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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Politica Italia

Lavoro (poco) e pensioni (incerte): "L'Italia una polveriera pronta ad esplodere"

Non tragga in inganno lo strano silenzio dei sindacati e l'assenza di scioperi se non per singole vertenze di settore: il segretario generale dell'Ugl Paolo Capone tratteggia a Today uno scenario a tinte fosche, ma propone anche soluzioni "e non bonus da 80 euro"

L'Italia è seduta su una polveriera. Niente mezzi termini ne giri di parole, per il segretario generale dell'Ugl Paolo Capone la situazione economica e ancor più quella sociale è prossima al limite di rottura. "Basta poco - confida il sindacalista a Today - lo abbiamo visto nei recenti fatti di cronaca e nelle non rare vertenze sindacali, per scatenare vere e proprie proteste che coinvolgono una larga fetta dei cittadini". 

"Lo strano silenzio dei sindacati, della Cgil in primis, non deve trarre in inganno. La pace sociale è solo apparente - avverte Capone - ma c'è da chiedersi fino quando i legami familiari aiuteranno il paese, anche in virtù della peculiare caratteristica del risparmio all'italiana che vede le famiglie sopperire alle mancanze assistenziali, ma davvero, ancora, fino a quando?". 

Capone boccia il reddito di inclusione a cui oppone la proposta di un lavoro di inclusione. "Il Governo sbaglia politica sul reddito, per far ripartire l'economia italiana occorre che il lavoro sia meglio retribuito, abbassando il cuneo fiscale allora si potrà innescare un circuito virtuoso che non andrà a pesare sullo Stato". 

"C'è un aspetto che viene inoltre sottovalutato - incalza Capone - i prodotti italiani sono ancora eccellenza? No, anzi, la qualità è in costante calo per il semplice assunto che un lavoratore non contento non potrà produrre un lavoro eccellente, così le competenze non possono correre di pari passo con il precariato che invece fa scappare la manodopera meglio specializzata senza ottenere una fidelizzazione del lavoratore". 

Quali sono dunque le ricette?
"Noi lo ripetiamo da anni, i lavoratori dovrebbero essere resi partecipi attivamente ai processi decisionali delle aziende, secondo il modello tedesco di cogestione.
Inoltre sempre in ottica del lavoro è importante un concetto, ovvero che non è necessario allungare l'età lavorativa: le riforme previdenziali infatti hanno sì prodotto una maggiore popolazione attiva, ma solo perché ha dilatato l'uscita dal mondo del lavoro bloccando il turnover, con l'effetto che ora migliaia di giovani non riescono a trovare un'occupazione senza uscire dai dettami del precariato.
In un Paese civile non è minimamente accettabile spremere ulteriormente i lavoratori continuando ad alzare l'età pensionistica, è un ennesimo primato negativo europeo. Oltretutto a 70 anni è impensabile che le energie e la qualità del lavoro sia pari a quella di colleghi più giovani ed è una evidente mortificazione non solo fisica ma anche intellettuale del lavoro".

Quali correttivi alla riforma delle pensioni?
"E' necessario mettere in atto una manovra che abbia una visione più ampia e mi riferisco di pensare anche ai giovani: l'età pensionistica così elevata genera un ingorgo che impedisce ai ragazzi di entrare nel mondo del lavoro, creando ulteriori squilibri sul sistema provvidenziale. Un sistema che penalizza non solo chi ha iniziato presto a lavorare ma anche gli operai, persone che svolgono lavori gravosi e usuranti e le donne che hanno difficoltà ad usare l'Ape e l'Ape social per la pensione anticipata. Queste sono tutte categorie che devono essere tutelate, invece in questi ultimi anni il Governo ha continuamente fatto cassa sui lavoratori, prosciugando diritti e denaro dei pensionati e dei futuri pensionati".

Il sistema pensionistico però, a detta dello stesso presidente dell'Inps sembra non reggere
"Il presidente Boeri dovrebbe avere un ruolo tecnico, invece da qualche tempo si arroga un qualche tipo di ruolo politico con esternazioni che non fanno bene al paese. Serve invece superare il modello Inps attuale che vede le politiche assistenziali e previdenziali pescare dalla stessa cassa. Mentre dovrebbe esistere una specifica voce di bilancio dello stato per le misure di sostegno alle aziende e ai redditi".

Come giudica le politiche portate avanti dal governo Renzi/Gentiloni?
"Basta con le politiche dell'una tantum e dei bonus che, come abbiamo visto, non producono effetti di sistema, si vada invece verso una nuova politica che ribalti l'assioma prima il lavoro poi i redditi con specifiche forme di sostengo per quelli medio bassi. Sì ad un nuovo round di rinnovo dei contratti collettivi che superi l'ormai nota parolina magica degli ottanta euro".

Si va verso un autunno caratterizzato da una prima tornata elettorale in Sicilia che inaugurerà i mesi che ci accompagneranno alle politiche di primavera, quali i temi caldi che il vostro sindacato porterà avanti?
"Serve una politica industriale per il Paese, penso alla Fiat che ha lasciato l'Italia lasciando solo uno scampolo della produzione, e alcuni vorrebbero pure il fautore di tutto questo candidato premier. Invece l'Italia può essere ancora un paese industriale se saprà venire a capo di politiche regionali che ad esempio in Sicilia vedranno in primo piano la necessità di ammodernare la rete delle infrastrutture, e penso anche alle 'strade informatiche', così come trovare un compromesso tra turismo e recupero delle aree dismesse. E' una scommessa che deve essere giocata per fare di questa Regione il ponte verso l'Africa che presto, si spera, uscirà da questa perdurante instabilità". 

Leggi anche: "Sicilia ultima regione del Sud, agire subito sulle infrastrutture"

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