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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Partiti sfilacciati

Perché la legge sul suicidio assistito sarà un flop: "Rischia di finire come il Ddl Zan"

La destra conquista terreno e Più Europa teme i franchi tiratori di Pd e Movimento 5 Stelle. "Spero non si lasci la decisione al singolo" ha detto a Today Giuditta Pini, deputata democratica

Dopo sette anni di attesa, la politica ha fatto fare un passo in avanti alla proposta di legge sul suicidio assistito. La Commissione congiunta Giustizia e Affari sociali della Camera ha approvato il testo base. Hanno votato a favore Partito democratico, Movimento 5 stelle, Liberi e uguali, Italia viva e Più Europa. Contrario tutto il centrodestra con Lega, Forza Italia, Coraggio Italia e Fratelli d’Italia. La legge avrebbe il compito di dare attuazione alla sentenza con cui la Corte costituzionale, nel 2019, aveva escluso la punibilità di chi aiuta una persona a suicidarsi in determinate condizioni, come era stato per dj Fabo. Ma questa Pdl, che approderà in Aula già lunedì prossimo (13 dicembre), rischia di essere un flop. 

Le sinistre si piegano al volere delle destre

Dall’associazione Luca Coscioni, Marco Cappato e Matteo Mainardi parlano di "un frettoloso passo indietro rispetto alla sentenza della Consulta". C’è il rischio che il testo, già annacquato così, possa essere disintegrato in Aula e Più Europa punta il dito contro Pd e M5s che avrebbero concesso troppo alle destre. "Io spero venga profondamente modificato perché fiuto un certo clima. C’è il rischio che finisca come la legge Zan, cioè impallinata dai voti segreti" ha detto proprio a Today il deputato di Più Europa Riccardo Magi. Il problema è sempre il solito: lo sfilacciamento dei partiti intorno ai diritti civili, più che mai su una questione etica come il fine vita. Magi è certo di come tra le file democratiche e pentastellate ci sia qualcuno pronto a remare contro. "Nel Pd e nel M5s ci sono persone con seri dubbi, per cui la norma non si deve fare. - continua il radicale - Il voto fa contenti anche quei dubbiosi perché, se le legge dovesse essere affossata, saranno sempre pronti a dare la colpa al centrodestra". Invece il problema non è il centrodestra, ma "la compattezza del centrosinistra che non c’è".

Suicidio assistito come il Ddl Zan? "Lo temo anche io perché, se si sposta il dibattito nel merito in Aula, con il voto segreto, il rischio è altissimo. - dice a Today la deputata del Partito Democratico e membro della commissione affari sociali Giuditta Pini - Spero che il Partito democratico, da qui a quando si voterà, apra momenti di confronto senza lasciare ogni decisione al singolo. Se noi del Pd ci mettiamo d’accordo, possiamo portare a casa quello che vogliamo, altrimenti siamo capaci di far naufragare qualunque cosa". Ma allora perché non forzare la mano in Commissione? "Il problema non erano i numeri, ma se fossimo intervenuti su tutti e 400 gli emendamenti, con la destra a fare ostruzionismo, la legge rimaneva lì". 

Giuditta Pini - foto Ansa-2

I nodi da sciogliere e lo scontro interno al Pd

Dunque c’è il rischio di aver partorito qualcosa di già morto. Quando la Pdl arriverà alla Camera, dove si prospetta un voto segreto, i soliti franchi tiratori saranno lì, nel Pd e fra i 5 Stelle, pronti a demolire tutto. Fonti parlamentari riferiscono anche di una riunione del gruppo del Partito Democratico delle due commissioni, in cui i deputati cattolici si sarebbero definiti contrari alla legge. Insomma, la legge così piace a pochi. Ma quali sono questi nodi su cui la sinistra avrebbe ceduto il passo? 

  • Sostegni sanitari vitali come condizione per il suicidio assistito. 
  • Obiezione di coscienza.
  • (Obbligo?) di un percorso di cure palliative.

