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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Legge di stabilità

Legge di stabilità: arriva la "Trise", nuova tassa sulla casa

Il governo sta per varare una manovra da 12 miliardi di euro: tagli alla Sanità. Letta: "L'Italia è un Paese con i conti in ordine. La Legge di stabilità sarà pluriennale. Abbiamo intenzione di intervenire su tre anni"

Una volta si chiamava finanziaria. Poi nel tempo del welfare e della spending review, legge di stabilità. La madre di tutte le leggi economiche. E’ qui che il governo tira le somme: dove spendere e dove tirare la cinghia. Governo che è in rampa di lancio per varare una manovra da 12 miliardi di euro. “La Legge di stabilità – ha sottolineato il premier Letta – sarà pluriennale. Abbiamo intenzione di intervenire su tre anni, crediamo che ci siano le condizioni per intervenire sul lungo periodo e dare certezze a imprenditori e lavoratori”. Il punto di partenza del ragionamento di Letta parte dal fatto che l’Italia “è un Paese con i conti in ordine. E la legge di stabilità confermerà che il debito e il deficit scendono. Quindi il nostro Paese è credibile per chiedere in Europa politiche per la crescita”. Così, ai giornalisti al termine del colloquio con il premier finlandese Jyrki Katainen, è stata illustrata a Napolitano raggiunto al Quirinale dal premier e dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Fabrizio Saccomanni.

TRISE – Scorrendo nel dettaglio di quel che sono le prime indiscrezioni salta agli occhi la nuova tassa sulla casa. Non si chiamerà Tares, ma Trise, il nuovo tributo sui servizi comunali, e si articolerà in due parti. La prima riguarderà la gestione dei rifuti urbani (Tari), la seconda coprirà i costi relativi ai “servizi indivisibili” dei comuni (Tasi) che sarà dovuta “da chiunque possieda, occupi o detenga a qualsiasi titolo le unità immobiliari, con vincolo di solidarietà tra i componenti del nucleo familiare o tra coloro che usano in comune le unità stesse”. Il versamento è effettuato, per l’anno di riferimento, in quattro rate trimestrali, scadenti entro il 16 gennaio, 16 aprile, 16 luglio e 16 ottobre. I comuni possono variare la scadenza e il numero delle rate di versamento. È consentito il pagamento in unica soluzione entro il 16 giugno di ciascun anno.  

SCONTRO SANITA’ – C’è questo, ma c’è tanto altro. Comprese le polemiche. Come quelle interne allo stesso governo. In queste ultime ore, infatti, si è rincorsa una voce che ha mandato su tutte le furie il dicastero della Sanità. In ballo, secondo quanto riportato da alcune indiscrezioni giornalistiche, ci sarebbero nuovi tagli lineari alla sanità pubblica. Tagli che, secondo il ministero, se confermati farebbero saltare “il servizio sanitario nazionale, e non saranno garantiti i livelli essenziali d’assistenza”. La conferma del ministro Saccomanni ma intanto le ipotesi parlano di una potatura sull’ordine dei 4 miliardi di euro in tre anni.

LORENZIN – Se i tagli fossero confermati “non sarebbero più sostenibili l’assistenza ospedaliera e l’erogazione dei farmaci”, ha detto a caldo il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, intervenendo a Tgcom24. “Io sto lavorando – ha sottolineato il ministro – perché si abbia un’azione contenuta che non vada a inficiare la sostenibilità del sistema. I tagli – ha aggiunto – vanno fatti in modo intelligente”. In sei anni, ha quindi ricordato il ministro, si è avuto un taglio alla Sanità pari a 22 mld di euro. Tuttavia, ha sottolineato, è possibile ancora intervenire incidendo, innanzitutto, “sulla questione della governance sanitaria, con nuovi manager che rispondano agli stessi requisiti richiesti ai manager nel settore privato”. Inoltre, ha concluso Lorenzin, “vanno subito applicati i costi standard e la Centrale unica d’acquisto”, così come “il fascicolo sanitario elettronico, che porterebbe ad un risparmio di 6-15 mld. In questo modo, nel giro di 4-5 anni, si otterrebbe un grande risparmio per il sistema nel complesso”.

SACCOMANNI – Voci non confermate ma neppure smentite dal ministro Saccomanni: “Siamo in contatto con i presidenti delle Regioni, alla fine si troverà una soluzione equa per tutti quanti arrivando all’Eurogruppo in Lussemburgo e rispondendo a chi gli chiedeva a proposito delle indiscrezioni sui tagli previsti, in particolare su quelli alla sanità”. Novità sulla service tax gli hanno chiesto? Saccomanni: “Stiamo lavorando”. Le uniche anticipazioni su cui si è sbilanciato parlano di “investimenti di natura infrastrutturale, come quelli di Ferrovie e Anas, ma anche un allentamento del Patto di Stabilità per i Comuni”. Per il ministro “ossiamo pensare che si possano dare più risorse agli investimenti, soprattutto per progetti di natura idrogeologica, per l’edilizia scolastica, per quelle cose e quei progetti che possono essere attuati rapidamente”.

