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Sabato, 18 Maggio 2024
Politica

Gioco d'azzardo per finanziare il reddito minimo: il Senato vota "no"

Nel giorno del 'pacchetto lavoro' l’aula ha affrontato una serie di mozioni per contrastare la povertà. Il progetto del M5S ha però sbattuto sulle larghe intese. Grillo: "Ecco chi ha votato contro i cittadini"

Dietro al gioco d’azzardo c’è un giro di denaro gigantesco: nel 2012 gli italiani hanno speso in lotterie, scommesse e slot machine circa 90 miliardi di euro. Una torta imponete da cui l’erario ha incassato 7,9 miliardi. Più che un tesoretto, una miniera d’oro per le casse dello Stato (a chi legge basti pensare che dall’Imu prima casa sono stati messi in cascina circa 4 miliardi di euro). Un bacino che il Senato tuttavia ha deciso di non sfruttare per dar mano a chi ha perso un po’ di terra sotto le scarpe. Ma andiamo con ordine.

A Palazzo Madama quest’oggi si è parlato di povertà. O meglio c’erano in ballo una serie di misure contro la povertà. Tra queste una mozione presentata dal Movimento 5 Stelle: il reddito minimo garantito. Un cavallo di battaglia di Beppe Grillo, un principio che, sotto campagna elettorale, ha dato carne e fiato allo Tsunami Tour. Primo firmatario Nicola Morra, il capogruppo dei 5 Stelle al Senato, il successore di Vito Crimi. La mozione parlava chiaro: "Introdurre il reddito minimo garantito, predisponendo un piano che individui la platea degli aventi diritto, considerando come indicatore il numero di cittadini che vivono al di sotto della soglia di povertà”.

E le risorse per coprire la misura? “Lotta all’evasione fiscale, l’incremento delle imposte sul gioco d'azzardo, specifiche disposizioni volte alla redistribuzione delle pensioni d’oro e ad attuare specifiche politiche sociali e dell'occupazione per inoccupati e disoccupati tra i 30 e i 54 anni in generale, e per la donne inattive in particolare, quali categorie a più alto rischio di povertà ed esclusione sociale”. A palazzo Madama, insomma, si parlava di povertà, di posizioni limite e di stato sociale, e i grillini hanno preso la palla al balzo per infilarci il carico da nove. L’aula tuttavia è rimasta sorda a questa proposta. Il disegno di legge non è passato.

L’aula respinge, Grillo 5 minuti dopo pubblica su Twitter la foto del tabellone elettronico di Palazzo Madama, con su scritto ‘Al Senato bocciato il reddito di cittadinanza’. Sottotitolo: “Ecco chi ha votato contro i cittadini”. E poco dopo sul suo blog: “I partiti hanno bocciato la mozione del M5S per l’introduzione del reddito di cittadinanza: 181 contro (Pd, Pdl, Scelta civica), 50 a favore (M5S, Sel). Astenuta Lega”.

POVERTA’ – Respinto il progetto Grillo, i lavori dell’aula sono proseguiti approvando un documento, a prima firma del senatore Pd, Stefano Lepri, che impegna il governo ad adottare misure urgenti contro la povertà prevedendo, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, l’incremento del fondo nazionale per le politiche sociali, l’estensione della sperimentazione della social card con particolare riguardo ai nuclei familiari con figli minori, la destinazione di fondi ulteriori al sostegno della morosità incolpevole. Ancora, la mozione impegna il governo a procedere alla distribuzione delle risorse del fondo per le politiche sociali nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni e ad inserire, nell'ambito del programma nazionale di riforma, interventi di riforma delle politiche sociali e abitative.

L’Aula ha quindi approvato la mozione della Lega Nord, illustrata dal senatore Raffaele Volpi, che impegna il governo ad adottare il federalismo fiscale, destinando alla crescita al contrasto della disoccupazione e all’emergenza abitativa le risorse provenienti dall'applicazione dei costi standard. Ok anche alla mozione del Pdl, firmata da Giuseppe Esposito, che impegna l’esecutivo a riferire annualmente al Parlamento sulle iniziative contro la povertà, in termini di sostegno al reddito e dei servizi alla famiglia, a invertire la tendenza dei tagli lineari nell'assistenza, aggredendo al spesa improduttiva, a promuovere l'integrazione tra le politiche socio-assistenziali e sanitarie, a rilanciare il piano nazionale contro la povertà e l'esclusione sociale promosso dal quarto governo Berlusconi.

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