Giovedì, 17 Giugno 2021
La corsa per una legge di democrazia

La legge per il voto ai fuori sede: così circa 2 milioni di italiani alle urne per le "elezioni anti Covid"

Niente più viaggi rimborsati per tornare al proprio comune di residenza, si voterà dove si vive. Brescia (M5S) a Today.it: "Presto un documento che metta d'accordo tutti". Ma sul voto digitale lo stop di Di Maio (Iv): "Difficile tutelare i principi di segretezza"

Elezioni - foto Ansa

Il coronavirus ha messo in luce diversi problemi del Paese, a partire dalle criticità del sistema sanitario nazionale. Ma ci sono altri temi nell’agenda della politica nazionale che è necessario affrontare in una società alle prese con la pandemia. Uno di questi è garantire il diritto di voto a chi non ha la possibilità di farlo nel Comune in cui risiede. Non una questione secondaria perché, secondo quanto stimato da fonti di Palazzo, si parla di almeno 2 milioni di italiani. Di sicuro vanno considerati circa 400mila universitari che studiano in una Regione diversa da quella di residenza (dati ministero dell'Istruzione) e circa 1 milione e mezzo di persone che lavorano lontano da “casa”. Anche se un censimento ufficiale non c'è.

Numeri destinati ad aumentare perché in aumento sono le persone che migrano all’interno del Paese, per motivi di studio o lavoro. A questi si aggiungono i cittadini in continuo movimento per assistere con cure mediche i familiari malati. Sono un esercito di cittadini, di fatto discriminato rispetto a chi vive e lavora nel proprio comune di residenza. Una disparità che rischia di allargarsi in un regime di emergenza sanitaria, dove l’organizzazione delle elezioni si presenta come una sfida, che si potrà rinviare, come già successo, ma non si può evitare in eterno. Il prossimo autunno si apriranno le urne delle elezioni amministrative in oltre 1.300 città fra cui Roma, Milano, Torino, Bologna, Napoli e Trieste. Urge anche uno scudo per fronteggiare il pericolo astensionismo e, nel futuro più anteriore, servirà anche trovare una risposta a chi oggi si chiede: perché in Italia sono previsti sistemi per far votare gli italiani all’estero o speciali categorie quali militari, appartenenti alle Forze dell’ordine, naviganti marittimi o aviatori, mentre restano esclusi coloro i quali vivono a ore di macchina da casa?

Tra i primi a porre questa domanda di democraticità ci sono stati i ragazzi del Collettivo Valarioti, un think tank composto da ragazze e ragazzi calabresi (e non solo) con l'intento di affrontare in maniera analitica i temi della politica e dell’economia. Erano stati loro a scrivere una lettera al Presidente Sergio Mattarella sul tema del voto ai fuori sede, portando l’esempio della Calabria, la loro terra, che il prossimo autunno affronterà le elezioni regionali. In che condizioni? In quanto terra di emigrazione, vedrà migliaia di calabresi senza la possibilità di scegliere il futuro della regione in cui risiedono, in cui sono cresciuti e magari vogliono tornare a vivere un giorno.

Legge voto fuori sede, il punto del presidente Giuseppe Brescia a Today.it

E allora se la Costituzione sancisce il diritto inalienabile di voto, stabilendo come sia lo Stato a doversi fare carico di garantirlo, è arrivato il momento di rispondere a questa esigenza. Per questo sono state depositate diverse proposte di legge in sede di Commissione Affari costituzionali alla Camera. Oggi si è tenuta l’ultima seduta della Commissione in cui sono stati ascoltati alcuni costituzionalisti che hanno lavorato alla redazione del testo del Movimento 5 Stelle. I partiti sono tutti per il raggiungimento dell’obiettivo, ma non c'è accordo sul metodo.

“Il due settimane io conto di presentare il testo in Commissione che sarà la sintesi delle varie proposte e conto di lavorare ad un testo che sia il più condiviso possibile per evitare un eccesso di emendamenti nella prossima fase nelle Commissioni”. Lo dice a Today.it proprio il presidente della Commissione Giuseppe Brescia, che è anche primo firmatario di una delle proposte di legge e relatore del testo base. “A breve avrò anche in colloquio con il Ministero dell’Interno per capire quale sia la soluzione migliore” ha concluso Brescia.

