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Domenica, 28 Novembre 2021
Guerra al tabagismo

La legge che vieta le sigarette all’aperto: "Più vicini all'Europa nella lotta al fumo passivo"

La proposta vede come primo firmatario l’onorevole Francesco Berti (Movimento 5 Stelle) insieme alla collega Sabrina De Carlo. "Implementare la misura con controlli strutturati" hanno detto a Today.it

Arriva una proposta di legge da parte del Movimento 5 Stelle, che dichiara guerra al fumo, soprattutto quello passivo, vietando le sigarette anche in determinati luoghi pubblici all’aperto. La proposta, sottoscritta anche dai parlamentari pentastellati Sabrina De Carlo, Luca Carabetta e Silvana Nappi, vede come primo firmatario l’onorevole Francesco Berti e va a modificare la vecchia legge Sirchia (art. 51 della legge numero 2 del 2003), quella che ha definitivamente vietato ai fumatori di accendere una sigaretta nei luoghi chiusi. Che cosa prevede il testo?

La legge che vieta le sigarette all'aperto

Il divieto già esistente per luoghi come cinema, ristoranti e uffici “è esteso anche alle aree destinate al verde pubblico, aree attrezzate destinate alle attività ricreative dei bambini, alle fermate di tutti i mezzi pubblici, alle aree cimiteriali, alle aree per cani, agli arenili, alle spiagge e alle aree demaniali costiere e alle aree all’aperto di pertinenza delle strutture sportive. Salvo che negli eventuali spazi espressamente destinati ai fumatori, debitamente individuati, circoscritti e segnalati da parte del comune competente con propria deliberazione”. Se dovesse passare la proposta dei pentastellati alla Camera, quella dei fumatori sarebbe una vita ancora più dura. Ma l’obiettivo è proprio contrastare il fumo passivo, ma anche l’inquinamento ambientale dei mozziconi di sigaretta gettati in ogni dove.

Ma non era meglio pensare a maggiori controlli e multe certe per chi sporca con i resti di sigari e sigarette? “Organizzare e strutturare i controlli è parte essenziale dell’implementazione della misura, ma questa proposta vuole sensibilizzare i fumatori sulla inopportunità di fumare in alcuni luoghi dove, inevitabilmente, si creano situazione dove i non fumatori respirano aria viziata dal fumo passivo” ha detto direttamente a Today il deputato Francesco Berti, il quale, lo specifica, non è mosso da un giudizio morale, bensì dalla “necessità di rendere prioritaria la garanzia per il cittadino non fumatore di non respirare passivamente il fumo da tabacco”.

Francesco Berti - foto dal profilo Instagram

Non una rivoluzione se si allargano gli orizzonti al di là dell’Italia perchè questo tipo di regola esiste già in altri Paesi Europei e anche oltre oceano. In Svezia vige dal primo luglio del 2019, dove non si può fumare vicino alle fermate dell’autobus, stazioni ferroviarie, parchi gioco e terrazze di bar e ristoranti. E forse non è un caso che la Svezia è il Paese con la percentuale più bassa di fumatori di sigaretta giornalieri per livello di consumo. A Parigi, la scorsa estate, sono stati resi “smoke free” 52 parchi pubblici. A New York, già da anni, è vietato fumare in tutti i parchi pubblici. A Barcellona, e in tutta la Catalogna, è in approvazione una legge che andrebbe a bandire il fumo in molti luoghi pubblici, seppur all’aperto. Regole simili, con divieto di fumare in determinati luoghi all’aperto, anche a Bruxelles.

Movimento 5 Stelle contro il fumo passivo

Nel documento depositato ieri mattina alla Camera, si indicano diversi elementi a sostegno della validità della scelta dei quattro deputati del Movimento. Quali?

  • Obiettivi dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e gli impegni di Italia ed Europa.
  • Fumo passivo nocivo come quello attivo.
  • Danni ambientali.

Il primo punto è la necessità di una regola che vada nella direzione indicata dall’Oms che, con il Piano di azione globale 2014-2020 per il controllo delle malattie croniche non trasmissibili, ha previsto l’obiettivo finale della riduzione del 25% della mortalità precoce per le malattie non trasmissibili entro il 2025. “Per raggiungere questo scopo gli Stati membri, tra cui l’Italia, si sono impegnati, tra l’altro, a ridurre la prevalenza dei fumatori del 30% entro il 2025”. Tanto che, a livello globale, sempre l’Oms stima che il consumo di tabacco sia la causa di 8 milioni di morti all’anno, di cui 900mila circa per fumo passivo. Nella proposta si legge infatti come “l’Oms ha analizzato i risultati di oltre 40 studi sull’impatto del fumo dei genitori sulle malattie delle basse vie respiratorie dei bambini. È stato stimato che i figli di madri fumatrici hanno un eccesso di rischio del 70% di avere malattie delle basse vie respiratorie rispetto ai bambini figli di madri non fumatrici”.

Numeri inquietanti dai quali Berti e gli altri colleghi sono partiti per dare battaglia al fumo passivo, soprattutto in quei luoghi, ad esempio i parchi pubblici, più frequentati da soggetti fragili, quali i bambini e le donne incinta. Anche perché, se qualcuno pensa che il fumo passivo sia meno nocivo di quello attivo, dovrà cambiare idea. “Dal punto di vista fisico-chimico non ci sono particolari differenze tra fumo attivo e passivo: si tratta sempre del prodotto di combustione del tabacco; le uniche differenze sono la temperatura di combustione e la percentuale di ossigeno disponibile (maggiori per il fumo attivo)”.

C’è anche un tema ambientale, a cui il Movimento è sempre stato particolarmente sensibile. Il problema è che nessuno butta le sigarette in appositi contenitori e poi i mozziconi rappresenterebbero dal 30 al 40 per cento di tutti i rifiuti raccolti in mare e dalla nettezza urbana. Se poi si pensa ai milioni di tonnellate di carta, fogli, inchiostri e colla utilizzati per l’imballaggio, non ci sono dubbi.

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