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Lunedì, 23 Maggio 2022
Politica

"Quando ce vo' ce vo'...": l'imbarazzante difesa del M5s dopo gli insulti ai giornalisti

L'intervento di Luigi Di Maio a "Non è l'Arena" di Giletti, ancora contro la libertà di stampa. "I toni eccessivi a volte servono", dice il portavoce Rocco Casalino ospite di Fabio Fazio. E' rivolta dei giornalisti

Infimi sciacalli, puttane, pennivendoli, cani da riporto di Mafia Capitale. Così Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista hanno apostrofato i detestati giornalisti dopo l'assoluzione del sindaco di Roma, Virginia Raggi. Insulti che, a distanza di ore e dopo le polemiche, vengono difesi a spada tratta da chi li ha pronunciati. "Eh no, quando ce vo' ce vo'...", ha esclamato Luigi Di Maio quando Massimo Giletti a Non è l’Arena su La7 gli ha chiesto se volesse fare retromarcia. "Assolutamente no: il gioco ora è esaltare la Lega e dipingere noi come appestati. Vogliono far saltare il governo, ma non abbocchiamo". Insulti che Rocco Casalino, portavoce del premier, ritiene quasi educativi: "I toni eccessivi a volte servono, la libertà di stampa è giusta, ma c’è un accanimento contro di noi, il cane da guardia fa questo", ha spiegato a Fabio Fazio. E il M5s ha minacciato provvedimenti e tagli ai finanziamenti per la stampa.

Lucia Annunziata a Bonafede: "Sono più puttana o pennivendola?"

La domanda di Lucia Annunziata strappa un sorriso anche al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ospite a 'Mezz'ora in più'. "Sono più puttana o pennivendola?", chiede la giornalista a proposito delle dichiarazioni sulla stampa del M5s, dopo l'assoluzione del sindaco di Roma. "Non avrei usato quelle parole", risponde, ma "ciascuno ha il suo stile e non commento post di colleghi che esprimono il proprio pensiero", ma "non mi scandalizzano quei termini, mi scandalizzano di più i due anni di massacro e fango sulla Raggi".

Raggi assolta, Di Maio e Di Battista attaccano i giornalisti: “Sciacalli e pennivendoli” 

Non solo Annunziata, però. La stampa non ci sta. E' netta e dura la replica dei giornalisti agli attacchi di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista dopo l'assoluzione di Virginia Raggi. Se il vicepremier ha parlato di "infimi sciacalli", l'ex deputato grillino su Facebook se l'è presa con i "pennivendoli": "Sono loro le vere puttane". Dalle note ufficiali ai post sui social, sono molti i giornalisti che hanno replicato alle accuse. "Di Maio dice che i giornalisti sono infimi sciacalli - twitta Vittorio Feltri, direttore di Libero -. Vero, ma non incassano il reddito di cittadinanza e a differenza di lui non sono analfabeti e lavorano, male ma lavorano".


"Caro @luigidimaio prima di insultare i giornalisti impara a leggere le sentenze: il giudice ha stabilito che 'il fatto c’è', dunque abbiamo scritto solo la verità - scrive su Twitter Sebastiano Messina de la Repubblica - Noi raccontiamo i fatti e continueremo a farlo: fattene una ragione". "Sono dieci anni che Di Maio tenta con ogni mezzo di abolire l’Ordine dei giornalisti, che dice di disprezzare - scrive in un altro post - Qualche giorno fa ha annunciato che l’abolizione 'è già sul tavolo del governo'”.

