Venerdì, 18 Giugno 2021
La manifestazione dei disobbedienti

"Io Apro", i ristoratori pronti a violare il Dpcm coccolati da Salvini

Il 15 gennaio è il giorno previsto per l'iniziativa promossa in rete dagli esercenti danneggiati dalle normative anti Covid

Ha già raccolto oltre 50 mila adesioni da tutta italia 'ioApro', l'iniziativa lanciata sui social che invita i ristoratori a restare aperti, a partire dal 15 gennaio, in difformita alle restrizioni anti Covid imposte dal Governo.

"È una questione di sopravvivenza, siamo già al punto di non ritorno, ma ci proviamo lo stesso", spiega Umberto Carriera, il ristoratore 'ribelle' di Pesaro che ha già collezionato multe e sospensioni per aver aperto alcuni suoi locali malgrado i divieti dei vari Dpcm. "Se arrivano le forze dell'ordine prenderemo la multa e la metteremo nel cassetto, prenderemo le multe fatte anche ai nostri clienti, faremo migliaia di ricorsi".

L'imprenditore è ospite di Matteo Salvini, che ha organizzato una diretta Facebook, per presentare l'iniziativa di "oltre 60mila imprese", secondo quanto ha assicurato lo stesso Carriera. "Noi - conclude Carriera - apriamo venerdì, altrimenti non riapriamo più".

Tra Milano, Modena, Pesaro e Reggio Emilia, le città con maggiori adesioni finora registrate. "Non è mai stata presentata un'indagine epidemiologica che accerti i contagi nei locali, a differenza di quanto può accadere sui mezzi pubblici o nei supermercati - sostiene Carriera - Vogliamo poter lavorare, ma saremo i primi a puntare il dito contro chi non rispetta le norme di sicurezza", tanto da dotarsi di un Dpcm 'autonomo', nel gergo dell'ideatore dell'iniziativa un "Decalogo Pratico Commercianti Motivati".

Tra le regole "un tavolo si e uno no - spiega Carriera - mascherina obbligatoria e conto alle 21.45". 

Una iniziativa che i promotori promettono di estendere alle altre categorie danneggiate dalle norme sanitarie. Spronato dalle domande di Salvini, Carriera ha infatti spiegato: "Ci stanno contattando migliaia di persone, anche palestre, piscine e mondo dello spettacolo. E anche i cittadini ci sostengono, ci chiedono di riaprire".

Salvini incita alla disobbedienza?

"C'è voglia di vivere tranquilli, è bene ricordare che l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro'" dice Matteo Salvini concludendo il suo collegamento Facebook. "Per me la libertà non ha mercato, ritenevo mio dovere dare la parola a chi tutela la salute e mette al centro il lavoro", conclude il leader della Lega. Ma non sono mancate polemiche per l'iniziativa.

"Salvini, ex ministro degli Interni, istiga alla disobbedienza strumentalizzando la sofferenza di una categoria in forte difficoltà come quella dei ristoratori. È il metodo Trump ed io credo sia molto pericoloso oltre che irresponsabile" scrive su Twitter Alessia Morani (Pd), sottosegretaria al Ministero dello Sviluppo economico.

"Io non incito nessuno, sto facendo solo da tramite tra voi e i milioni dei miei follower" aveva spiegato il leader della Lega rinvendicando il diritto, anzi "il dovere di farla conoscere a più gente possibile". 

Io non apro: c'è chi si oppone ai disobbedienti

"Una risposta irresponsabile e che si muove nell'illegalità. Le riaperture illegali, se ci saranno, saranno viste come un gesto da disperati nella migliore delle ipotesi, da farabutti incoscienti nella peggiore". Sono dure le parole di Rodda, che gestisce la famosa osteria dell'Orsa di Bologna, tra le più antiche sotto le Due torri, e che non è "assolutamente d'accordo coi colleghi che propongono riaperture contro il governo, o cause al Tar per vedersi concedere il diritto di tirar su le serrande". 

"Si tratterà di un autogol, una figuraccia e un'inutile esposizione mediatica" che "non funziona" per i ristoratori "seri".

"La situazione e' drammatica" ed è "normale che ci sia sfiducia nel settore" ma la questione va posta in altri termini. Quali? "C'é una pandemia? Qualunque luogo di ritrovo e' potenzialmente pericoloso? Allora bisogna chiudere, malgrado i distanziamenti gia' messi in atto, i protocolli adottati, i separatori in plexiglass e gli ettolitri di disinfettante per mani comprati", spiega alla agenzia 'Dire'. "Ma se bisogna chiudere, occorre supporto vero: non elemosina, supporto- continua- Come si fa? Una prima, semplicistica ma efficace, misura sarebbe il finanziamento di una percentuale ampia della disparità fra bilancio 2019 e bilancio 2020".

"In questo modo, secondo il titolare dell'Orsa, "molte aziende avrebbero realmente cio' di cui hanno bisogno e non assisteremmo piu' a una spruzzata di aiuti a caso. Mesi fa, lessi un'intervista in cui un parlamentare dichiarava che se avessero dato gli aiuti alla ristorazione sul modello tedesco o francese, metà avrebbero chiuso perché nessuno dichiara quello che guadagna. Bene, intanto fatelo, poi vedremo."

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