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Venerdì, 31 Maggio 2024
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Vitalizi, forse stavolta ci siamo davvero: in Aula alla Camera la proposta per abolirli

E' firmata da Matteo Richetti (Pd) e prevede l'applicazione del sistema contributivo sia alle pensioni future che a quelle in essere

E' terminato in commissione Affari costituzionali della Camera l’esame degli emendamenti alla proposta di legge (prima firma il Pd Richetti) sull’abolizione dei vitalizi. L’impianto varato dalla commissione ricalca in sostanza il testo base, messo a punto nel 2015. Fra le novità introdotte c’è il via libera alla gestione separata all’Inps delle pensioni dei parlamentari, applicando il sistema contributivo sia a quelle future che a quelle in essere. Il testo, secondo quanto previsto dal calendario, approderà nell’aula di Montecitorio il prossimo 31 maggio. Il mandato al relatore Richetti dovrebbe essere votato, sentite le commissioni competenti, martedì.

"L'approdo in Aula del ddl sul taglio dei vitalizi è una nostra vittoria. Ora speriamo che il Pd favorisca un iter del provvedimento veloce e, soprattutto, garantisca i voti necessari della sua maggioranza in entrambe le Camere, opponendosi al voto segreto". E' quanto affermano in una nota i deputati M5S della commissione Affari costituzionali, che aggiungono:

Pochi giorni fa, il relatore del ddl Matteo Richetti aveva invece criticato il M5S dicendo che "ci ha messo 2 anni per capire che la mia era l'unica legge che tagliava i vitalizi. Peccato se ne siano accorti a legislatura finita". 

Quanto vale oggi la pensione da parlamentare

La riforma del 2012 che ha sostituito il "vitalizio" con la "pensione da Parlamentare", prevede che, secondo le simulazioni fatte dalla Camera dei Deputati, un deputato eletto nel 2013, quando aveva 27 anni, quando cesserà il suo mandato nel 2018 senza essere riconfermato per il secondo, percepirà nel 2051 (a 65 anni) una pensione compresa tra i 900 e i 970 euro al mese". 

Con il regime attualmente in vigore gli onorevoli versano un contributo pari all'8,8% dell'indennità lorda pari a 918,28 euro al mese. Un parlamentare che resta in carica per due legislature intere, potrebbe però chiedere la pensione già a 60 anni.

Se invece la legislatura si interromperà a più di sei mesi prima della sua scadenza naturale, ipotesi che ormai sembra tramontata, i parlamentari di prima nomina non conseguiranno la pensione ma i loro anni di contributi verrebbero accantonati e, qualora fossero eletti nuovamente, sommati ai precedenti. In caso di mancata elezione, invece, quei soldi gli onorevoli non li vedranno mai più. 

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