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Martedì, 30 Novembre 2021
Movimento 5 Stelle

Grillo e Casaleggio pronti a "trasferirsi" a Roma

"Verremo a Roma sempe più spesso, con Casaleggio ci alterneremo per essere più presenti". Suona come un avvertimento, alla politica in generale ma anche ai suoi, quello del leader del M5S. Che oggi ha guardato tutti "dall'alto"

Oggi, come da calendario, la Giunta per il regolamento del Senato doveva esprimersi sul voto segreto o palese sulla decadenza di Berlusconi. Doveva, poi la faccenda si è complicata. Prima ci hanno pensato i tempi del Cav, che sa sempre quando dire le cose. La decadenza? “Basterebbe approvare una norma interpretativa di una riga, che chiarisca la irretroattività, la non applicabilità al passato della legge Severino. Letta dica sì o no”. Così nel nuovo libro di Bruno Vespa (“Sale, zucchero e caffè. L’Italia che ho vissuto da nonna Aida alla Terza repubblica”). E ancora: "Il voto sulla mia decadenza sarebbe una macchia sulla democrazia italiana destinata a restare nei libri di storia”. Questa, secondo il Cav la madre ti tutte le tensioni sulle larghe intese.

Poi sono arrivate le motivazioni della Corte d’Appello di Milano sui due anni di interdizione dai pubblici uffici. Berlusconi è “l’ideatore, organizzatore del sistema e fruitore dei vantaggi relativi”, ma la legge penale è una cosa, la legge Severino è un’altra e riguarda la sfera amministrativa. Così è partito da parte del Pdl l’assalto alla diligenza: la decadenza e l’incandidabilità non possono essere retroattive. Con la Giunta che sospende subito i lavori. E con Renzi che detta la linea del Pd: “Voto trasparente”.

Di più, in Senato, in mattinata, la riunione dei capigruppo ha stilato l’ordine dei lavori dimenticandosi del voto su ‘Silvio’. Con Grasso che si è difeso dicendo di spettare la conclusione dei lavori in Giunta e il M5S che ha dato battaglia. Tanto da portare al voto dell’aula di Palazzo Madama una data: il 5 novembre il voto sul futuro-cacciata dell’ex premier. Risultato? Le larghe intese (Pd-Pdl) con la Lega a respingere la fretta dei grillini.

GRILLO, A ROMA SI' – Il tutto sotto gli occhi di Beppe Grillo, appollaiato nella tribuna spettatori di Palazzo Madama. “A Roma – ha dichiarato il leader del M5S che resterà nella Capitale fino a domani – verremo sempre più spesso, con Gianroberto ci alterneremo per essere più presenti”. Ascolta, applaude un paio di volte. L’aula respinge e lui va a fare un video che poco dopo i grillini diffondono in rete: “Voto palese o voto nascosto, li vedi che entrano in quella specie di vespasiano: entrano, votano, e poi guardano in alto. E poi gli diamo le palline. Mettiamo qui delle persone laureate e poi gli diamo delle palline”. E via ai commenti sull’aula: “Calderoli sembra un animatore del Club Meditaranee, i nostri lì che non c'entrano per nulla perché sono persone vere. C’è tutto lì meno che il mondo reale”.

TEMPO RUBATO e TESTA DEL PAESE – E ancora: “Hanno rubato così altro tempo. Nessuno di noi vuole la testa di nessuno, ma qui ci giochiamo la testa del Paese. Al momento del voto mi sono distratto e zac! era già tutto fatto, come a scuola, si alza la mano e poi giù. Poi con la controprova abbiamo visto 7-8 franchi tiratori che hanno votato dalla nostra parte, quel fettino verde di Sel che non si sa se è all’opposizione o in maggioranza, e poi noi”.

GRILLO, A ROMA NO – Prima di entrare al Senato aveva assicurato che sarebbe stato più presente a Roma, che avrebbe accompagnato più da vicino i gruppi parlamentari 5 Stelle. Dopo, dopo aver visto, il dietrofront: “No, non posso stare qui, non ci vengo qui, manderò Casaleggio, sono frastornato. Ma ho capito una cosa, che la Costituzione e i cittadini sono presenti solo grazie ai nostri parlamentari, che vengono sfottuti da tutti”.

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