Giovedì, 13 Maggio 2021
L'intervista

Dopo il Congresso i Radicali guardano al Pd, Iervolino: "La riforma elettorale ha pesato sulla lotta al Covid"

Usciti dalla fase congressuale, il partito di ispirazione liberale in Italia ha eletto la nuova segreteria che dovrà dare impulso ad una nuova linea politica. Tra gli interlocutori per Massimiliano Iervolino, ci sono anche socialisti e verdi. Calenda non pervenuto

Finché i partiti non si decideranno a discutere le loro proposte di legge di iniziativa popolare, depositate in Parlamento insieme a decine di migliaia di firme raccolte in tutta Italia, le principali battaglie dei Radicali Italiani restano tre: cannabis legale, eutanasia legale e la campagna “Ero straniero”. Quest'ultima affronta il tema dell’immigrazione proponendo, tra le varie, una forma di regolarizzazione su base individuale degli stranieri “radicati” in Italia. E poi i temi ambientali. Come è sempre stato nella loro storia, non ci sono forme di pregiudizio verso nessuno e sono pronti a confrontarsi sui temi con chiunque, anche se, i primi saranno con cui parlare saranno coloro che hanno accettato l’invito a confrontarsi in occasione del recentissimo Congresso di Radicali Italiani, chiusosi domenica scorsa. E' stato riconfermato Massimiliano Iervolino che, in una intervista a Today, spiega: “Partiamo da chi ha accettato di dialogare con noi al Congresso, dunque Pd, Più Europa, Socialisti e Verdi. Abbiamo invitato anche Calenda e Italia Viva, ma non si sono presentati”. 

Ma il Pd vuole fare l’alleanza con il Movimento 5 Stelle.

“E allora? A parte che oggi non si capisce bene che cosa voglia fare il Pd. Probabilmente andrà ad una fase congressuale e lì si discuterà anche la linea politica, ma a noi interessano gli obiettivi e le iniziativa politiche. Su questioni come l’ambiente e i diritti civili, non abbiamo problemi con nessuno”.

Se il Pd è ancora un vostro interlocutore, immagino abbia sentito di recente un loro esponente. Chi è?

“E’ Cecilia D’Elia, portavoce della Conferenza nazionale delle donne democratiche e molto vicina Zingaretti. Lei é venuta al Congresso”. 

E che cosa vi siete detti? Quali iniziative vorreste intraprendere insieme?

“Ci sono varie questioni su cui stiamo discutendo. Quella che metto in cima alle altre però è la questione istituzionale e l’allargamento della platea degli autenticatori in occasione dei Referendum popolari”. 

Nel Congresso ha avuto peso il tema ambientale, quali sono le questioni da porre sul tavolo?

“Noi ci siamo occupati molto di bonifica dei siti di interesse nazionale; la mancanza di impianti di depurazioni al Sud Italia; la gestione dei rifiuti, con un focus su Mezzogiorno e Campania. Anche perché, quando parliamo di ambiente, siamo legati alle procedure di infrazione riguardanti l’Italia. Delle 81 procedure infrazione aperte dalla Commissione Europea, 16 sono ambientali”.

Ma delle tante quale è la prima cosa da fare per l’ambiente?

“Chiudere i conti col passato e bonificare i 41 siti di interesse nazionale, a partire da Priolo, Bagnoli, Casale Monferrato, Taranto. E poi dare al Centrosud quegli impianti necessari per chiudere il ciclo dei rifiuti, fornendo infrastrutture utili per avere impianti di depurazione idonei e non scaricare a mare le acque reflue non depurate”. 

Non lo diamo per scontato, ma oltre al Pd, il vostro “partner” ideale è +Europa giusto?

“Certo, anche perché ci sono parecchi compagni radicali, tra cui anche Emma Bonino. Però ci sono anche socialisti e Verdi perché la questione principale sono gli obiettivi”.

Senta a proposito di obiettivi, ci sono due ex storici come Marco Cappato e l’ex segretario di Ri Mario Staderini, che sembrano averne altri. E’ uno strappo per voi?

“Ma no, nessuno strappo. Cappato e Staderini sono sempre dei compagni radicali che hanno scelto una strada diversa. Li guardiamo sempre con rispetto. Sono impegnati nelle loro battaglie politiche, ma con strumenti diversi, intenso come soggetti politici diversi”.

Sì, ma a lei convince l’idea delle assemblee estratte a sorte?

“Può essere un’idea ma io penso che non sia risolutiva per l’Italia. Noi restiamo convinti che serva una riforma elettorale maggioritaria, come nel referendum proposto da noi e votato dall’80% degli italiani e poi disatteso perché la legge successiva fu il Mattarellum, che introduceva una fetta importante di proporzionale (25%), oggi arrivato al 60%”.

Qualcuno potrebbe tacciarvi di voler essere degli accentratori o addirittura dei “fascisti”?

“Macché fascisti. Gli americani, gli inglesi e i francesi non sono fascisti. Hanno democrazie solide, poi si può discutere su che forma di governo, ma quelli sono governi solidi, sono i nostri ad essere deboli. In questa legislatura ci sono stati 3 governi perché abbiamo una legge elettorale in cui domina il proporzionale”.

Quindi il tempo perso per i vari cambi in corsa, durante la lotta al Coronavirus, è colpa della nostra legge elettorale?

“Queste maggioranze non solo hanno inciso nella lotta alla pandemia, ma hanno anche impedito che si risolvessero i problemi degli ultimi 30 anni: mancata riforma del fisco, pubblica amministrazione, transizione digitale e l’obbrobrio rappresentato dalla riforma al Titolo V. Se governi 10 mesi, è chiaro che pensi alle prossime elezioni e non alle future generazioni”.

Poi però i governi hanno agito e affrontato il Covid.

“Sì, ma noi abbiamo sempre detto che sul Coronavirus c’è stata mancanza di trasparenza sui dati, così ogni scelta è stata presa senza spiegare il ragionamento che c’era dietro. Quando tu dici di chiudere i teatri o le scuole, devi dimostrare con i dati che i focolai sono lì o sono più probabili lì. Invece questo esercizio no c’è stato. E poi si è intervenuti troppo lentamente per contrattare le misure con le Regioni”.

E qui si collega la lentezza delle decisioni con la riforma del Titolo V?

“Sì, in questo caso ha prodotto disastri che oggi paghiamo. In parecchie regioni manca la sanità territoriale, che è uno dei motivi per cui il Covid ha avuto vita facile. C’è stata una eccessiva ospedalizzazione, mentre il governo perdeva tempo a contattare con le Regioni”.

E poi le restrizioni. Ma, visto che qualcuno aveva anche parlato di “dittatura sanitaria”, voi pensati che siano stati violati diritti individuali?
“Secondo me è una forzatura. I problemi sono strutturali. Troppe ospedalizzazioni. Le persone andavano curate a casa o nelle strutture territoriali”. 

La prossima partita sono le comunali però. Vi presenterete a Roma?
“Vediamo. Non lo so”. 

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