Corte Ue: "L'Italia recuperi l'Ici non pagata dalla Chiesa"

La Corte Ue annulla la decisione della Commissione del 2012 e una sentenza del Tribunale Ue del 2016 le quali avevano sancito "l'impossibilità di recupero dell'aiuto a causa di difficoltà organizzative". Respinto il ricorso sull'Imu

Lo Stato italiano deve recuperare l'Ici non pagata dalla Chiesa. A stabilirlo sono ora i giudici della Corte di giustizia dell'Unione europea, che hanno annullato la decisione della Commissione del 2012 e la sentenza del Tribunale Ue del 2016 le quali avevano sancito "l'impossibilità di recupero dell'aiuto a causa di difficoltà organizzative" nei confronti degli enti non commerciali, come scuole, cliniche e alberghi. I giudici hanno ritenuto che tali circostanze costituiscano mere "difficoltà interne" all'Italia". E' stato respinto invece il ricorso sull'Imu.

Tutto è partito dal ricorso presentato al Tribunale Ue da una scuola elementare romana e dal proprietario di un bed&breakfast. L'istituto d'insegnamento privato Scuola Elementare Maria Montessori ('Scuola Montessori') e Pietro Ferracci, proprietario di un 'b&b', avevano chiesto infatti di annullare la decisione della Commissione del 19 dicembre 2012 che stabiliva che l'esenzione Ici alla Chiesa era un aiuto di stato ma non ne ordinava il recupero, ritenendolo assolutamente impossibile: era stata riconosciuta all'Italia la "assoluta impossibilità" di recuperare le tasse non versate nel periodo 2006-2011 considerato che sarebbe stato "oggettivamente" impossibile, sulla base dei dati catastali e delle banche fiscali, calcolare retroattivamente il tipo d'attività (economica o non economica) svolta negli immobili di proprietà degli enti non commerciali, e calcolare l'importo da recuperare. Inoltre in quell'occasione Bruxelles stabilì che l'esenzione Imu introdotta nel 2012 non costituiva un aiuto di Stato.

Ici, l'Europa "impone" all'Italia di recuperare gli aiuti di Stato alla Chiesa 

Ma la Scuola Montessori, sostenuta dai Radicali, e Ferrazzi avevano lamentato, in particolare, che tale decisione li aveva posti in una situazione di svantaggio concorrenziale rispetto agli enti ecclesiastici o religiosi situati nelle immediate vicinanze che esercitavano attività simili alle loro e potevano beneficiare delle esenzioni fiscali in questione. Il Tribunale aveva dichiarato i ricorsi ricevibili, ma li ha respinti in quanto infondati e quindi la Scuola Montessori e la Commissione hanno dunque proposto impugnazioni contro tali sentenze.

Con la sentenza di oggi la Corte di giustizia esamina per la prima volta la questione della ricevibilità dei ricorsi diretti proposti dai concorrenti di beneficiari di un regime di aiuti di Stato contro una decisione della Commissione la quale dichiari che il regime nazionale considerato non costituisce un aiuto di Stato e che gli aiuti concessi in base a un regime illegale non possono essere recuperati. Nel rilevare che una decisione del genere è un "atto regolamentare", ossia un atto non legislativo di portata generale, che riguarda direttamente la Scuola Montessori e il signor Ferracci e che non comporta alcuna misura d'esecuzione nei loro confronti, la Corte conclude che i ricorsi della Scuola Montessori e di Ferracci contro la decisione della Commissione sono ricevibili. Quanto al merito della causa, la Corte ricorda che l'adozione dell'ordine di recupero di un aiuto illegale è la logica e normale conseguenza dell'accertamento della sua illegalità.

La Corte di giustizia, annullando sia la decisione della Commissione europea che la sentenza del Tribunale Ue, ha spiegato, come ricostruisce l'Ansa, che le difficoltà di effettuare i calcoli retroattivi sull'importo da recuperare costituiscono mere "difficoltà interne" all'Italia, "esclusivamente ad essa imputabili", non idonee a giustificare l'emanazione di una decisione di non recupero. La Commissione europea, si legge nella sentenza, "avrebbe dovuto esaminare nel dettaglio l'esistenza di modalità alternative volte a consentire il recupero, anche soltanto parziale, delle somme".

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Inoltre, ha ricordato che i ricorrenti erano situati "in prossimità immediata di enti ecclesiastici o religiosi che esercitavano attività analoghe" e dunque l'esenzione Ici li poneva "in una situazione concorrenziale sfavorevole (..) e falsata". La Corte di giustizia ha ritenuto invece legittime le esenzioni dall'Imu, l'imposta succeduta all'Ici, introdotte dal governo Monti, anch'esse oggetto di contestazione da parte dei ricorrenti.

Dall'Ue arriva la conferma: "La Chiesa non deve pagare l'Ici arretrata" 

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