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Lunedì, 6 Febbraio 2023
Governo

Renzi, ecco la strada per uscire dalla crisi: rendere tutti un po' meno soddisfatti

Parla Giuliano Poletti, ministro del Lavoro: "Se tutti sono un po' insoddisfatti delle nostre misure vuol dire che ci abbiamo preso". Sul Jobs Act: "Il governo incontra tutti, poi decide"

ROMA - I sindacati prima. Le imprese poi. I pensionati dopo ancora. E, come se non fosse bastato, i manager di Stato. L'opera di Renzi - Jobs Act e spending review - per ora ancora sulla carta, sembra scontentare un po' tutti. Il premier e la sua squadra ne prendono atto, ma non sembrano delusi o preoccupati. Anzi. 

"Mi viene da dire che se tutti sono un po' insoddisfatti allora ci abbiamo preso", ha "scherzato" - non troppo - il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti in risposta alle critiche avanzate da imprese e sindacati alle misure varate dal governo nello Jobs Act.

"C'è un problema vero che riguarda tutti - ha proseguito riferendosi al tema della concertazione - c'è bisogno di un cambiamento profondo e anche le organizzazioni sindacali e imprenditoriali devono interrogarsi se, nella condizione attuale di cambiamento, le loro modalità siano quelle più congrue e adatte. Il ministro del Lavoro incontra, tutte le volte che lo reputa utile, le rappresentanze di lavoratori e imprese. E' una cosa del tutto naturale. Poi il Governo nella sua responsabilità quando c'è da prendere le decisioni, le prende. Lo trovo del tutto naturale".

Poletti ha quindi aggiunto che "il governo ha approvato un decreto e lo presenterà alla Camera. Dialogheremo con le commissioni e il Parlamento. Ma se c'è qualcuno che pensa di stravolgere quanto fatto, ci opporremo con tutte le nostre forze". Il ministro ha spiegato che il governo è "disponibile" a una verifica in Parlamento, perché è "naturale", e che "discuteremo con tutti".

Le porte non sono chiuse a nessuno. Neanche alle Regioni. "Stiamo lavorando a uno sforzo rilevante per coinvolgere le organizzazioni di impresa di questo paese, i gruppi rilevanti di questo paese - ha aggiunto - stiamo lavorando a un dialogo con le grandi imprese italiane. Il ministro del lavoro, negli anni, dentro la crisi è diventato il ministero della disoccupazione. Con Poletti la musica cambia, al ministero si va con progetti perché è il ministero dell'occupazione e non si va per la cassa integrazione".

Il ministro ha poi affermato che "consideriamo una condanna inammissibile che ci siano cittadini italiani condannati a stare a casa, inutili a sé e agli altri. Tutti devono avere qualcosa da fare, non necessariamente un lavoro, anche un impegno con la comunità. Avere un'idea: protagonismo degli italiani. Con questa idea possiamo camminare. La Garanzia Giovani è l'Europa che vogliamo. Se l'Europa costruisce su questa base la sua idea di futuro - ha concluso - certamente il popolo riassumerà entusiasmo e fiducia".

Ma se Poletti giura di essere pronto a incontrare le parti sociali, le stesse parti sociali giurano che il ministro "mente sapendo di mentire". "Abbiamo chiesto formalmente un incontro al Ministro subito dopo il suo insediamento ma non abbiamo mai ottenuto risposta, se questo è il modo di ascoltare le parti sociali siamo molto lontani da corrette relazioni" ha attaccato Pierpaolo Leonardi dell'esecutivo nazionale Usb.  

"Noi - ha continuato - abbiamo sempre pensato che le relazioni sindacali non siano la concertazione, ma uno confronto importante tra chi rappresenta i lavoratori e chi il governo. E' chiaro che poi il governo assume le sue scelte e il sindacato fa altrettanto. Se però la relazione è riservata solo a qualcuno allora si compiono due errori, si esclude a priori un pezzo qualificato della rappresentanza dei lavoratori e ci si priva del contributo di chi ha antenne molto sensibili tra i soggetti esclusi dalla produzione come l’USB". 

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