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Sabato, 25 Giugno 2022
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La Lega di Salvini fa il pieno di parlamentari ed è in continua mutazione: da antieuro a partito di lotta e di Governo

Il Carroccio non ha più niente a che fare con la vecchia pelle di movimento secessionista del nord da cui proviene. Si è ricostituito, è diventato un partito nazionale che continua a mutare mentre deve ancora finire altri riposizionamenti. Cala il consenso mentre è dentro il Governo Draghi

La Lega (che si chiama così solo dal 2017 quando il simbolo perde la denominazione “Nord” e il simbolo del Sole delle Alpi) è un partito che ha radici profonde nella storia nazionale perché cominciò a muovere i primi passi negli anni ’80 con Umberto Bossi e molte personalità del Nord italiano, guardando ad un progetto politico federalista e secessionista. L’idea di fondo era che il Nord, soprattutto il Nord Est, fosse la parte più produttiva ed economicamente più forte, anche per dei fattori storici e culturali di mentalità che divideva gli italiani del Nord da quelli del Sud. 

La Lega Nord non si è mai neppure avvicinata alla possibilità di separare il Paese, ma nel corso dei Governi Berlusconi, all’interno dei quale la Lega Nord c’era, riforme di carattere federalista ci sono state. Basti pensare alla grande riforma del Titolo V. Uno dei passaggi fondamentali della trasformazione del partito avvenne anche prima della Lega di Salvini, cioè quando, di fatto, la Lega di Bossi, che per alcuni versi poteva anche essere associato ad un movimento socialista collocabile a sinistra, si sposta a destra, occupando una posizione molto più simile a quella di un partito di destra sociale nazionalista. 

Siamo nei primi anni 2000 quando dalla Lega Nord se ne vanno tanti politici ed intellettuali che avevano sognato gli Stati Uniti d’Italia, non riconoscendosi più in un partito la cui unica preoccupazione era diventata quella di fare la “guerra” agli immigrati”. Giancarlo Pagliarini, tra i leghisti della prima ora e ministro del Bilancio del primo governo Berlusconi tra il 1994 e il 1995, disse che “ormai la Lega non ha più nulla da dire” e sottolineando quasi un tradimento nei valori perché “il federalismo invita persone diverse a stare insieme in nome di un obiettivo comune. Il resto sono solo parole inutili”. In quelle parole c’era ancora quell’ispirazione socialista della primissima Lega Nord, quando un giovane Umberto Bossi scriveva e propagandava le sue idee dal giornale “Lombardia Autonomista”, nome sotto al quale vi era una citazione di Jean-Jacques Rousseau: "La vera democrazia può essere raggiunta soltanto in collettività relativamente piccole". Un suggestivo monito capace di richiamare ad ideali che anni dopo sarebbero diventati il fulcro di un esperimento affascinante di cui poco si sapeva, dal nome: Movimento 5 Stelle. 

Lega: dalla secessione al nazionalismo populista 

Tutto cambia poi definitivamente con la segreteria di Matteo Salvini. A partire dal 2014, il neo-segretario Salvini ha rivoluzionato la Lega Nord, che lavora con Fratelli d'Italia e CasaPound sul piano italiano. Romperà con Cp ed entrerà in sintonia con Forza Italia, scegliendo di mantenere intatta la coalizione moderata di centrodestra. A livello europeo, l'alleanza è con il Fronte Nazionale di Marine Le Pen, in Spagna la vicinanza ideologica è gli ultranazionalisti di Vox. Nei confronti dell'Unione Europea e dell'euro, la posizione ostile e contraria alla moneta unica e favorevole all'uscita dall'Euro per tornare alla sovranità monetaria italiana in nome dell'indipendenza dei popoli europei e il diritto di scegliere chi li governi viene abbandonata a partire dal primo Governo Conte. Intanto però, con il congresso di Parma nel 2017, la Lega Nord diventa Lega e non c’è più “Prima il Nord”, che viene soppiantato da “Prima gli italiani”. 

Dal Governo con il Movimento 5 Stelle al partito europeista del Governo Draghi

La mutazione è completa e alle elezioni del 2018 la Lega, ormai partito nazionale per la difesa dei diritti e la sicurezza di tutti gli italiani. Supera il 17% dei consensi sia alla Camera sia al Senato, esprimendo così 124 deputati e 58 senatori, con discreti risultati anche al Centro e Nord. La “Lega - Salvini Premier” è la terza forza politica nazionale e oggi i sondaggi la danno come il primo partito d’Italia. Nel corso degli anni ha anche visto aumentare le proprie truppe sia alla Camera che al Senato. I deputati sono diventati 132 (+8) mentre i senatori 64 (+6).

Cambi alla Camera dei deputati:

  • Antonino Minardo (da Fi)
  • Benedetta Fiorini (da Fi)
  • Antonio Zennaro (da M5s)
  • Federica Zanella (da Fi)
  • Maurizio Carrara (da Fi)
  • Laura Ravetto (da Fi)
  • Nino Germanà (Da Noi con l’Italia)
  • Felice Mariani (da M5s)

Cambi al Senato:

  • Ugo Grassi (Da M5s)
  • Stefano Lucidi (Da M5s)
  • Alessandra Riccardi (Da M5s)
  • Francesco Urraro (Da M5s)
  • Elena Testor (da Fi)
  • Francesco Mollame (da M5s)

Lega - Salvini Premier: da "No euro" al Governo con Draghi 

Nella 18° Legislatura Salvini entra mentre deve ancora convincere il Sud Italia che la Lega voglia davvero rappresentare tutto il Paese, senza aver mai palesemente abiurato agli anni di fede nordista in chiave anti meridionali. Nel mentre è ancora in essere il processo di un partito che muta verso una posizione nazionalista, di destra e anti Europa, il Carroccio ha fatto il Governo con il Movimento 5 Stelle, poi l’opposizione e adesso, con l’ennesima giravolta, che gli sta costando una parte dell’elettorato, è entrato nel governo europeista e pro Euro di Draghi. Salvini infatti adesso è in un momento di crisi, mentre tenta di tenere insieme una Lega che è sia di lotta che di Governo. Il programma elettorale per le politiche del 2018 era lo stesso degli alleati Fratelli d’Italia e Forza Italia, con particolare pressione per la cancellazione della Legge Fornero per la riforma del sistema pensionistico, accordandosi con Berlusconi per la modifica delle aliquote irpef con l'introduzione di una flat tax. Riforma non pervenuta. 

  • Stop ai clandestini, espellerli dall'Italia; difendere i confini dall'"invasione" (non raggiunto).
  • cancellazione della Legge Fornero per la riforma del sistema pensionistico (non raggiunto).

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