Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Politica

Legge sul biotestamento, lʼItalia è in ritardo: cosa aspetta il Parlamento?

L’avvio dei lavori alla Camera per la legge sul fine vita è slittato per la terza volta, e rimandato a marzo: sono tre i punti in discussione. Una legislazione italiana sull'eutanasia non esiste, come legge vera e propria, come in Olanda o in Belgio

“È veramente una vergogna che nessuno dei parlamentari abbia il coraggio di mettere la faccia su una legge che è dedicata alle persone che soffrono, che non possono morire a casa propria. E che devono andare in altri paesi, per una legge che potrebbe essere fatta anche in Italia”. Lo diceva pochi giorni fa dj Fabo, il 39enne rimasto cieco e tetraplegico che ha scelto il suicidio assistito ed è morto in una clinica in Svizzera.

L'ODISSEA DI DJ FABO - Dj Fabo, al secolo Fabiano Antoniani, era nato a Milano e la notte del 13 giugno 2014 ha avuto un terribile incidente stradale: stava tornando da un locale, si è chinato a raccogliere il cellulare e la sua auto è uscita di strada andando a colpirne un’altra che procedeva sulla corsia d’emergenza. L'uomo era stato sbalzato fuori dall’abitacolo, riportando lesioni al midollo spinale all’altezza di due vertebre cervicali. Non poteva muovere né braccia né gambe, era cieco, veniva nutrito con un sondino che arrivava direttamente allo stomaco, respirava grazie all’aiuto di un ventilatore e necessitava di un'assistenza 24 ore su 24. Aveva tentato la riabilitazione e altre cure sperimentali per migliorare la propria situazione, ma senza alcun risultato.

Dj Fabo chiedeva da tempo alle istituzioni - con l’aiuto dell’Associazione Luca Coscioni - il diritto a morire liberamente, senza soffrire. Lo chiedeva ad uno Stato sordo e indifferente, anche di fronte a drammi del genere. Uno Stato in cui manca la volontà politica per affrontare, riconoscere, affermare i diritti fondamentali delle persone, in primis di chi vive un dolore e vuole decidere cosa fare della propria vita.

In Italia si è iniziato a parlare di una legge sul biotestamento già otto anni fa con il caso di Eluana Englaro, la donna rimasta per 17 anni in stato vegetativo e al centro di una lunga battaglia sull'eutanasia. L’avvio dei lavori per la legge alla Camera, però, è slittato per la terza volta. Le proposte di legge sull’eutanasia sono invece bloccate da circa un anno in commissione Affari sociali. Il tutto mentre Fabiano Antoniani, prima di andare in Svizzera, ha lanciato diversi appelli a sostegno dell’eutanasia legale, uno dei quali del 19 gennaio rivolto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

VIDEO | L'ultimo appello di Fabiano: "Politici, è una vergogna"

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ANNI DI RINVII PER LA LEGGE - Licenziata dalla commissione Affari sociali della Camera la settimana scorsa, la proposta di legge sul testamento biologico è ferma da due anni e dovrebbe approdare nell'Aula non prima di lunedì 6 marzo. Il testo unificato che introduce le cosiddette Dat, le dichiarazioni anticipate di trattamento, e che prevede inoltre che il paziente possa rifiutare anche la nutrizione e l'idratazione artificiale, ha subìto numerosi rinvii. Una legislazione italiana sull'eutanasia non esiste, come legge vera e propria, come in Olanda o in Belgio. Esiste, invece, la legge 578 del 1993 sull'accertamento della morte cerebrale, che regola le procedure da seguire nei casi in cui un paziente si trovi in rianimazione in condizioni critiche.

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COSA PREVEDE LA LEGGE - Il testo che nei prossimi giorni dovrebbe approdare in Aula prevede tre punti principali. Al centro del discorso ci sono proprio le "Dat", ossia il testamento biologico che introduce la possibilità di lasciare le proprie disposizioni scritte nel caso in cui un paziente si trovasse non in grado di intendere e di volere, senza ripercussioni giudiziarie per i medici. L'altro punto focale è l'attribuzione di un fiduciario: nel testamento si indica una persona di fiducia che rappresenti il paziente nelle relazioni con il medico. E infine la possibilità di revocare le cure, nel caso in cui si cambi idea. "Ci accorderemo sul concetto di cure proporzionali ed efficaci, su cui concorda anche la Cei. Ma anche se sfornassimo la legge sul biotestamento domani, per dj Fabo non potremmo fare nulla", ha detto il presidente della commissione Affari sociali, Mario Marazziti, che si è speso in prima persona per mettere d'accordo le parti facendo ridurre gli emendamenti da 3.200 a 288.

Parole, parole, parole. Intanto dj Fabo è "arrivato in Svizzera con le mie forze e non con l’aiuto del mio Stato", intanto dj Fabo "ha scelto di andarsene rispettando le regole di un Paese non suo", come ha detto Marco Cappato, il radicale che lo ha accompagnato in Svizzera. Intanto, ma questa non è una notizia, la politica aspetta.

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