Il primo punto è il fatto di accedere al suicidio assistito solo da parte di chi vive attraverso dei sostegni sanitari vitali, senza i quali il malato non potrebbe sopravvivere. Questo, secondo i sostenitori della norma, lascerebbe fuori tutta una platea di pazienti: ad esempio quelli oncologici.

Il secondo punto è l’obiezione di coscienza. Un diritto per medici e infermieri, che non sono tenuti a prendere parte alle procedure per l'assistenza alla morte volontaria. Per le destre è un punto fondamentale a cui. Se uno fa il medico ma non se la sente, non può essere obbligato. De resto gli ospedali pubblici sono comunque tenuti in ogni caso ad assicurare l'espletamento delle procedure previste dalla legge. "Solo sulla carta però perché, quando hai regioni come il Molise col 95% di obiettori di coscienza, succede come con l’aborto" rimarca Magi, temendo come alla teoria non segua la prassi: si potrebbe accedere al suicidio assistito, poi nei fatti non si può fare perché nessuno lo pratica. 

Il terzo punto è il passaggio in cui "devi fare le cure palliative". Che significa? Che sono obbligato e prendere dei sedativi prima di poter accedere al suicidio assistito?  E quei malati che non ne avrebbero bisogno, ma sono convinti di voler smettere di vivere in un certo modo? Insomma ci sono anche dei punti di difficile interpretazione. 

Inoltre, una delle battaglie su cui la destra ha avuto la meglio è l’introduzione della possibilità (non obbligo) del sostegno psicologico al malato e alla famiglia. A destra si teme di facilitare troppo il suicidio. Inoltre la Lega vuole scongiurare scenari di induzione al suicidio da parte di parenti mossi da opportunismo. Qui la destra si è spaccata: da una parte i deputati più intransigenti, ad esempio quelli di Fratelli d’Italia, che volevano l’obbligatorietà del sostegno psicologico e chi pensava renderlo facoltativo.  

Che cosa dice la proposta di legge sul suicidio assistito

Fatto sta che con questa legge, una persona potrà accedere al suicidio assistito, purchè sia maggiorenne, affetta da una patologia irreversibile e con prognosi infausta, capace di intendere e volere, in una condizione di costante sofferenza psico-fisica. Dovrà richiederlo attraverso atti pubblici e formali, ad esempio con la scrittura privata o, nel caso in cui non sia possibile, attraverso un video o comunque in una modalità capace di testimoniare la volontà del paziente in maniera incontrovertibile. La morte volontaria deve avvenire nel rispetto della dignità della persona malata ed in modo da non provocare ulteriori sofferenze ed evitare abusi. Per questo il malato potrà indicare una persona da avere vicino a sé nel momento più difficile e potrà avvenire a casa o in ospedale. Ogni azienda sanitaria poi sarà dotata di un comitato etico per valutare caso per caso.  

Il testo all'attenzione della Camera mira, tra le altre cose, a cancellare il reato di "istigazione o aiuto al suicidio", contenuto nell'articolo 580 del Codice penale, che prevede il carcere per i condannati. Nel corso dell'esame nelle commissioni di merito è stata inserita la non punibilità retroattiva per i casi precedenti alla legge. La norma cosi' recita: "Non è punibile chiunque sia stato condannato, anche con sentenza passata in giudicato, per aver agevolato in qualsiasi modo la morte volontaria medicalmente assistita di una persona prima dell'entrata in vigore della presente legge, qualora al momento del fatto ricorressero i presupposti e le condizioni di cui all'articolo tre della presente legge e la volontà libera, informata e consapevole della persona richiedente fosse stata in inequivocabilmente accertata".

Intanto, è di queste ore la notizia che la Corte di Cassazione ha comunicato al Comitato promotore sul referendum per l'eutanasia legale, presieduto dal segretario dell'associazione Luca Coscioni Filomena Gallo, la validità delle firme sul referendum per l'abrogazione parziale dell'articolo 579 del codice penale sull' "omicidio del consenziente". 
 

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