Giovedì, 15 Aprile 2021

Difesa "sempre legittima": la riforma di Salvini non piace né a Di Maio né ai commercianti

La Camera ha approvato sei dei dieci articoli pilastro della legge: oggi gli emendamenti e il voto finale. "Se approvando questa legge si dice che si possono utilizzare di più le armi, questo non è il mio modello di Paese", dice Di Maio. Gioiellieri, benzinai e tabaccai: no all'autodifesa

Il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini durante l'esame della proposta di legge sulla legittima difesa nell'aula della Camera, Roma, 5 marzo 2019. ANSA/ETTORE FERRARI

Dopo l'approvazione di sei dei dieci articoli pilastro della legge, riprende oggi alla Camera l'esame del ddl sulla legittima difesa, fortemente voluto dalla Lega. Poi la palla passerà al Senato, dove l'approvazione è calendarizzata per il 26 marzo prossimo. Ieri, assenze e silenzi hanno segnato la giornata dei grillini, mentre Matteo Salvini e i suoi presidiavano l'Aula.

Legge sulla legittima difesa: cosa cambia?

Non convince in particolare l'articolo 1 del ddl che, modificando la normativa esistente ex articolo 52 del codice penale, vorrebbe considerare "sempre" sussistente la proporzionalità tra difesa e offesa nei casi in cui una persona respinga con le armi (o "altri mezzi di coazione fisica") l'intrusione in casa di un presunto aggressore. Il dubbio maggiore sta nella novità dell'avverbio "sempre" che i 'dissidenti' 5 Stelle temono possa diventare una presunzione costituzionalmente illegittima. Pene inasprite, invece, per chi viola il domicilio (il carcere passa da due a 4 anni) e per chi commette furto in abitazione (innalzamento del carcere a sei anni). Sarà invece possibile la sospensione condizionale della pena dopo aver commesso un furto soltanto dopo aver pagato l’importo pari al risarcimento del danno.

Legittima difesa, Lega e M5s vanno a braccetto: ma l'emergenza non esiste 

La legge sulla legittima difesa sembra essere vicina, ma non tutti sono contenti. Cronaca di un'approvazione annunciata, insomma, ma non facile per il provvedimento che la Lega rivendica e difende anche con la presenza in Aula del suo segretario e ministro dell'Interno e che può contare sui voti favorevoli di Forza Italia e Fratelli d'Italia. Tra i banchi dell'alleato di governo invece restano dubbi e perplessità. E se ieri negli scranni del Movimento 5 Stelle c'erano 32 assenti e gli altri sembravano "il coro muto della Butterfly" - come li ha definiti l'ex ministro della Giustizia Andrea Orlando -, oggi è Luigi Di Maio ad esprimere le sue perplessità sull'impianto della legge, anche se - assicura - "sta nel contratto e noi siamo leali". 

Di Maio sulla legittima difesa: "E' una legge della Lega, non mi entusiasma"

"Sicuramente questa è una legge della Lega. Come quando si è votata la legge contro la corruzione voluta dal M5s non è che ci fosse tutto questo entusiasmo nella Lega, allo stesso modo, quando si vota la legge sulla legittima difesa, che è una legge che sta nel contratto e che per questo porteremo avanti perché noi siamo leali, non è che ci sia tutto questo entusiasmo nel M5s". Lo ha detto il vice presidente del Consiglio e ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, intervistato da "No stop news" su Rtl 102.5. "Non è che ci sia tutto questo entusiasmo - ha ripetuto Di Maio - ma credo sia anche normale, è la stessa cosa avvenuta per Quota 100 e il Rdc. Se approvando questa legge si dice che si possono utilizzare di più le armi, questo non è il mio modello di Paese. I cittadini devono essere difesi in primo luogo dallo Stato e dalle forze dell'ordine". 

"Non saremo giustizieri": parlano gioiellieri, tabaccai e benzinai

L'esame del testo, intanto, prosegue spedito. E proprio nelle ore della discussione alla Camera sul disegno di legge sulla legittima difesa, AdnKronos ha chiesto un parere a gioiellieri, tabaccai e benzinai, tra le categorie di commercianti più esposte ad attacchi criminali, furti e rapine. Ebbene, questi commercianti sono contrari a trasformarsi in "giustizieri" e a impugnare la pistola. Invocano, piuttosto, maggiore sicurezza da parte delle istituzioni e chiedono inasprimento e certezza delle pene verso i malviventi che vengono assicurati alla giustizia. Numerosi sono gli episodi in cui i gioiellieri sono rimasti vittime, ma a differenza di altri si sentono un po' più sicuri in quanto protetti da porte blindate e telecamere "deterrenti per il malvivente che magari può aver paura di vedersi bloccata la via di fuga". "Siamo contrari, in linea di massima, ad armarci: vogliamo evitare il Far West". E' quanto sostiene Steven Tranquilli, direttore di Federpreziosi-Confcommercio.

