rotate-mobile
Sabato, 27 Novembre 2021

Nell'Italia clownesca di Berlusconi ora è il tempo di ridere con Grillo

Il filosofo Slavoj Zizek attacca pesantemente la nostra classe politica e, presentando il suo ultimo libro, mette nel mirino Beppe Grillo

I clown fanno ridere. Anzi: i clown, fanno ridere? Insomma, mica tanto. Sarà che si tratta della trasfigurazione grottesca, circense, del cinema muto, in un tempo in cui nulla è più muto. Sarà che il ridere – e il saper far ridere – ha bisogno di parole ‘altre’; sarà che tutto è già stato visto prima di esser visto. Sarà che dopo ‘It’, il romanzo horror scritto da Stephen King, per i ‘pagliacci’ e i palloncini nulla è stato come prima. Sarà un bel po’ di cose – e forse sono sempre state: vi ricordate. “Ridi Pagliaccio, sul tuo amore infranto!”.

Chi ride, oggi, dei nasi rossi? I bambini, quelli piccoli per davvero. Quelli che si fanno ‘coccolare’ tra una flebo e una puntura in ospedali come il Meyer di Firenze (gran bella cosa). Quei bambini di “quando il bambino era bambino” (‘Als das Kind Kind war’).

Gli adulti, invece, hanno smesso di ridere. E tuttavia ne conservano, del pagliaccio, la figura retorica. “Smetti di fare il pagliaccio”, a volte i babbi, a tavola, lo dicono ai figli. Smetti di fare il pagliaccio, è il consiglio che il filosofo Slavoj Zizek – a Milano per presentare il suo ultimo libro, “In difesa delle cause perse” (Ponte alle Grazie, pp. 637, euro 19,80) – ha gentilmente rivolto a Beppe Grillo.

Giocare a fare il clown in politica, ha sottolineato lo studioso radicato nel marxismo, è sbagliato perché il potere “già si presenta in forma clownesca, basta pensare a Berlusconi”. Che è un po’ come dire, già ce n’è stato uno, che c’è ancora, due cominciano ad esser troppi.

Secondo il filosofo bisogna diffidare di ogni forma clownesca, e a questo proposito ha fatto un altro esempio: “Ho parlato di Berlusconi e allora non posso non parlare di Putin che è suo amico. Si presenta come edonista nella vita e liberista in economia ma dietro questa apparente leggerezza c’è l’autoritarismo”.

Slavoj Zizek che ha rivisitato il pensiero di Marx in termini psicanalitici tramite il pensiero di Jacques Lacan, è giunto ad una conclusione: “Oggi c'è molto più bisogno di Hegel che di Marx per capire il mondo globale”.

L’idea sostenuta nel libro, come scrive l’Ansa.it, è quella di riappropriarci di numerose ‘cause perse’ e cercare un nocciolo di verità nelle politiche totalitarie della modernità.

Perché se è vero che i terrori di Robespierre, di Mao e dei bolscevichi si sono rivelati catastrofici fallimenti, questo giudizio non racconta tuttavia l’intera storia: in ciascuno di essi è presente un'aspirazione di ‘redenzione’, che va del tutto persa nelle società liberaldemocratiche, con il loro (proclamato) rifiuto dell'autoritarismo e la loro (ipocrita) esaltazione di una politica soft, consensuale e decentralizzata. Le ricette? Zizek non lesina massimalismi e ripropone in declinazioni contemporanee ma senza attenuazioni le categorie di giustizia rivoluzionaria e uguaglianza universale. Il suo pensiero è stato spesso avvicinato alla teoria della moltitudine di Toni Negri: “No, non sono d’accordo con Toni Negri. Non ci sarà nessuna rivoluzione che parte dal basso. Abbiamo bisogno di un’idea globale che ripensi lo stato e la sua funzione. E per questo c'è bisogno di un maestro ma non un maestro che ci dica cosa dobbiamo fare e che ci indichi la strada ma di un maestro che ci dica che ce la possiamo fare. Un maestro che ci dica che è possibile andare oltre il capitalismo”.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Nell'Italia clownesca di Berlusconi ora è il tempo di ridere con Grillo

Today è in caricamento