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Giovedì, 23 Maggio 2024
Il caso

Cosa succede a Ilaria Salis se viene eletta al Parlamento europeo

Per l'insegnante italiana detenuta da 13 mesi in Ungheria la via d'uscita dal carcere potrebbe essere il seggio a Strasburgo con Avs. Non si tratta però di una decisione scontata: cosa dice la legge e quali sono gli scenari

Per Ilaria Salis, la 39enne detenuta da 13 mesi in Ungheria e sotto processo con l'accusa di aver aggredito due militanti neonazisti a Budapest nel  2023, la possibile via d'uscita dal carcere si chiama Parlamento europeo. Salis è ufficialmente candidata alle elezioni europee con la lista di Avs-Alleanza Verdi e Sinistra come capolista nel Nord-Ovest. La corsa alle europee fa scattare la scarcerazione? Se eletta, sicuramente sì. Minore il peso della sola candidatura. In Ungheria è sufficiente la presentazione delle liste per far scattare l'immunità, ma in Italia invece occorre prima essere eletti. I precedenti portano a pensare alla scarcerazione solo con l'elezione effettiva. Vediamo cosa dice la legge.

Protocolo Ue

Cosa dice la legge europea

Per capire esattamente cosa accadrebbe a Ilaria Salis in caso di elezione al Parlamento europeo, dobbiamo rifarci al Protocollo numero 7 sui privilegi e sull’immunità dell’Unione europea. L'articolo 9 prevede che per la durata delle sessioni del Parlamento europeo, i membri di esso beneficiano:

  • sul territorio nazionale, delle immunità riconosciute ai membri del parlamento del loro paese;
  • sul territorio di ogni altro Stato membro, dell'esenzione da ogni provvedimento di detenzione e da ogni procedimento giudiziario.

L'immunità li copre anche quando essi si recano al luogo di riunione del Parlamento europeo o ne ritornano. L'immunità non può essere invocata nel caso di flagrante delitto e non può inoltre pregiudicare il diritto del Parlamento europeo di togliere l'immunità a uno dei suoi membri.

L'articolo 7 sancisce che "nessuna restrizione di ordine amministrativo o di altro genere è apportata alla libertà di movimento dei membri del Parlamento europeo che si recano al luogo di riunione del Parlamento europeo o ne ritornano".

Quando potrebbe uscire dal carcere Ilaria Salis

Alla luce di quanto previsto per legge, Ilaria Salis se eletta (dopo la proclamazione ufficiale) godrebbe dell'immunità parlamentare perché funzionale a svolgere il proprio mandato. Di conseguenza, dovrebbe essere scarcerata. Centrale è quindi che la lista superi lo sbarramento. In questo senso, proprio la candidatura di Salis potrebbe fare crescere i consensi e la stessa insegnante gioverebbe di questo effetto traino uscendo dal carcere.

C'è un'altra ombra. La norma sull'immunità non può essere invocata in caso di flagranza di reato. Bisognerà quindi stabilire se il video che l'accusa ungherese invoca come prova della colpevolezza di Salis possa rappresentare flagranza. A quel punto, sarebbe la commissione parlamentare a entrare in gioco.

In linea di principio Ilaria Salis anche se scarcerata potrebbe essere arrestata nuovamente. In questo caso però non basta la decisione dell'Ungheria per "scavalcare" le regole europee. Il giudice ungherese dovrebbe chiedere al Parlamento europeo di avviare la procedura di revoca dell'immunità. C'è però un iter preciso: la richiesta di revoca deve essere diretta al presidente del Parlamento Ue, poi viene comunicata all'Aula e deferita alla commissione competente chiamata a esaminare le richieste. L'iter termina con una proposta con la quale si raccomanda l'accoglimento o il rigetto della richiesta. Il deputato interessato può essere ascoltato e poi la decisione passa all'Assemblea parlamentare.

Meloni: "Non so quanto aiuti politicizzare il caso"

Salis ha firmato la candidatura nel penitenziario in cui è rinchiusa. Solo nella tarda serata di ieri, 18 aprile, è arrivata l'ufficialità anche se erano giorni che si rincorrevano indiscrezioni. Della candidatura di Salis si era parlato già col Pd, ma poi non si è fatto nulla. "Avs - si legge in una nota dell'alleanza - in accordo con Roberto Salis ha deciso di candidare sua figlia Ilaria, detenuta in Ungheria, in condizioni che violano gravemente i diritti delle persone, nelle proprie liste". Una scelta - si puntualizza - che punta a "tutelare i diritti e la dignità di una cittadina europea". Una decisione, spiegano Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, presa di fronte "all'inerzia delle autorità italiane", con l'obiettivo di "ottenere una rapida scarcerazione".

"Ilaria assume questa decisione non come via di fuga dal processo ma per poterlo affrontare nella piena tutela dei suoi diritti. La strada politica decisa è la più coerente con il suo trascorso politico", dice il padre di Ilaria, Roberto Salis.

"Non cambia nulla rispetto al lavoro che il governo sta facendo – osserva Giorgia Meloni – non mi permetto di giudicare le sue scelte, ho già detto che la politicizzazione non so quanto possa aiutare il caso".

Salvini: "Spero confronto Vannacci-Salis"

Chi invece pensa già a ipotetici confronti tra candidati è il leader della Lega, Matteo Salvini. "Rispetto - dice - le scelte democratiche di tutti e quindi, se una persona che attualmente è purtroppo detenuta in Ungheria vuole candidarsi con la sinistra in Europa, libera di farlo. Spero che il generale Vannacci accetti di essere candidato con la Lega perché mi piacerebbe un confronto fra un uomo che ha portato ordine, sicurezza e onore italiano in giro per il mondo e Ilaria Salis".

Quando la politica salva dal carcere

Nel 2023 il deputato polacco Wlodzimierz Karpinski, detenuto per corruzione, è stato scarcerato perché diventato europarlamentare. In realtà non era stato eletto in prima battuta, ma è subentrato grazie alle dimissioni di un collega e i giudici l'hanno liberato.

Il caso di Salis richiama alla mente anche quello di Enzo Tortora pur con le dovute differenze. Era ai domiciliari con l'accusa di traffico di stupefacenti e associazione a delinquere quando il Partito Radicale decise di candidarlo all'Europarlamento. Dopo l'elezione con 485mila preferenze, il tribunale di Napoli revocò la misura detentiva "per sopravvenuta immunità parlamentare". 

Il filosofo Antonio Negri, tra i fondatori di Potere Operaio, è stato incarcerato e processato per "complicità politica e morale" con il gruppo terroristico delle Brigate Rosse. Candidato dal Partito Radicale per le elezioni politiche del 1983 ed eletto ha usufruito dell'immunità uscendo di prigione.

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