Presto alla Camera la legge contro l'omofobia: "Dal Paese urgenza per una norma anti-odio"

L'annuncio del primo firmatario e relatore della proposta di legge, il dem Alessandro Zan. Soddisfatta Arcigay, mentre Gay Center chiede norme diverse e più forti in favore delle vittime. Pro Vita & Famiglia prepara battaglia

Il 30 marzo arriva alla Camera dei Deputati una proposta di legge contro l'omotransfobia. Primo firmatario e relatore è il deputato del Pd Alessandro Zan, che sui social ha annunciato il prossimo avvio della discussione della legge. "Come maggioranza, anche con il contributo di alcuni parlamentari d’opposizione, da ottobre in commissione giustizia stiamo facendo un ottimo lavoro per arrivare a un testo base, che presenteremo a breve, efficace ed equilibrato, che tiene in considerazione tutte le proposte di legge depositate nel merito", ha detto Zan in una nota.

"La calendarizzazione in Aula è un'ottima notizia, perché significa che il Parlamento ha recepito l’urgenza che arriva dal Paese di approvare una norma di contrasto all’odio, che negli ultimi tempi ha registrato una vera e propria escalation di violenza. Ci aspetta nel prossimo mese un lavoro serrato in commissione, per approvare il testo entro il 30 marzo e poter far approdare il ddl in Aula", ha aggiunto il deputato dem.

Legge contro l'omotransfobia, i commenti delle associazioni

"Accogliamo con favore la notizia della rapida calendarizzazione del pdl sull'omotransfobia, che approderà alla Camera, dopo aver concluso il suo passaggio in Commissione Giustizia, il prossimo 30 marzo", è stato il commento di Piazzoni, segretario generale di Arcigay. "I tempi serrati, come ha detto il relatore, l'onorevole Alessandro Zan, sono un segnale di ampio sostegno alla norma e in quanto tale lo cogliamo con ottimismo. Con altrettanto ottimismo auspichiamo che venga presto reso pubblico un testo base, che sia la sintesi tra i diversi testi depositati, valorizzati negli aspetti più efficaci e progrediti. E che sia anche base di dibattito pubblico, aperto ai miglioramenti che l'Aula saprà far emergere, selezionati non sulla base del posizionamento ideologico o della contrattazione delle parti, ma nell'ottica di approvare la legge che meglio corrisponda ai bisogni di contrasto e prevenzione legati al fenomeno dell'omotransfobia", ha aggiunto Piazzoni, che ha ricordato come in Italia si attenda da "moltissimi anni" una legge in tal senso e che "ha già visto in passato diverse false partenze". "Il passato, allora, ci serva da lezione e investa tutti e tutte della responsabilità di portare all'approvazione un testo adeguato e corrispondente alle aspettative che le persone lgbti, che dell'omotransfobia sono bersaglio ogni giorno, hanno da molto tempo", ha concluso  Piazzoni.

Più critico Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, a proposito della legge. "Purtroppo ad oggi non conosciamo ancora il testo, ma analizzando gli attuali testi presentati, rileviamo che nessun diritto effettivo viene dato alle vittime. Infatti, i centri antiviolenza e le case rifugio non sono garantite con gli attuali testi, e nella migliore delle ipotesi dipenderanno dal ministro delle Finanze di turno, quindi senza nessuna garanzia di continuità", dice Marrazzo. Per il portavoce di Gay Center, "neanche il reato di propaganda di odio viene garantito, reato oggi punito per chi istiga all'odio contro le persone di religione differente (es. legge vilipendio religione) o contro le persone di differente etnia, colore della pelle etc (ex. legge Mancino)", e pertanto "le attuali proposte nella migliore delle ipotesi ci possono dare solo l'aggravante della pena per i reati di omofobia e poco altro, lasciando così le vittime sole e senza un sostegno concreto". Marrazzo lancia poi un appello "ai parlamentari al fine che facciano una legge per aiutare veramente le vittime e non per avere un titolo di giornale".

Pro Vita & Famiglia contro la legge: "In gioco la libertà di ognuno di noi"

Sui social si è espresso anche Jacopo Coghe, vicepresidente del XIII Congresso Mondiale delle Famiglie, fondatore e vicepresidente dell'organizzazione ultracattolica Pro Vita & Famiglia. "È in gioco la libertà di ognuno di noi!!", ha scritto Coghe, che già nei corsi scorsi insieme a Toni Brandi – presidente dell'associazione – aveva diffuso un comunicato di fuoco contro l'inizio delle audizioni di Commissione Giustizia sulla proposta di legge a contrasto dell'omotransfobia.

"Zan, Bersani, Borghi, Boschi e gli altri firmatari chiedono di proteggere le persone omosessuali o transessuali con l'abbinamento della legge Mancino/Reale che con questo tema non c'entra per nulla. Dove sarebbero stati rintracciati motivi razziali o etnici o religiosi? Venga rispettato l'art. 21 della nostra Costituzione che tutela la libertà di pensiero, di opinione e di espressione, cardine di una democrazia compiuta", avevano scritto Coghe e Borghi, secondo i quali è da considerarsi anche "un'altra pregiudiziale di costituzionalita". "Creare una specifica categoria di persone da tutelare in base al proprio comportamento sessuale costituisce un'infondata violazione del principio di uguaglianza di tutti i cittadini", è l'opinione dei vertici dell'organizzazione. Borghi e Coghe si sono spintiinoltre a dire che in Italia "non c'è neanche l'allarme sociale", citando i dati dell'Oscad secondo cui in Italia si è registrata nel 2019 una diminuzione dei reati d'odio rispetto al 2018 (sebbene presentando il rapporto la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese avesse ribadito che "compito della politica e delle istituzioni è quello di rendere il nostro Paese inclusivo", in un periodo nel quale si assiste in vece "a vari episodi che richiamano alla mente episodi che pensavamo di aver lasciato indietro nel tempo e che portano a discriminare per razza, colore della pelle e orientamento sessuale"). Per Coghe e Boschi sarebbe sufficiente la "vigente normativa in materia di reati contro la persona è assolutamente atta a punire i comportamenti illeciti".

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Nel 2019 l'Italia è passata in un anno dalla 32esima alla 34esima posizione (su 49 paesi) per quanto riguarda il rispetto dei diritti delle persone lgbtqi secondo il Rainbow Index di ILGA Europe, la regione europea dell'International Lesbian & Gay Association. Per quanto riguarda il nostro Paese, il rapporto faceva alle riferimento ai casi di discriminazione e violenze, insieme alle difficoltà per i richiedenti asilo lgbtqi di ottenere protezione internazionale dopo l’entrata in vigore del Decreto Sicurezza e alla questione del controverso patrocinio del Governo e poi la partecipazione dell'allora vicepremier Matteo Salvini e dell'ex ministro della Famiglia Lorenzo Fontana (di cui si ricorda anche la frase “le famiglie arcobaleno non esistono”) al Congresso delle Famiglie di Verona, oltre che proprio ai manifesti omofobi di ProVita affissi a Roma

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