Mercoledì, 22 Settembre 2021
Politica

L'ex centrodestra sotto interrogatorio

L'uso 'allegro' dei rimborsi elettorali in casa Lega Nord. I "debiti di riconoscenza" di Silvio Berlusconi. Le vacanze gratis di Roberto Formigoni. Francesco Belsito, Valter Lavitola e Pierangelo Daccò scuotono il vecchio asse Pdl-Lega Nord

Tre interrogatori tengono sotto scacco quella che una volta era la coalizione di governo. Quell'asse, Pdl - Lega Nord, oggi messo 'alla sbarra' da tre personaggi che nessuno, fino a qualche mese fa, neanche conosceva. Due 'faccendieri' e un tesoriere. Valter Lavitola, ex direttore de L'Avanti, Pierangelo Daccò, vertice occulto delle sanità lombarda, Francesco Belsito, ex responsabile delle finanze del Carroccio.

In meno di 24 ore le indiscrezioni trapelate dagli interrogatori dei tre stanno minando l'immagine politica di tre 'pezzi da novanta' di quella ex coalizione. Lavitola 'contro' l'ex premier Silvio Berlusconi; Daccò 'contro' il governatore della Lombardia Roberto Formigoni; Belsito 'contro' l'ex leader della Lega Nord Umberto Bossi.

Lavitola vs Berlusconi - Il 'faccendiere' scappato in Sudamerica e oggi sotto processo dopo diversi mesi di latitanza, nell'interrogatorio del 18 aprile ha spiegato ai pm i motivi di quella richiesta choc nei confronti di Berlusconi: 5 milioni di euro. Non un ricatto, precisa Lavitola, anche perchè "se avessi avuto la volontà di ricattarlo, lo avrei fatto per avere un incarico politico". Ma semplicemente il pagamento di un "debito di riconoscenza". In poche parole, in previsione del suo arresto, l'ex direttore de L'Avanti puntava "a fare una scorta finanziaria che mi fosse sufficiente a poter chiudere quei contratti". Contratti relativi alla sua attività ittica in Sudamerica. Soldi come ricompensa per aver fatto sette mesi di latitanza per aver consegnato a Gianpi Tarantini, l'uomo delle escort, un milione di euro per conto dell'allora premier. Quanto, poi, al suo rapporto con l'ex premier, a precisa domanda degli inquirenti, Lavitola ha risposto in maniera inequivocabile: "Ero il suo consigliere politico. Alla faccia di Gianni Letta e Nicolò Ghedini".

Daccò vs Formigoni - Nel corso dell'interrogatorio di garanzia davanti al gip, Pierangelo Daccò, per tutti il 'faccendiere' della sanità lombarda, arrestato nell'inchiesta relativa al crac finanziario del San Raffaele di Milano e ora coinvolto nell'inchiesta sui fondi 'neri' della Fondazione Maugeri, ha ammesso di aver ricevuto 70 milioni di euro in consulenze dalla fondazione Maugeri "perchè sapevo come risolvere i problemi". 70 milioni come "ricompensa" per la sua attività "di lobby" in quanto "conoscevo gli ingranaggi della Regione". In pratica, Daccò si è qualificato al cospetto degli inquirenti non come esperto o tecnico della sanità, ma come un "esperto nella frequentazione da ormai 34 anni di tutti i meandri regionali per quanto riguarda la sanità e, sì, so cosa bisogna fare, come intervenire, quando intervenire". Ma il problema per il Pdl lombardo, o meglio, per il ciellino Roberto Formigoni 'vittima' delle vacanze regalategli da Daccò, è proprio il suo rapporto 'stretto' con il faccendiere del mondo sanitario. Daccò nel corso dell'interrogatorio ha spiegato di avere "importanti referenti politici". Di non aver mai avuto bisogno "del ministero, perchè il ministero opera a livello centrale" e "sulle Regioni poco conta". Quindi i nomi: il senatore Romano Comincioli del Pdl, ex compagno di classe di Silvio Berlusconi, deceduto nel giugno scorso. Quindi "Gianfranco Micchichè", leader del Grande Sud (che in una nota smentisce di averci mai fatto affari), e ancora Pippo Fallica "assieme a Cammarata e Cuffaro". 

Belsito vs Bossi - Dei lingotti e dei diamanti sappiamo ormai tutto. Così come delle operazioni finanziarie marca leghista tra Cipro e la Tanzania. Quello che però Francesco Belsito ha confermato agli inquirenti nel suo interrogatorio di venerdì 26 aprile al cospetto dei pm di Milano è qualcosa che potrebbe essere molto più grave agli occhi della base leghista. Belsito ha infatti spiegato che ogni investimento "fosse a conoscenza del segretario Umberto Bossi". E a poco sembra valsa la 'difesa all'attacco' di Bossi, per il quale i pm "stanno coprendo qualcuno. Noi siamo sotto attacco perchè sfidiamo lo Stato". Le parole di Belsito, al momento, non lasciano dubbi. La gestione 'allegra' dei rimborsi elettorali non può essere stata affidata unicamente al tesoriere Belsito. L'acquisto di lingotti e diamanti non può essere passato inosservato ai vertici politici del Carroccio. 

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