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Domenica, 3 Luglio 2022
Stop in Commissione

Il Governo blocca la sperimentazione sul voto digitale, protesta del M5s: "Un errore"

M5s all'attacco con la deputata Vittoria Baldino: "Decisione incomprensibile". Di Maio (Iv) frena: "Il voto in sé non si può digitalizzare"

Il Governo blocca la sperimentazione sul voto digitale. Per le associazioni, che da anni rivendicano il diritto di votare lontano dal comune di residenza, è una doccia gelata. Il decreto legge che blocca tutto è a firma Draghi e Lamorgese e arriva dopo l'audizione in commissione affari costituzionali alla Camera del direttore generale dell'Agenzia per la cybersecurity nazionale (Acn) Roberto Baldoni. Il numero uno dell'istituto nazionale a tutela della sicurezza informatica ha stroncato la speranza di votare alle prossime politiche per via telematica. Troppo pericoloso per la democrazia perché, al momento, i sistemi sono esposti a eventuali attacchi hacker e alla possibilità che il voto venga inficiato da interventi esterni.

Protesta il Movimento 5 Stelle, che si era fatto promotore dell'iniziativa. "In commissione lavoreremo sul dl per cancellare un errore del Governo. - ha detto a Today il pentastellato Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari costituzionali alla Camera, - La sperimentazione del voto digitale prevede in prima battuta una simulazione senza valore legale, un test di processo e non ha senso fermarla, tra l'altro con un provvedimento di necessità e urgenza. Già per gli italiani all'estero c'è stata nei mesi scorsi una sperimentazione. Spero che sul testo unificato delle pdl in materia di voto fuori sede non ci saranno resistenze burocratiche. Il nodo è molto semplice di fronte a una questione annosa, che diventerà sempre più centrale in una società che cambia e che riguarda milioni di persone. Lo Stato e gli uomini che lavorano per le sue istituzioni si rendono conto che non possiamo votare come cento anni fa e che serve uno sforzo di innovazione, immaginando modelli inediti?". 

Legge sul voto ai fuori sede in Aula ma manca un testo

Già, perché è stata calendarizzata la legge sul voto per i fuori sede, che dovrebbe arrivare in Aula il 20 giugno. Il problema è che la commissione ha diverse proposte sul tavolo da parte di varie forze politiche ma manca un testo unificato. La finestra temporale è molto stretta. "I tempi ci sono. Come ho già detto (proprio a Today) quando ho parlato della legge proporzionale, se c'è volontà politica, le cose si fanno anche in tempi brevi" ha detto la deputata M5S e membra della commissione Affari costituzionali Vittoria Baldino, che, sullo stop alla sperimentazione, fa eco alle parole del collega Brescia. "Siamo allibiti, è un rinvio incomprensibile. Capisco le ragioni di sicurezza e la possibilità di non avere una prontezza tecnica però si tratta di una sperimentazione. Non ha valore legale. Serve proprio a capire se si corrono dei rischi, capire quali e eventualmente come evitarli". Resta dunque la discrasia di un italiano fuori sede che non può votare mentre lo stesso italiano all'estero sì. "Sul voto degli italiani all'estero c'è un grandissimo problema di costituzionalità" ha rimarcato Baldino. 

Più allineata alla posizione del Governo è Italia Viva, che con il deputato Marco Di Maio, spiega: "Abbiamo avuto in audizione il direttore dell'agenzia della cybersecurity, evidenziando enormi problemi sull'uso del voto elettronico, da casa con lo smartphone non ne parliamo, ma anche votando da un terminale nei seggi. Mentre invece si possono semplificare e digitalizzare le procedure, l'esercizio di voto non può essere elettronico. La sperimentazione è stata messa in stand by anche per questo. Tutto quello prima e dopo voto si può digitalizzare, ma il voto in sé, no". 

Il Governo affossa la legge sul voto ai fuori sede

Dunque il Governo continua a dire no alla digitalizzazione del voto, nonostante sia già stato accantonato un milione di euro dalla legge di bilancio del 2018. Intanto, dopo Roberto Baldoni, la commissione ha ascoltato due associazioni promotrici del voto fuori sede: Collettivo Valarioti e Good Lobby (in rappresentanza della Rete voto sano da lontano). "Abbiamo spiegato che si dovrebbe ragionare su binari paralleli. Da una parte è necessario non fermare la sperimentazione, utile per avere dei riscontri sui quali costruire un futuro; dall'altra però abbiamo bisogno di una legge adesso, alle condizioni del presente esistente, che ci permetta di votare e si chiuda una prima fase. Poi nei prossimi anni si potrà andare avanti nel migliorare tutto, seguendo anche il solco della sperimentazione". I comitati plaudono al lavoro fatto dalla commissione tecnica D'Incà, perché istituita dal ministro pentastellato per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà: "Noi come rete siamo molto soddisfatti dalla commissione che viene incontro a tutte le esigenze di cui ci siamo fatti portavoce. Inoltre la proposta è fattibile con gli strumenti che abbiamo oggi e poi c'è un'innovazione perché digitalizza due fasi: la tessera elettorale e l'anagrafe digitale. Adesso sta ai partiti trovare l'accordo per lavorare a una proposta da votare e far diventare legge per prossime elezioni politiche" ha concluso Sorrentino. 

Idea election pass e il voto con Poste italiane 

Dalla commissione, che ha concluso i suoi lavori ad aprile presentando il Libro bianco "Per la partecipazione dei cittadini, come ridurre l'astensionismo e agevolare il voto", è emerso che l’area dei non votanti involontari è di circa nove milioni di persone e ha proposta una via di uscita attraverso un election pass. Di fatto un codice come quello del green pass per votare alle elezioni. La proposta prevede che gli elettori fuori sede possano votare nei quindici giorni precedenti l'apertura delle urne in qualsiasi punto d'Italia presentandosi in un ufficio delle Poste italiane tramite l'introduzione di un election pass. Si utilizza la tecnologia del green pass per cui un elettore si presenta in un qualsiasi ufficio postale, si fa scansionare il codice Qr. Vota e poi lascia la scheda elettorale alle Poste, incaricate di portare quei voti nei seggi naturali il giorno delle elezioni. 

Un'idea che potrebbe mettere d'accordo tutti ed essere la svolta in vista dell'appuntamento del 20 giugno, quando Brescia dovrà redarre un testo da mandare in Aula. La proposta convince anche Italia Viva, che la ritiene interessante "perché digitalizza una serie di procedure, può semplificare molto. - conclude Di Maio - L'importante è che sia un po' più sicuro del green pass e che si verifichi la fattibilità". 
 
 

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