Il direttore del quotidiano, Mario Calabresi, con un editoriale ha sottolineato come "nessuno dei fatti descritti da Repubblica è stato smentito. La procura e il giudice per le indagini preliminari li hanno ritenuti rilevanti. Il Tribunale ha ritenuto che non costituiscano reato e Virginia Raggi è stata assolta". "Ma basta con 'infimi sciacalli' ai giornalisti. Un sindaco è stato assolto, dovrebbe essere il minimo. La città resta quella che è, si metta al lavoro per fare meglio. Punto", scrive Andrea Salerno, direttore La7. "Il livore dei 5 stelle verso l'informazione è comprensibile solo per la frustrazione di non poter, da giustizialisti integrali, attaccare chi ha portato a giudizio la Raggi, non i giornalisti ma i magistrati - è il post di Enrico Mentana, direttore del Tg La7 su Facebook - Hanno avuto anni per dare ai giornalisti delle puttane, ma hanno aspettato la fine del processo di primo grado, non si sa mai". "Nessuna categoria è fatta solo di gente pura, neanche i giornalisti, neanche i 5 stelle, neanche le puttane. Ma né i giornalisti né le donne che scelgono, o sono costrette, alla prostituzione sono così poco coraggiosi da dare la colpa di un'azione giudiziaria a chi l'ha raccontata e non a chi l'ha aperta e svolta", sottolinea.

Per David Sassoli, vicepresidente del Parlamento europeo ed ex vice direttore del Tg1, "le parole di #DiMaio e #DiBattista contro i giornalisti ci ricordano l'allucinante odio e veleno con cui hanno infettato l'#Italia. Nessuno potrà mai perdonarvi. Per questo crimine nessuna assoluzione è possibile". "Niente. Riescono a essere rabbiosi, volgari e ignoranti anche in un giorno di festa. Povera Italia che fine stai facendo", è il post di Federica Angeli, la cronista di Repubblica che vive sotto scorta dal 2013 per aver denunciato le infiltrazioni della criminalità organizzata a Ostia. Lirio Abbate, vice direttore de L'Espresso, ricorda su Twitter: "La sindaca #Raggi è stata assolta. Bene. Occorre però ricordare a lei a #DiMaio e #DiBattista che i giornalisti raccontano notizie documentate e riscontrate che non sempre coincidono con #notiziedireato Ed è ciò che ha fatto @emifittipaldi su @espressonline scrivendo notizie vere". Corrado Formigli (Piazza Pulita) ricorda "a chi detiene il potere politico: se i giornalisti vi diffamano querelate o chiedete rettifica. Facendo nomi e cognomi, su fatti specifici. Oppure rimanete in silenzio. Nei paesi decenti si fa così".


In una nota, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana, scrivono: "Nel giorno dell'assoluzione della sindaca di Roma, Virginia Raggi, il vicepremier Luigi Di Maio insulta i cronisti e annuncia una sua legge sull'editoria. Eppure molti di quei cronisti oggi insultati hanno denunciato in anticipo Mafia Capitale e non hanno risparmiato nulla neppure al precedente sindaco, Ignazio Marino. Ieri andavano bene e oggi no? Di Maio e chi, come lui fra i 5 Stelle, sogna un'informazione al guinzaglio deve farsene una ragione: non saranno le minacce e neppure gli insulti a impedire ai giornalisti di fare il loro lavoro". "Le sue frasi - proseguono i vertici della Fnsi - sono la spia del malessere di chi vede vacillare un consenso elettorale costruito su annunci e promesse irrealizzabili. Quanto agli "infami" e agli "sciacalli" è sicuro, il vicepremier, di non parlare anche di se stesso, considerato che il suo nome continua a figurare fra quelli degli iscritti all'Ordine dei giornalisti?". "Gli insulti del ministro Di Maio si commentano da soli come è stato già stigmatizzato dai colleghi della Fnsi - commenta Carlo Verna, presidente dell'Ordine nazionale dei giornalisti -. Sono espressi nell'esercizio del suo mandato e per questo non prendo iniziativa di trasmetterli al consiglio di disciplina dell'Ordine dei giornalisti della Campania cui è iscritto". "Ma, mentre da cittadino mi chiedo se sia questo il modo di esercitare un alto mandato, da presidente dei giornalisti - conclude Verna - gli chiedo di valutare seriamente la possibilità di lasciare spontaneamente la nostra comunità, nella quale ha diritto di stare, ma in cui chi si comporta così non è assolutamente gradito".
 

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