Giuseppe Brescia, deputato del Movimento 5 Stelle-2

Già, perché il nodo resta il "come". Per il Movimento 5 Stelle il luogo migliore dove votare è la Prefettura della città del domicilio dell’elettore, mentre Italia Viva pone un problema di riservatezza e resta ferma sui classici seggi elettorali. Si deve fare in fretta perché l’idea è approvare la legge entro l’autunno, ma si deve trovare una quadra intorno a 4 idee. C’è la proposta del presidente della Commissione Giuseppe Brescia, sottoscritta anche da altri parlamentari del M5s, da Francesco Forciniti di L'alternativa c'è e da Riccardo Magi di +Europa. C’è quella di Italia Viva , che vede come primo firmatario Massimo Ungaro insieme al vice presidente di Iv alla Camera Marco Di Maio. E poi ci sono quelle di Partito Democratico e Forza Italia. Eallora vediamo quali sono le varie proposte nel dettaglio.

  • Legge per voto ai fuori sede del Movimento 5 Stelle (nelle Prefetture)
  • Legge per voto ai fuori sede di Italia Viva (nei seggi elettorali)
  • Legge per voto ai fuori sede del Pd
  • Legge per voto ai fuori sede di Forza Italia 

Legge voto fuori sede, la proposta del Movimento 5 Stelle

La prima porta come prima firma quella del deputato del Movimento 5 Stelle Giuseppe Brescia, che è anche presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, nonché relatore del testo. La proposta di legge è stata elaborata dai costituzionalisti Roberto Bin e Salvatore Curreri. Secondo i pentastellati il testo consentirebbe a chi vive lontano dalla propria residenza di votare per regionali e comunali presso la prefettura situata nel capoluogo di provincia del comune di domicilio e va a modificare le già esistenti leggi in materia elettorale, per quanto concerne le amministrative e quelle regionali. In sostanza, al cittadino sta l’onere di informare non oltre i 4 mesi precedenti la data delle elezioni, la Prefettura del suo comune di residenza. Una volta svolto questo passaggio burocratico, sarà la Prefettura a far arrivare tutto il materiale elettorale agli Uffici della Prefettura del Comune del domicilio il quale, dopo il voto, rimanderà tutto nel territorio di residenza perché facciano parte del conteggio. L’elemento fondamentale di questa legge è il luogo scelto per il voto, cioè la Prefettura, considerato protetto e dunque anche più garantito rispetto al sistema previsto per il voto all’estero.

"Serve un forte impegno comune per superare le resistenze burocratiche e arrivare all’obiettivo in poco tempo. - ha ribadito Brescia "Tutti i gruppi sono consapevoli di questo. Anche nella scorsa legislatura il Parlamento ha più volte fatto proposte, ma ha raccolto solo pareri negativi dal governo. Ad oggi l’esercizio del diritto di voto dei cosiddetti fuorisede, studenti e lavoratori, sarebbe garantito dalle agevolazioni di viaggio che si traducono in sconti sul prezzo dei biglietti di treni e aerei. Con questo sistema sono stati spesi in 15 anni più di 60 milioni di euro, senza investire in innovazione, non solo digitale".

Legge voto fuori sede, la proposta di Italia Viva

C’è poi l’idea di Italia Viva, che vede come primo firmatario Massimo Ungaro con il vice presidente di Iv alla Camera Marco Di Maio. Secondo Iv non se ne parla di voto telematico perché ci sono troppi rischi legati alla libertà di espressione del singolo. Non convince neppure l’idea della Prefettura perché, soprattutto in caso di elezioni comunali, dove ci sono le preferenze, le schede provenienti da prefetture di altre città, sono comunque facilmente riconducibili a chi le ha compilate; così il voto segreto sarebbe minato al momento della conta, soprattutto nei comuni piccoli, che magari vedrebbero arrivare dall’altra città una manciata di schede. Facile capire di chi possa essere quel voto. E allora ecco l’idea del partito renziano:

Un solo articolo per per elezioni della Camera dei deputati, del Senato della Repubblica e dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia e nei referendum. Anche qui si fa riferimento ai motivi di studio, cura e lavoro. Se dunque si è fuori sede per quei motivi, allora si fa richiesta di “trasferimento” del voto al Comune di residenza, che trasmette le dichiarazioni dell’elettore al comune in cui l’elettore è domiciliato e alla fine l’elettore va a vota nel seggio del Comune dove vive. In questa proposta poi c’è la specifica su come tutte queste pratiche burocratiche non debbano trasformarsi in un ulteriore appesantimento economico sulle casse del paese.