Il prete contadino con due lauree e due fucili: "Credo nella legittima difesa" 

"Con una pistola puntata contro può capitare che si reagisca in preda all'emotività, all'ansia - prosegue Tranquilli - come capitò al gioielliere Carlo Barducci di Firenze che venne ucciso durante un tentativo di rapina nel suo negozio di via Strozzi il 20 dicembre 1992". Oggi gli assalti alle gioiellerie vengono effettuati da veri e propri commandi di 6, 8 rapinatori a volto coperto, a bordo di furgoni - racconta Tranquilli - e quindi i gioiellieri sentono la necessità di "un inasprimento e della certezza delle pene", cosa peraltro prevista dal nuovo disegno di legge.

Una posizione, quella della Federpreziosi, che rispecchia quella di Confcommercio a livello generale. "La morte di una persona, qualunque sia la colpa, è una tragedia. Magari l'esasperazione e l'emotività possono portare a compiere gesti che mai avremmo voluto compiere", afferma Anna Lapini, componente di giunta e incaricata per la legalità e la sicurezza di Confcommercio. "Può accadere che dopo la persona non è più la stessa e magari è costretta a chiudere la propria attività, sia per una questione morale e anche perché non può sostenere le spese legali qualora debba subire un processo". "Allo Stato noi chiediamo di garantire la sicurezza - aggiunge Lapini - ma dove questo non avviene è chiaro che deve contribuire ad aiutare gli imprenditori alle spese legali e in questo senso, la nostra richiesta formulata nel corso di un'audizione parlamentare, è stata accolta. Una norma che potrà permettere alle aziende di continuare a lavorare perché le statistiche ci dicono che il 95% di chi si trova in tali condizione chiude", afferma la rappresentante dei commercianti.

Cosa chiedono tabaccai e benzinai

Tabaccai e benzinai avanzano richieste simili sul minor uso del contante nei loro esercizi per aumentare la sicurezza. "Noi chiediamo la diminuzione e, se possibile, l'azzeramento del contante ma per ottenere ciò dovrebbero diminuire le commissioni sulle carte e i costi dei Pos", lamenta Paolo Uniti, segretario generale di Figisc Confcommercio: "In Italia il 50-60% dei clienti dei distributori di carburanti pagano in contanti mentre nel resto d'Europa chi paga con il bancomat è il 90%". Molte stazioni di servizio hanno le colonnine del self service blindate, che assomigliano a dei fortini ma i benzinai sono molto esposti ai furti e alle rapine, "soprattutto la sera quando il gestore va a scaricare l'incasso, addirittura si sono verificati casi nei quali viene inseguito fino a casa o viene pedinato durante il percorso dalla pompa a casa", racconta Uniti. Nelle tabaccherie "circolano ancora molti, troppi, contanti", sottolinea Giovanni Risso, presidente FIT-Confcommercio ma servirebbe "da parte del governo un occhio di riguardo su questo aspetto, per abbassare le commissioni sulle carte che gli esercenti devono pagare". Tutti comunque dichiarano la propria contrarietà "ad armarsi, non è sicuro né per noi né per i clienti".

Anche Maurizio Invigorito, il tabaccaio di Afragola che ha subìto 12 rapine in tre anni, ribadisce la sua posizione: "Sono un obiettore di coscienza, non potrei mai avere il coraggio di sparare, non avrò mai un'arma, altrimenti mi sarei arruolato nelle forze dell'ordine". "Noi diciamo no all'autodifesa - chiosa Anna Lapini -. Solo il 10% di chi ha un'attività commerciale possiede un'arma e si riduce la quota di chi è propenso a dotarsene in futuro", riferisce Lapini citando una recente indagine condotta da Gfk per la Confcommercio da cui emerge inoltre che il 92% dei negozianti è favorevole all'inasprimento delle pene.

Maurizio è stato rapinato 12 volte: "Non terrò mai un'arma con me" 

Continua a leggere su Today.it

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Difesa "sempre legittima": la riforma di Salvini non piace né a Di Maio né ai commercianti

Today è in caricamento