rotate-mobile
Sabato, 20 Aprile 2024
Il caso

Il ddl del Pd per vietare la rielezione del presidente della Repubblica

Era stato depositato il 2 dicembre scorso, ma con il bis di Mattarella l'argomento è tornato d'attualità. I dem sostengono che la proposta di legge non era in alcun modo legata alle votazioni per il Colle

Da qualche giorno circola sui social lo screenshot di un articolo dell'Ansa datato 2 dicembre del 2021 in cui l'agenzia di stampa riporta la notizia di un ddl presentato dal Pd per vietare la rielezione del Presidente della Repubblica e abrogare il semestre bianco. Alla luce di come sono andati i fatti (ovvero con la rielezione di Mattarella al Colle) in tanti hanno fatto notare la presunta incoerenza dei democratici nell'appoggiare il bis del presidente uscente anziché convergere su altri nomi. Ma come: non era stato il Pd a presentare un disegno di legge per evitare situazioni di questo tipo? Andiamo con ordine.

Intanto va detto che il ddl in questione (di natura costituzionale) esiste davvero ed è firmato da tre senatori dem: Dario Parrini, Luigi Zanda e Gianclaudio Bressa (quest'ultimo iscritto al gruppo parlamentare "Per le autonomie"). Il ddl è composto da due soli articoli: il primo si propone di aggiungere all'articolo 85 della Costituzione che il presidente della Repubblica "non è rieleggibile"; il secondo di abrogare l'articolo 88 eliminando così il semestre bianco, ovvero il periodo di tempo corrispondente agli ultimi sei mesi di mandato durante il quale il Capo dello Stato non può sciogliere le Camere. Il contenuto della proposta di legge è dunque chiaro e non fraintendibile.

ddl rielezione presidente della Repubblica-2

Le intenzioni dei firmatari sono messe nero su bianco nella relazione che accompagna la proposta di legge. È evidente, spiegano i senatori riferendosi alla conferma al Colle di Napolitano, che "se l'eccezione divenisse regola e quella che è stata la regola cominciasse ad apparire come eccezione, l'equilibrio dei poteri delineato dalla Carta potrebbe risultarne alterato. Non è peraltro un caso se gli Stati Uniti, pur in un contesto di elezione sostanzialmente diretta del Presidente, hanno introdotto il divieto del terzo mandato quadriennale solo nel momento in cui l'eccezione avrebbe potuto divenire prassi".    

Il Pd già pensava a Mattarella al Colle?

Sebbene possa sembrare un paradosso, la proposta era stata letta da qualche addetto ai lavori come un tentativo di favorire il bis di Mattarella. In poche parole l'obiettivo della legge era quello di rassicurare il Capo dello Stato: se anche ci fosse stata una sua rielezione al Colle (eventualità come sappiamo sgradita a Mattarella), non ci sarebbe stata nessuna consuetudine in questo senso perché una modifica alla Costituzione lo avrebbe impedito.

Un'interpretazione smentita però dallo stesso Zanda. "Non c'è alcuna connessione tra la nostra proposta e l'appuntamento per la scelta del prossimo Presidente" aveva spiegato il senatore ai giornali. Opinione condivisa anche da Stefano Ceccanti, costituzionalista e capogruppo Pd in Affari costituzionali alla Camera. Che già a dicembre aveva detto: "Non c'è alcun legame con il bis" di Mattarella, il "progetto di legge ha senso a prescindere". E poi: "Non escludiamo di presentare una proposta analoga anche qui alla Camera, stiamo valutando". Pur condividendo la proposta di legge, Ceccanti si era schierato a favore di una rielezione del capo dello Stato. "Nell'equilibrio che ci siamo dati da vari mesi con Draghi a palazzo Chigi e Mattarella al Quirinale, non vedo alternative a confermare i due nel ruolo che hanno". 

Cosa dicono oggi i firmatari della proposta di legge

Torniamo ad oggi. Poco dopo la rielezione di Mattarella il senatore Dario Parrini, primo firmatario del ddl, ha commentato il bis di  Mattarella come una mezza vittoria (o meglio: una non sconfitta) del Pd i cui dirigenti "non hanno commesso errori" e "hanno pensato all'Italia".  "Personalmente - ha detto il senatore -, non ho mai nascosto di vedere con favore sia la sua rielezione, possibile solo con una maggioranza molto larga, grande almeno quanto la attuale maggioranza di governo, sia la permanenza di Draghi a Palazzo Chigi". Quanto accaduto secondo Parrini non può essere letto come una "sconfitta della politica". In primo luogo, "un risultato che va nell'interesse del Paese non è mai un fallimento, per definizione. In secondo luogo - ha aggiunto -, se il percorso per arrivarci è stato eccessivamente lungo e contorto, la causa è in gran parte strutturale e va ricercata nelle regole che governano questa procedura". 

Quanto al disegno di legge, Gianclaudio Bressa (uno dei tre firmatari) ha spiegato all'AdnKronos che "è una proposta datata, risale ai primi di dicembre, e non ha nulla a che vedere con questa elezione né ha mai avuto secondi fini se non quello di intervenire su una questione, quella del semestre bianco e del mandato, sollevata più volte dallo stesso Mattarella che ha ricordato in più occasioni come, durante i lavori dell'Assemblea Costituente, la durata del mandato del capo dello Stato di 7 anni fu un compromesso tra la proposta di due mandati di 5 anni e uno di 9". 

Mattarella del resto considerava la rielezione di Napolitano come un'eccezione. Ed era preoccupato che il bis potesse diventare prassi. "Allora visto la questione era aperta da tempo nel dibattito costituzionale, abbiamo presentato quel ddl per l'eliminazione del semestre bianco e la non rieleggibilità, per tornare allo spirito della Costituente. Nessuno mai neanche lontanamente ha mai pensato di accostare le due cose, anzi semmai in qualche modo il nostro ddl assecondava le cose dette da Mattarella a più riprese".

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Il ddl del Pd per vietare la rielezione del presidente della Repubblica

Today è in caricamento