Il lavoro per i giovani? Solo grazie ai bonus: è ufficiale, il Jobs Act non funziona

Draghi elogia la riforma del lavoro del Governo Renzi ma i nuovi bonus inseriti nella legge di bilancio 2018 sono una sorta di ammissione di colpa. Il Governo offre di nuovo ai datori di lavoro la leva della decontribuzione: "Ma finiti i soldi, si vedrà"

Draghi elogia il "Jobs Act", l'ex presidente del consiglio Renzi gradisce l'assist del presidente della Banca Centrale Europea, ma leggendo la nuova legge di Bilancio 2018, i nuovi bonus per far entrare i giovani nel mondo del lavoro rappresentano una implicita ammissione di colpa: la riforma dei contratti di lavoro non funziona, o quantomeno non è sufficiente.

Ma andiamo per ordine. Oggi l'ex governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, ora seduto sulla poltrona di riferimento della Bce, ha elogiato il Jobs Act citando la riforma del lavoro firmata da Matteo Renzi come esempio di "riforma strutturale" legando tuttavia la sua efficacia alle contestuali agevolazioni fiscali.

"Il Jobs Act - ha detto in apertura di un convegno della Bce sulle riforme - è stato seguito da un incremento di quasi mezzo milione sul numero di occupati con un contratto a tempo indeterminato, in ampia misura a seguito delle agevolazioni alle imprese che assumevano con i nuovi contratti a tempo indeterminato".

"Se si va nello specifico alle riforme del mercato del lavoro, il solo aumento della flessibilità può generare problemi. Durante le crisi a causa di potenti interessi protetti, le riforme sul mercato del lavoro non sono state accompagnate da riforme sui prodotti e in questo modo prezzi e salari non hanno segnato aggiustamenti contestuali".

Più del Jobs Act hanno fatto gli sgravi fiscali

Come già evidenziato a settembre nella nota trimestrale sulle tendenze dell'occupazione curata da Istat, ministero del Lavoro, Inps, Inail e Anpal, diminuiscono disoccupati e inattivi ma si assiste ad una vera e propria esplosione del numero dei lavoratori a chiamata o intermittenti. Dati negativi sopratutto per i giovani: l'impatto dell'invecchiamento della popolazione sul mercato del lavoro è significativa, poiché cresce il numero degli occupati ultracinquantenni, ma su questo pesa l'allungamento dell'età pensionabile. Invece nel secondo trimestre 2017 il numero di occupati tra i giovani 15-34enni è rimasto stabile rispetto al trimestre precedente ma torna addirittura a calare su base tendenziale (-0,7 per cento, -38 mila unità).

Per correggere il tiro il Governo ha inserito nella legge di bilancio 2018 ben due bonus per le assunzioni: uno prevede il taglio per tre anni del 50% dei contributi per i nuovi assunti under 29, l’altro per 12 mesi per chi ha tra 29 e 35 anni. Bonus da inquadrare nel più ampio contesto del contratto a tutele crescenti del Jobs Act, ma come abbiamo visto, non è stata l’eliminazione dell’articolo 18 a spingere le imprese ad assumere, ma gli sconti fiscali.

Ora il Governo offre di nuovo ai datori di lavoro la leva della decontribuzione per le nuove assunzioni, ma vale solo per i giovani e solo per tre anni: alla faccia della misura strutturale. Il leit motiv resta lo stesso: "Finiti i soldi, poi si vedrà"

Missione è fallita dunque? I dati parlano chiaro: nei primi sette mesi dell’anno, su 1 milione di rapporti di lavoro in più, i contratti a tempo indeterminato sono solo 27.218 e in confronto con lo scorso anno sono addirittura calati. La riforma del lavoro firmata da Renzi non ha favorito i contratti stabili, soprattutto tra i più giovani e l’introduzione di nuovi sgravi è una sorta di ammissione. Non a caso il segretario del Pd, all’avvio del suo tour in treno, ha caldeggiato per la prossima legislatura "un ulteriore Jobs Act".

Nel frattempo sale la tensione sociale.

Sciopero generale il 27 ottobre

Le organizzazioni sindacali Cub, Sgb, SiCobas, Usi Ait e Slai Cobas hanno proclamato per il prossimo 27 ottobre uno sciopero generale: iniziative di protesta si svolgeranno anche a Roma.

I sindacati manifesteranno "contro il Jobs act, la Cattiva scuola, la Fornero e l`ennesima Legge di stabilità fatta a vantaggio degli imprenditori, delle Banche e delle multinazionali mascherata dalla coperta sempre più stretta della beneficenza e delle mancette dei bonus. Un esempio emblematico è l`irrisorio fondo per i 'morosi incolpevoli' e al contempo le facilitazioni alle Banche per gli sfratti".

La soluzione di Draghi: "Educazione"

Tutto male dunque e nulla di recuperabile? Non proprio anzi. E' proprio il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi ad incoraggiare i Governi dell'eurozona ad attuare riforme nel mercato del lavoro. Draghi punta il dito contro "la polarizzazione delle qualifiche":

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"La riposta principale è nell'educazione e nella formazione - ha concluso Draghi - che distribuiscano più ampiamente le qualifiche". Le politiche pubbliche devono puntare a far entrare le persone sul lavoro e su posizioni in cui possano sviluppare le loro qualifiche. Le riforme - ha aggiunto Draghi - devono tener conto dell'equità così come dell'efficienza. Gli interessi protetti devono essere contrastati e coloro che hanno perso devono ricevere l'adeguato supporto". Secondo il capo della Bce con le attuali politiche monetarie espansive "abbiamo una nuova finestra di opportunità per assumere queste misure".

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