“Assicurare la possibilità di votare alle elezioni europee, politiche, regionali, amministrative e ai referendum per chi risiede lontano dal proprio comune per motivi di lavoro, di studio, di salute, di cura, è un obiettivo che condividiamo in tutti i modi. - ha detto Marco Di Maio a Today.it - La sua applicazione pratica, però, deve essere realizzata tenendo presente i requisiti di unicità, libertà e segretezza del voto: ciò presenta delle complicazioni per il voto fuori sede che vogliamo superare avendo cura di individuare una soluzione che eviti il rischio di irregolarità, che allontani l'illegalità e che salvaguardi libertà e segretezza del voto. Questioni più difficili da assicurare per il voto comunale o regionale, ma occorre lavorare per individuare una soluzione sostenibile”.

Marco_Di_Maio

Legge voto fuori sede, la proposta del Partito Democratico 

Un’altra proposta è quella del Partito Democratico, che vede come prima firmataria l’ex Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Marianna Madia. Restano fissati 3 requisiti fondamentali per accedere al voto fuori sede, cioè che ci si trovi in un’altra città per motivi di lavoro, per motivi di studio (si pensi ai tanti universitari fuori sede) o per motivi di salute legati alla cura di una persona specifica. Se si rientrasse in una di queste categorie, allora l’elettore presenterebbe domanda almeno 45 giorni prima del giorno del voto. Poi si dovrà presentare al seggio con scheda elettorale, documento di identità, la domanda di richiesta di voto fuori sede e la relativa accettazione. Secondo la legge Madia, in caso di referendum non ci sono problemi perché il collegio è nazionale e unico, dunque basterà recarsi nel seggio indicato dal comune in cui si ha il proprio domicilio. Più complicato il discorso in caso di elezioni europee, per cui il testo prevede il voto per corrispondenza, di fatto come si fa già per gli italiani all’estero. In questo caso di farà richiesta presentando una documentazione che attesti di essere universitario fuori sede (iscrizione università), lavoratore (certificazione del proprio datore di lavoro) o fuori sede per motivi di cura (certificato medico). In questo caso arriverà un plico a casa, con tutto il necessario per votare, compresa la scheda elettorale che si rispedirà al comune di residenza. Stessa modalità per l’elezione dei rappresentanti alla Camera dei Deputati, con il voto per posta, ricevendo il pacco con certificato elettorale con tagliando staccabile, scheda elettorale e foglio con le istruzioni. Inoltre quella riforma prevederebbe anche la prima sperimentazione di voto telematico, attraverso le piattaforme digitali pure, sempre chiaramente nel rispetto dei principi del voto, quali la segretezza e il trattamento dei dati personali di chi esprime la preferenza.

Legge voto fuori sede, la proposta di Forza Italia

Sul tavolo c’è anche la proposta forzista a prima firma Felice Maurizio D’Ettore, che specifica come il voto fuori sede non possa valere per chi ha il domicilio in un comune di una regione confinante alla regione in cui è residente. Questo per andare in contro soprattutto a chi è molto distante, da rendere impossibile il rientro solo per il voto. Questa proposta di riforma è simile alla prima perché prevede il voto nelle prefetture, ma si discosta nel caso delle elezioni comunali perché prevede la possibilità di scelta. Se il cittadino vuole vota da fuori, altrimenti rientra con la possibilità di agevolazioni nella spesa del viaggio.

Quelle spese di cui il Movimento 5 Stelle non vuole più sentire parlare, con una nuova legge che, oltre a garantire più diritti, consentirebbe anche di risparmiare 60 milioni di euro in 15 anni. 

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