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Giovedì, 2 Dicembre 2021
POLITICA

La promessa di Laura Boldrini: "L'omofobia presto sarà reato"

La presidente della Camera interviene su Repubblica dopo la lettera aperta di un ragazzo 17enne: "Siamo un Paese che troppo spesso non sa ascoltare e una società che non sa proteggere i suoi figli"

ROMA - "Caro direttore, io sono gay e scrivo questa lettera perché forse è la mia unica alternativa al suicidio in una società troglodita, in un mondo che non mi accetta sebbene io sia nato così". Iniziava così la lettera aperta di Davide, 17 anni, scritta ieri a Repubblica, alla quale oggi la presidente della Camera Laura Boldrini ha voluto dar risposta sullo stesso quotidiano. "Ti assicuro che le tue parole ce le ricorderemo: non finiranno impastate nel tritacarne quotidiano" e "spero davvero che la legislatura appena iniziata possa presto sdebitarsi, approvando subito la legge contro l'omofobia", ha scritto Laura Boldrini, invitando Davide "nei prossimi giorni alla Camera, per parlare di quello che stiamo cercando di fare". 

Boldrini guarda anche alla vicenda di Carolina, la ragazzina di Novara suicida a 14 anni: "Fa male al cuore e alla coscienza: ha deciso di farla finita, a 14 anni, per sottrarsi alle umiliazioni che un gruppo di piccoli maschi le aveva inflitto per settimane sui social media. E consola davvero troppo poco apprendere che ora questi ragazzini dovranno rispondere alla giustizia della loro ferocia".

"Vi metto insieme, Davide - scrive la presidente della Camera - perché tu e Carolina parlate a noi genitori e a un Paese che troppo spesso non sa ascoltare e a una società che non sa proteggere i suoi figli". Accanto alla legge sull'omofobia, per Boldrini "è urgente trovare il modo per crescere insieme nell'uso dei nuovi media. Le loro potenzialità sono straordinarie, possono essere e spesso sono poderosi strumenti di libertà, di emancipazione, di arricchimento culturale, di socializzazione. Ma se qualcuno li usa per far male, per sfregiare, per violentare, non possiamo chiudere gli occhi. Il problema, in questo caso, non è quello di varare nuove leggi, ma sarebbe ipocrita non vedere la grande questione culturale che storie drammatiche come quella di Carolina ci pongono". 

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