Sabato, 17 Aprile 2021

Legittima difesa, è Mattarella l'ultimo "ostacolo" per Salvini: giorni decisivi

Non è stata ancora firmata e promulgata dal Presidente della Repubblica la discussa legge sulla legittima difesa, che secondo alcune associazioni potrebbe "determinare un aumento esponenziale delle armi in circolazione e una maggiore probabilità del loro uso"

Giorni decisivi. Non è stata ancora firmata e promulgata dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la discussa legge sulla legittima difesa, approvata in via definitiva dal Senato il 28 marzo scorso. Nel corso di questa settimana sono dunque attese le decisioni del Capo dello Stato, visto che, in base all'articolo 73 della Costituzione, ha un mese di tempo per promulgare il provvedimento, a meno che, con messaggio motivato, non ne chieda un nuovo esame al Parlamento.

C'è massimo riserbo, come d'abitudine quando al centro della scena c'è il presidente Mattarella: nessuno spazio per voci, rumors e indiscrezioni. In questi giorni dal Quirinale, complici anche i giorni di festa, trapela poco o nulla su quelle che potrebbero essere le decisioni del Presidente della Repubblica, che si concederà ancora qualche ora di riposo, prima di  rientrare al Colle e riprendere in mano il dossier, sul quale comunque è stata già avviata l'istruttoria.

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Lo ha più volte ricordato lo stesso Mattarella: il Capo dello Stato può chiedere alle Camere di riesaminare il testo qualora ravvisi "evidenti profili di illegittimità costituzionale", fermo restando che, in base all'articolo 74 della Costituzione, la legge va promulgata se riapprovata in modo identico. Finora una sola volta nel corso del suo mandato l'attuale Presidente della Repubblica ha rinviato al Parlamento una legge, quella sulle mine antiuomo il 27 ottobre 2017.

Ma può succedere che il Capo dello Stato, per varie ragioni tecniche e politiche, decida di promulgare comunque una legge, accompagnando però la sua decisione con lettere ai presidenti delle Camere e del Consiglio, nelle quali si registrano rilievi che si ritiene debbano restare in ogni caso agli atti. Ad esempio, è accaduto il 29 marzo scorso, quando Mattarella ha accompagnato la promulgazione della legge che istituisce la commissione parlamentare di inchiesta sulle banche, con una lettera ai presidenti del Senato, Elisabetta Casellati, e della Camera, Roberto Fico, per ricordare i limiti d'azione dell'organismo parlamentare rispetto all'attività creditizia. L'attesa per una eventuale presa di posizione del Quirinale è tanta.

Salvini, Pasqua social con un mitra: "Siamo armati e dotati di elmetto!"

Il tema delle armi e quello della legittima difesa sono intimamente correlati, e la foto postata dal consigliere della comunicazione di Matteo Salvini nel giorno di Pasqua con il vicepremier che imbraccia un mitra è stata secondo qualcuno un "gesto calcolato", uno "strizzare l'occhio" a quella parte di elettorato che vorrebbe una legislazione meno stringente su questo fronte.

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Legittima difesa, perché c'è chi dice no alla nuova legge

Varie associazioni, come Associazione Antigone e Archivio Disarmo, avevano lanciato un appello affinché il Parlamento non approvasse la nuova legge sulla legittima difesa, che in pratica ha eliminato definitivamente il principio di proporzionalità tra il bene minacciato dall’autore del reato e il bene offeso, "assicurando una sorta di immunità a chi usa le armi contro un presunto ladro" sostengono le associazioni.

Le ragioni del "no" alla riforma sono sempre state esplicitate chiaramente: "Vorrebbe evitare l’intervento del giudice. Ma l’azione giudiziaria è obbligatoria, non si può impedirne l’avvio sulla base di una presunzione di innocenza di chi uccide una persona. È il giudice a dovere sempre verificare i fatti. Il suo intervento è ineliminabile: in un paese democratico solo un giudice può verificare l’esistenza effettiva di un’intrusione e accertarsi dell’identità e del ruolo della persona uccisa".

"Così com’è concepita - si legge ancora nell'appello - la riforma della legittima difesa metterà a rischio la sicurezza di tutti determinando un aumento esponenziale delle armi in circolazione e una conseguente maggiore probabilità del loro uso. Una silenziosa corsa dei cittadini ad armarsi individualmente non è la soluzione. Come dimostra l'esperienza degli Stati Uniti, la diffusione delle armi da difesa personale non fa altro che diffondere il senso di insicurezza e di sfiducia nelle Istituzioni". All'appello avevano aderito in tanti tra associazioni, giuristi, magistrati ed esponenti della società civile: Associazione Luca Coscioni, Arci, Fiom Cgil, Cittadinanza Attiva, Opal, Radicali Italiani e molti altri ancora.

C'è anche un altro dato interessante. Il numero di vittime di armi legalmente detenute, tra suicidi, omicidi e incidenti (già 14 da inizio 2019) è nettamente superiore ai casi di processi per eccesso di legittima difesa. "Dov’è la presunta necessità di cambiare questa legge? Semmai bisogna intervenire sulla legislazione per possedere le armi": se lo domanda uno dei più attivi sostenitori della campagna #addioallearmi, il giornalista Stefano Iannaccone, che ha lanciato e portato a termine una innovativa campagna di crowdfunding, di raccolta fondi, sul tema, grazie a cui scriverà un libro dal titolo “Sotto tiro: l’Italia al tempo della corsa alle armi”. 

Più armi in circolazione sono una minaccia per la sicurezza: la propaganda secondo cui pistole e fucili aumenterebbero la sicurezza non ha alcun riscontro oggettivo. Lo dimostrano le statistiche di un Paese come gli Usa: più armi sono in giro e più aumentano i morti per ferite da armi da fuoco. Inoltre, e non è una cosa da poco, il Viminale non ha mai reso noto il numero di armi legalmente detenute in Italia (le stime variano dai 10 ai 12 milioni), e non rende pubblico nemmeno il numero complessivo di tutte le licenze rilasciate ed in vigore. Quello delle licenze è un tema delicatissimo: negli anni si è assistito in Italia a un’esplosione delle licenze per uso sportivo: erano poco più di 125mila nel 2002, sono cresciute fino 560mila oggi. Secondo molti è solo un modo per poter detenere un’arma (o più armi) in casa anche per coloro che non hanno intenzione di frequentare abitualmente un poligono.

Qualunque sarà la decisione di Mattarella, di armi in circolazione, legittima difesa e presunte "lobby delle armi" presenti e attive in Italia si continuerà a parlare.

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