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Giovedì, 20 Giugno 2024
Movimento 5 Stelle

Oltre la metà dei fan di Grillo su Twitter è un falso

Dallo studio sul reale valore dei social media per la politica condotto dal professor dello Iulm Calzolari, emerge che il 54,5% degli oltre 600mila 'follower' del guru del Movimento 5 Stelle è in realtà generato da programmi informatici automatici.

E' una notizia destinata ad aumentare le polemiche sul Movimento 5 Stelle quella raccolta dall'Ansa: oltre la metà dei circa 600mila 'follower' su Twitter di Beppe Grillo sarebbero falsi. "Profili fantasma" si dice in gergo, utili solo a fare massa o, politicamente parlando, a fare "base" da rivendicare nei confronti degli avversari.

La fonte di questo 'scoop' è uno studio dello Iulm, università della comunicazione, condotto dal professore Marco Camisani Calzolari, patron della Digital Evaluations, società con base a Londra specializzata nella misurazione del reale valore dei social media per aziende e vip.

La 'radiografia' dell'account di Grillo - ottenuta in esclusiva dall'ANSA - è parte di una più ampia ricerca sui follower Twitter di partiti e/o leader politici italiani, che sarà presentata prossimamente.

Sui circa 600mila fan del guru del Movimento 5 Stelle, quelli ritenuti quasi certamente dei falsi, generati cioè da programmi informatici automatici, sono 327.373. Ben il 54,5%.

I follower sicuramente reali sono invece solo 164.751 (il 27,4% del totale). Il resto è invece composto da un 6,3% di account protetti - dei quali non è possibile controllare le interazioni - e da un 11,6% di incerti.

"I politici hanno bisogno di usare i numeri per mostrare la loro forza in termini di consenso politico", spiega Camisani Calzolari, noto per aver fatto il 'contropelo' alle grandi multinazionali. "Fa parte dell'arsenale delle tecniche di comunicazione: chi sbandiera consenso, attrae consenso". E siccome i social network sono uno strumento sempre più rappresentativo per i capi di partito, il professore ha deciso di sottoporre anche i politici alla cura della verità ai loro account Twitter.

E il primo risultato - lo studio sul 're' dei social network applicato alla politica - è a suo modo sconvolgente.

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