FRANCESCHINI E LE ANTICIPAZIONI INFONDATE – Nel pieno della polemica è poi giunto il commento del ministro per i Rapporti con il Parlamento e per il Coordinamento dell’attività di Governo, Dario Franceschini.“In queste ore – ha sottolineato – come è capitato tante volte, stanno arrivando alle redazioni dei giornali e delle agenzie di stampa notizie e numeri di tutti i tipi sui contenuti della legge di Stabilità. Si tratta di anticipazioni quasi sempre infondate che si susseguono ad una velocità tale da renderne impossibile smentite puntuali”. “Il lavoro del governo – precisa – è ancora in corso. Ai fini di una corretta informazione non c’è molto da aspettare: il Cdm di domani pomeriggio approverà la legge di stabilità”

ECCO LA BOZZA DELLA LEGGE DI STABILITA’ NEL DETTAGLIO

SANITA’, TAGLI PER 4 MILIARDI IN TRE ANNI – Valgono un totale di 4,150 miliardi i tagli previsti dalla bozza della Legge di Stabilità sulla sanità pubblica. In particolare: 2,650 miliardi sul finanziamento alla spesa sanitaria, 660 miliardi come tetto ai farmaci; 840 miliardi sulla spesa ospedaliera. Il risparmio annuale è di 1 mld nel 2014, 1,540 mld nel 2015, 1,610 nel 2016.

DUE MILIARDI DI DEROGA AL PATTO DI STABILITA’ PER I COMUNI – Esclusione del patto di stabilità interno “al fine di consentire agli enti locali nel 2014 e 2015 i pagamenti in conto capitale”. Dalla norma si calcolano oneri “sull’indebitamento e sul fabbisogno di 1.000 milioni di euro per l’anno 2014 e di 1.000 milioni per l'anno 2015”.

112 EURO DI DETRAZIONI PER I LAVORATORI – La detrazione ‘base’ riconosciuta ai lavoratori dipendenti potrebbe salire da un valore di 1.338 a 1.450 euro. Il meccanismo, che prevede una riduzione dello ‘sconto’ in proporzione al reddito, si annulla attorno ai 55.000 euro. Rimane immutato lo sconto per chi non supera gli 8.000 euro.

NUOVI ASSUNTI E DEDUZIONI IRAP - Deduzioni Irap in arrivo per i nuovi assunti. Le deduzioni saranno per un massimo di 15.000 euro a dipendente.  

UN MILIARDO LA STRETTA SULLE REGIONI – Nuovi tetti alla spesa delle Regioni per gli anni 2014-2017 per un importo complessivo di un miliardo. La stretta determinerà “un miglioramento dell’indebitamento netto e del fabbisogno di 1.000 milioni di euro”.

2% IN PIU’ DI TASSE SULLE RENDITE FINANZIARIE – Secondo quanto prevede la bozza, la tassa sulle rendite finanziarie passerebbe dal 20% al 22%.  

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: CONTRATTI BLOCCATI FINO AL 2014 – Il blocco dei contratti nel pubblico impiego relativo al triennio 2010-2012 viene esteso fino al 31 dicembre 2014. Nel ddl si precisa che la norma è estesa anche la personale del servizio sanitario nazionale.  

LE PENSIONI D’ORO PAGHERANNO IL CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA’ – Arriva il contributo di solidarietà per le pensioni d’oro: a decorrere dal 2014 e per un periodo di tre anni, sugli importi dei trattamenti pensionistici superiori a 100.000 euro lordi annui, sarà dovuto un contributo pari al 5 per cento (della parte eccedente i 100 mila) fino a 150.000 euro. Il contributo salirà al 10 per cento per la parte eccedente 150.000 euro e al 15 per cento per la parte eccedente 200.000 euro.

STOP ALLE PENSIONI OLTRE 3000 EURO – La rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici “per il solo anno 2014 non è riconosciuta alle fasce di importo superiori a sei volte il trattamento minimo Inps”, cioè superiori ai 3.000 euro.  

EDITORIA, ARRIVA IL FONDO STRAORDINARIO – “È istituito un fondo straordinario per gli interventi di sostegno all’editoria con dotazione di 50 milioni di euro per il 2014, 40 milioni di euro per il 2015 e 30 milioni di euro per il 2016”. Il fondo, la cui istituzione è prevista all’articolo 9 della bozza, è destinato “all’incentivazione all’avvio di nuove imprese editoriali attribuendo 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016; al sostengo alle ristrutturazioni aziendali e agli ammortizzatori sociali attribuendo 30 milioni di euro per il 2014, 20 milioni di euro per il 2015 e 10 milioni di euro per il 2016”.  

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