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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Immigrazione

Reato di clandestinità: Grillo-Casaleggio contro i senatori. E il blog si spezza

Beppe furioso contro i suoi senatori: "Non siamo d’accordo sia nel metodo che nel merito. Con l’abolizione del reato M5S a percentuali da prefisso telefonico". Ma i senatori si difendono: "Non è stato un errore". E mentre la discussione si infiamma il blog si spezza

Era inevitabile, è successo: il Movimento 5 Stelle si è spaccato. Attenzione, prima di saltare alle conclusioni premature: non si tratta di fratture né di scissioni. Sta di fatto che per la prima volta i grillini hanno fatto da soli, senza il benestare del padre. Anzi dei padri, che non hanno tardato a far sentire un disappunto profondo.

Con ordine, partendo dal come. Ieri i senatori del M5S in commissione Giustizia hanno presentato un emendamento per l’abolizione del reato di clandestinità contenuto nella Bossi-Fini. Emendamento visto e preso da Pd e Sel che hanno votato compatti a fianco dei grillini. Ma mentre la sinistra esultava, Repubblica – che ha lanciato la raccolta firme per l’abolizione della Bossi-Fini (a quota 60mila adesioni) – titolava “Via il reato di clandestinità”, Grillo e Casaleggio, in mattinata, si scagliavano contro i figli che si son fatti grandi. E autonomi.

Tanto da sconfessarli: il “M5S non è nato per creare dei dottor Stranamore in Parlamento senza controllo”. E ancora, tanto per esser chiari e fare il punto su chi detta la linea: “La loro posizione è del tutto personale, non faceva parte del programma. Non siamo d’accordo sia nel metodo che nel merito”. Siamo, plurale, visto che il virgolettato sta dentro ad un post a doppia firma: Grillo e Casaleggio appunto. Secondo il Capo e la Mente del grillismo nessun “portavoce può arrogarsi una decisione così importante senza consultarsi. La posizione non è stata discussa in assemblea con gli altri senatori del M5S, non faceva parte del programma votato da otto milioni e mezzo di elettori, e non è mai stata sottoposta ad alcuna verifica formale all'interno”.

Poi, visto che il Movimento 5 Stelle è un partito, e come tutti i partiti ha bisogno di consenso, e quindi di voti, l’affondo sui numeri: “Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico”.  E pace per l’ala – che c’è nonostante dica Grillo – del partito. Il tutto, il ragionamento, incorniciato da un po’ di sana retorica: “Questo emendamento è un invito agli emigranti dell’Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l’Italia. Il messaggio che riceveranno sarà da loro interpretato nel modo più semplice: ‘la clandestinità’ non è più un reato. Lampedusa è al collasso e l’Italia non sta tanto bene. Quanti clandestini siamo in grado di accogliere se un italiano su otto non ha i soldi per mangiare?”

REATO DI CLANDESTINITA': GRILLO CONTRO I SUOI SENATORI

I GRILLINI NON CI STANNO – Sta di fatto che il diktat potrebbe segnare lo strappo. Il perché sta nelle parole di Cioffi e Buccarella, i senatori del Movimento firmatari dell’emendamento: “Noi pensiamo di aver svolto il nostro lavoro al meglio e non pensiamo di aver commesso errori”. “Probabilmente – ha sottolineato Buccarella – ci possono essere sistemi da affinare e da migliorare nella condivisione di scelte più delicate. Potremmo aver sottovalutato la portata di quell’emendamento, magari potendo difficilmente immaginare che sarebbe passato in commissione”. Aggiunge Cioffi: “E’ tutto molto tranquillo, molto semplice, qual è il problema? Grillo? Io non ci ho parlato, nessuno di noi ci ha parlato”. Ma più tardi precisa: “Se si dovesse decidere di non sostenere l’emendamento sull'eliminazione del reato di clandestinità io mi adeguerò alla maggioranza. Noi abbiamo un regolamento e io mi attengo sempre a quello”.

VERSO LA CONFERMA – Così e poco altro nell’attesa dell’assemblea di gruppo alle 20 di questa sera. Tuttavia, nonostante questa sorta di silenzio stampa, per tutto il pomeriggio si sono rincorse voci che vorrebbero il grosso dei senatori sostenere l’emendamento in discussione. Vedremo, nulla è sicuro.

Sicuramente, e non poteva essere altrimenti, lo scontro ha avviato l’effetto ‘bambola’. Che gira e che crea dibattito. E polemiche. Il primo a rompere le danze è stato Nichi Vendola, presidente di Sel, che su Twitter ha postato un commento al vetriolo: “Bossi - Calderoli. Grillo - Casaleggio. Sul dramma immigrati cercate le differenze...se le trovate”. Poi. A stretto giro, si è mosso il web. Alle 18:35 sono 2400 i commenti al post Grillo-Casaleggio.

BLOG SPEZZATO – L’impressione: si è spezzata la catena di comando e sul tema si è frantumata la base. Tanti i contro: “Siete responsabili di istigare la guerra tra poveri, la xenofobia italiota e l'ignoranza. Voi milionari con la pancia piena. Vergognatevi”, scrive Esteban da Parigi. Gli fa eco Giorgio: “Cari Grillo e Casaleggio, ho rispetto per le idee altrui, ma non credevo che i capi di un movimento da 8 milioni di voti sarebbero arrivati a dire che si deve rinnegare un atto di umanità ... per un pugno di voti ! Stavolta proprio non ci state con la testa (Bossi docet ..)”. “Depenalizzare il reato di clandestinità non significa aprire i confini né, tanto meno, che i poveretti in cerca di pane e lavoro, sono più invogliati a fermarsi in un Paese inguaiato come il nostro”, scrive Vincenzo.

Tanti a favore, come Giuliano: “Sono e resto assolutamente a favore del reato di clandestinità. Sia io che mia moglie vi abbiamo votato ma siamo davvero indispettiti da questa scelta non programmata e che riteniamo essere stata fatta con faciloneria e approssimazione sconcertanti. Non sono razzista, non sono contro l’immigrazione ma la stessa non può essere ne selvaggia ne incontrollata, ne pesare come costi e qualità di vita sulle nostre spalle. Ai tanti frati francescani libertini che leggo qui mi piacerebbe piazzarne uno in casa loro, a tempo indeterminato eh!!!!”.

L’impressione, ad oggi, è che Grillo e Casaleggio rappresentino la maggioranza di chi passa e frequenta il blog e che fa parte dell’attivismo 5 Stelle. E tuttavia emerge in tutta la sua evidenza un dato: la cerchia dell’elettorato fedele alla linea – verticale e non orizzontale – si è ristretta e di molto. Il dissenso è in continuo aumento. L’uno vale uno è uno specchietto per le allodole. Si è con o contro Grillo-Casaleggio. La sensazione, infine, è che degli otto milioni e mezzo di febbraio una porzione sia rimasta senza padri.

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