli uffici delle Finanze, che ha un destinatario preciso: la Sisal, società concessionaria presieduta dall’ex ministro delle Finanze ed ex commissario dell’Alitalia Augusto Fantozzi, controllata dalla holding lussemburghese Gaming invest. L’obiettivo è rianimare il Superenalotto, ormai da tempo in caduta verticale. La ragione è che si vince troppo poco in rapporto con altri giochi d’azzardo. 

Allora, molto intuitivamente e quasi semplicisticamente, il governo ha deciso di provare a rendere il Superenalotto più attraente. Come? Aumentando la percentuale di vincita con - recita l'emendamento - "l’adozione di ogni misura utile di sostegno della offerta di gioco". Interventi che naturalmente potrebbero anche avere ripercussioni sul gettito erariale: in un senso positivo - nel caso in cui aumentassero le giocate -, ma anche in un senso opposto - nel caso in cui aumentassero, e non di poco le vincite. Quindi, senza mai citare quel termine, "coperture", che tanti emendamenti ha bloccato, ecco la genialata: 

Qui, infatti, il problema della copertura non solo non viene preso in considerazione, ma si precisa che considerati "obiettivi e ineliminabili margini di aleatorietà" delle scelte che saranno fatte, "i provvedimenti adottati ai sensi del presente comma non comportano responsabilità erariale quanto ai loro effetti finanziari". Un capolavoro. 

Nello stesso emendamento, però, trova spazio un'altra manovra che fa discutere e arrabbiare, soprattutto i deputati del Movimento cinque stelle che lunedì si sono presentati in Aula con cartelli abbastanza eloquenti: "Governo d'azzardo". L'emendamento, infatti, prevede una specie di sanatoria per le migliaia di negozi di scommesse privi di concessione statale ai quali verrebbe offerta "una opportunità di redenzione nella direzione del circuito ufficiale e legale di raccolta di scommesse". Sostanzialmente i titolari di queste agenzie - per la legge illegali - pagherebbero una "multa", più una tassa, e diventerebbero a tutti gli effetti parte integrante del circuito. Con il risultato, ovvio, di recuperare grandi somme finora evase, ma con la conseguenze - altrettanto ovvia - di legalizzare altre settemila sale scommesse - questi i calcoli della guardia di Finanza - in un territorio già evidentemente saturo. 

Tutto questo avviene sullo sfondo di un passaggio cruciale, per motivi economici e finanziari in primis. Racconta il Corriere della Sera

È quello del rinnovo delle concessioni in scadenza sia per i giochi numerici cosiddetti "a quota fissa" che per il lotto. E qui gli emendamenti del governo contengono un’altra sorpresa. Non per la durata delle concessioni, fissata in nove anni, né per la base d’asta stabilita in settecento milioni di euro, e neppure per il livello degli aggi o per gli altri obblighi imposti agli eventuali partecipanti. Ma per la composizione della commissione di gara: che dovrà essere "composta di cinque membri di cui almeno il presidente e due componenti scelti tra persone di alta qualificazione professionale (e i due rimanenti?), inclusi magistrati o avvocati dello Stato in pensione".

Solo poco tempo fa, però, era stato lo stesso governo a dedicare di vietare l'affidamento di incarichi pubblici ai pensionati statali, salvo poi derogare per i componenti delle commissioni. Ancora una volta, porte aperte ai pensionati. C'era da scommetterci. In tutti i sensi.

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