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Giovedì, 26 Maggio 2022
Politica

Reato di tortura, molto rumore per nulla: "Perché è una legge pessima e impresentabile"

Il Senato ha approvato il disegno di legge che introduce nell'ordinamento italiano il reato di tortura, che ora passa all'esame della Camera. Perché è un'occasione persa, secondo Antigone

L'Italia ha firmato la Convenzione internazionale delle Nazioni Unite contro la tortura nel 1989, ma ad oggi la tortura in Italia non è reato. Un vergognoso paradosso che rappresenta un'onta per i diritti civili di una democrazia. Sembra essersene accorta anche la politica, che dopo ventotto anni di colpevole inerzia ha approvato pochi giorni fa un disegno di legge che introduce il "nuovo" reato nel nostro ordinamento. Il provvedimento che modifica il codice penale è passato in Senato e dovrà essere esaminato alla Camera. Nell'attesa, il testo venuto fuori da Palazzo Madama ha attirato non poche critiche. "E' un disegno di legge pessimo e impresentabile", dice Patrizio Gonnella, giurista e presidente dell'Associazione Antigone, che da oltre vent'anni si occupa di carceri, diritti umani e tortura. Lo abbiamo intervistato.

Quella sulla tortura è una legge che l'Italia aspetta da ventotto anni. Perché secondo lei ce n'è bisogno? 

Nessun Paese purtroppo può dirsi immune dal regime della tortura. A noi non interessano i regimi autoritari ma le democrazie, e anche nelle democrazie esiste concretamente questo tipo di rischio. La tortura è un crimine nel diritto internazionale e deve diventarlo anche nel nostro. Anche i casi dell'attualità ce lo impongono: parlo della scuola Diaz, di Bolzaneto, di Asti.

Nello specifico, cosa criticate in questo impianto di legge?

Ci sono voluti ventotto anni per fare un testo in cui le mediazioni, la melina in Parlamento e i passi indietro sono stati tantissimi. E tutto ciò ha prodotto una legge pessima in cui la definizione del reato è in evidente contrasto con quanto imposto dalla Convenzione internazionale contro la tortura, che ormai solo in apparenza quella legge ha lo scopo di attuare. La tortura non è un delitto generico che riguarda tutte le famiglie italiane - come questo testo fa immaginare - ma è un delitto dei pubblici ufficiali. Nel testo, poi, la tortura risulta limitata ai soli comportamenti ripetuti nel tempo... come se per identificare una tortura non bastasse un solo episodio.

Il disegno di legge parla anche di "tortura mentale"...

Sì, e circoscrive questa ipotesi in modo inaccettabile e assurdo. "Tortura mentale verificabile", si legge nel testo. Ma come si fa, per esempio, a verificarlo a distanza di anni in un processo? E se la vittima nel frattempo è morta, come si dimostra la tortura mentale? Tutto questo è assurdo per chiunque abbia un minimo di conoscenza del fenomeno della tortura nel mondo contemporaneo.

Non c'è proprio nulla da salvare? 

Gli articoli 2 e 3 sono gli aspetti positivi. Il primo modifica anche la disciplina sull'immigrazione prevedendo che non sono ammessi il respingimento o l'espulsione o l'estradizione di una persona verso uno Stato qualora esistano fondati motivi di ritenere che essa rischi di essere sottoposta a tortura. Il secondo, invece, ammette che non può essere riconosciuta l'immunità diplomatica agli stranieri sottoposti a procedimento penale o condannati per il reato di tortura in altro Stato o da un tribunale internazionale.

In definitiva, meglio avere una legge così o non averla per niente?

Non rispondo, perché questa è una responsabilità prettamente politica. Antigone, da onlus, può solo ribadire tutte le sue perplessità per una legge che, lo ripeto, scritta così è pessima.

G8, processo per i fatti della scuola Diaz @ TM News Infophoto

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