Domenica, 21 Luglio 2024
Il caso / Roma

Residenza a chi occupa le case: polemiche contro Gualtieri, ecco come stanno le cose

A bloccare l'assunzione della residenza per gli occupanti abusivi, attualmente, è l'applicazione dell'articolo 5 del decreto cosiddetto "Renzi-Lupi", approvato nel 2014

Prima l’annuncio di un termovalorizzatore da costruire al più presto per chiudere il ciclo dei rifiuti, adesso l’intenzione di estendere il diritto alla residenza anche a chi occupa abusivamente uno stabile o vive senza titolo in un alloggio popolare. Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri non fa fatica a fornire titoli e ancor più facilmente scatena le polemiche politiche. Il centrodestra, da Fratelli d’Italia alla Lega passando per Forza Italia, non ne vuole sapere di vedere superato l’articolo 5 del decreto Renzi-Lupi, che nega la residenza agli occupanti. E in queste ore la bagarre è deflagrata.

Il centrodestra contro Gualtieri: "Legittima gli abusivi"

Il timore, espresso tra gli altri dalla deputata FdI Annagrazia Calabria, è quello che "si legittimi l’illegalità, oltre al sopruso e alla violazione forzosa del diritto di proprietà – si legge in una nota – per di più in una città che vanta il triste primato in Italia per insediamenti abusivi ed edifici occupati". Sulla stessa linea Maurizio Gasparri: "È assurdo anche solo pensare di poter concedere la residenza agli abusivi – twitta il senatore forzista - A Roma i dati segnalano 12.000 occupanti irregolari e il Pd cosa fa? Decide di regalargli la residenza più una serie di altri benefit". Già nel 2019 a scegliere di derogare al decreto anti-occupanti era stato il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando.

Cosa dice l’articolo 5 del decreto “Renzi-Lupi”

Il tanto discusso articolo 5 fa parte di un decreto legge, il numero 47 del 2014, conosciuto come 'Piano Casa' o anche con i nomi dei suoi principali proponenti, ovvero l’allora presidente del consiglio Matteo Renzi e Maurizio Lupi, al tempo ministro delle Infrastrutture. Il tema generico riguardava le politiche abitative, ma nello specifico dell’articolo 5 andava a toccare una platea di persone in condizioni di precarietà, non inserite nelle graduatorie per l’accesso all’edilizia residenziale pubblica oppure, visti i tempi biblici delle assegnazioni, non più disponibili ad aspettare e disperate a tal punto da forzare le serrature di appartamenti vuoti. Per tutti loro, nessuna possibilità di ottenere la residenza e tantomeno di allacciare le utenze. Decine le associazioni, da ActionAid a Medici Senza Frontiere, dalla Caritas a Sant’Egidio, che negli anni si sono battute per abrogare l’articolo ritenuto anticostituzionale e lesivo dei diritti umani.

Quando i sindaci possono derogare

Le deroghe, ovviamente, esistono. I sindaci italiani possono sfruttarle se l’applicazione dell’articolo 5 comporta un pericolo sociosanitario per le famiglie coinvolte, soprattutto in presenza di minori, anziani, disabili e malati. Non avere una residenza significa non accedere al sistema sanitario nazionale, prima di tutto. Ma anche non potersi iscrivere all’ufficio di collocamento.

La mozione del Pd capitolino

Ed è su questo che si incentra una mozione firmata dalla quasi totalità dei consiglieri di maggioranza in Campidoglio, in calendario martedì 10 maggio e destinata ad essere approvata senza troppi patemi, con buona pace delle opposizioni. Una formalità, un atto politico che accompagna un lavoro già iniziato in giunta capitolina, ribadito il 5 maggio dall’assessora alle politiche sociali Barbara Funari e da quello alla partecipazione e alla città dei 15 minuti Andrea Catarci, che ha addirittura definito il decreto “Renzi-Lupi” un “obbrobrio disumano”.

Anche se Gualtieri non si è ancora espresso ufficialmente, la linea non sembra essere modificabile, a meno di un dietro-front imbarazzante per il centrosinistra romano. Entro pochi mesi per migliaia di persone nella Capitale cambieranno le cose: la residenza sarà una realtà, anche in un’occupazione abusiva.

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