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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Movimento 5 Stelle

"Noi, moralisti del cazzo": Grillo tuona ma i suoi trattano col Pd

Mentre Beppe tuona contro il Pd, il senatore Battista (M5S) pone le condizioni di governo con i democratici: "Se ci fossero un presidente del consiglio terzo e un accordo su dei punti condivisi...."

Possibile che Beppe Grillo sia così ingenuo da non capire cosa stia succedendo tra le mura di casa ‘sua’ dentro quelle del Parlamento? E’ verosimile che al vertice del Movimento 5 Stelle, l’uomo della ‘cosa’ e del miracolo all’italiana che è riuscito nell’impresa storica di collezionare oltre otto milioni di voti al primo colpo, gli stia sfuggendo la creatura di mano, la ‘sua’?

Qualcuno dice di sì, con tanto di ‘spiegoni’: inevitabile flessione, rigori sbagliati a porta vuota, scelte politiche isolazionistiche. Con quell’elettorato di sinistra pronto ad invertire la rotta e tornare alla casa madre. E si parla di milioni di voti. La tesi si poggia sul malcontento, quello dei senatori e dei deputati, stanchi degli ‘ipse dixit’ del ‘Capo’ e pronti ad uscire nel mondo. Così il senatore M5S Luis Alberto Orellana, così il collega di Palazzo Madama, Lorenzo Battista che, intervistato dalla Stampa, ha insistito sulla necessità di una discussione interna. Su cosa? Sulla possibilità di aprire un dialogo con il Pd. Quel famoso accordo di governo a cui, in primavera, aveva lavorato Bersani e che  ora improvvisante sta ritornando di moda (sempre che Berlusconi stacchi davvero la spina). Un accordo preciso, caratterizzato e per punti:

In caso di fine del governo Letta, accordo col Pd sì o no? “Dipende”. Da cosa? “Se ci fossero un presidente del consiglio terzo e un accordo su dei punti condivisi, si potrebbe chiedere alla rete che cosa ne pensa. Abbiamo preso otto milioni e mezzo di voti. Non credo che possiamo limitarci alla politica del no”.

Ora la domanda sorge spontanea: si può parlare di frangia interna, è corretto, è davvero così, oppure Grillo ha in testa un piano, la svolta di governo? Un dato è certo: stando ai numeri delle recenti amministrative la linea dell’isolazionismo non ha pagato. Che sia arrivata l’ora delle scelte irrinunciabili?

ORELLANA (M5S) FA LE PROVE DI GOVERNO CON IL PD

Difficile da dirsi. Di sicuro, per adesso c’è la partecipazione di Casaleggio, il guru del Movimento, a Cernobbio, accanto ai big dell’economia italiana. Un segnale politico abbastanza incomprensibile se letto seguendo la linea di Grillo tenuta fino ad oggi. A meno che il vento sia cambiato. Se non pubblicamente, dietro le quinte. Possibile? Vedremo.

GOVERNO CON IL PD: LE CONDIZIONI DEI 5 STELLE

Per adesso, di sicuro, non è cambiata la linea ufficiale. Quella del tutti contro e delle accuse feroci, rivolte soprattutto al Pd. Il tutto partendo da quel che è successo ieri a Montecitorio, durante la votazione del ddl per le riforme costituzionali, con i grillini in aula con le mani in alto e con il botta e risposta tra l’onorevole Alessandro Di Battista e la presidente della Camera, Laura Boldrini. Ieri le urla in parlamento, oggi le grida sul blog, un classico:

“Ieri, alla Camera – ha scritto Grillo – alla richiesta del M5S di espellere i delinquenti, si è levato alto il grido “Moralisti del cazzo!”. I nominati del pdl e del pdmenoelle si sono indignati. È un paradosso che invece di accompagnare alla porta Berlusconi, un delinquente condannato in via definitiva, i nominati dai capibastone del pdmenoelle e dal truffatore fiscale, volessero buttare fuori noi, i cosiddetti moralisti (del cazzo). Siamo fieri di essere moralisti del cazzo e soprattutto di starvi sul cazzo”.

Da qui la richiesta perentoria: “Il voto subito e via i delinquenti dal Parlamento”. Durissimo, come sempre. Eppur qualcosa si muove. Cambiano gli atteggiamenti e gli approcci. Così, in piena bagarre politica, con Letta appeso ad un filo, Berlusconi da condannato con le ore contate da senatore (decadenza in Giunta o meno), capita che il Movimento 5 Stelle tenti la carta televisiva. Tanto da far pensare che sia caduto uno dei tabù più grandi del grillismo: la guerra al piccolo schermo. Luigi Di Maio ospite di Lilli Gruber su La7; il capogruppo al Senato Nicola Morra (dopo la partecipazione alla puntata di esordio di Night desk di Enrico Mentana) in collegamento con 'Virus' di Porro; Vito Crimi in diretta a La Gabbia, il talk condotto da Gianluigi Paragone. Di Maio se la vedrà con la democratica Debora Serracchiani, per spiegare perché, come sostenuto ieri in Aula dal collega Alessandro Di Battista, a detta dei 5 Stelle il “Pd è peggio del Pdl”. Crimi invece, in collegamento da piazza Montecitorio, parlerà del caso Berlusconi, visto che l’ex capogruppo è tra i membri del M5S in Giunta per le elezioni e le immunità.

Versione cattiva: “Come si cambia per non morire”. Poi c’è quella buona, dello staff della comunicazione che ha annunciato la partenza della “fase due”, con tanto di strategie studiate dallo stesso Casaleggio rincasato da quel di Cernobbio. Che poi la strategia è facile: occorre andare in televisione. Rimane l’ultimo tabù: mai con il Partito democratico. Per quanto?

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