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Venerdì, 23 Febbraio 2024
la mossa / Milano

Cosa c'è dietro le dimissioni di Letizia Moratti

Moratti si è dimessa dalla carica di vicepresidente e di assessora al Welfare della Regione Lombardia, ma il venir meno del "rapporto di fiducia con il presidente Fontana" dice qualcosa degli equilibri nella maggioranza di centrodestra

Letizia Moratti si è dimessa dalla carica di vicepresidente e assessora al Welfare della regione Lombardia. "Di fronte al venir meno del rapporto di fiducia con il presidente Attilio Fontana, annuncio la decisione di rimettere le deleghe di vicepresidente e di assessore al Welfare di Regione Lombardia", l'annuncio di Moratti dopo mesi di tensioni all'interno del centrodestra su chi avrebbe dovuto candidarsi alla guida della Regione nel 2023, se lei o il presidente uscente Fontana. Al suo posto è stato nominato Guido Bertolaso, come nuovo assessore con delega al welfare. L'annuncio di Moratti può dare grosse preoccupazioni al centrodestra, che dalla Lombardia potrebbero riverberarsi fino a Roma, coinvolgendo il governo Meloni.

Le motivazioni, ufficiali, delle dimissioni

"Per rispetto dei cittadini, con senso di responsabilità e in considerazione del delicato momento socio-economico del Paese, ho atteso l'esito delle elezioni politiche e la formazione del nuovo Governo per rendere nota la mia posizione", spiega in una nota Letizia Moratti, specificando i motivi della sua uscita dalla giunta regionale. 

"Di fronte al venir meno del rapporto di fiducia con il presidente Attilio Fontana, annuncio la decisione di rimettere le deleghe di vicepresidente e di assessore al Welfare di Regione Lombardia. Un forte segnale rispetto alle lentezze e alle difficoltà nell'azione di questa amministrazione, che a mio avviso non risponde più all'interesse dei cittadini lombardi. Una scelta di chiarezza di cui mi faccio pienamente carico, anche in considerazione dei provvedimenti contraddittori assunti in materia di lotta alla pandemia" sottolinea Moratti, spiegando di aver atteso "con senso di responsabilità l'esito delle elezioni" per rendere nota la sua decisione.

Nel dare le motivazioni delle sue dimissioni, l'ormai ex assessora al Welfare ha attaccato non solo la gestione di Fontana della pandemia, ma anche alcuni tra i primi provvedimenti del nuovo governo Meloni: "Da una parte, prendo positivamente atto che la linea da me stabilita per i cittadini lombardi è stata quella di seguire il parere degli esperti della Cabina di regia lombarda che ho attivato sull'obbligo delle mascherine in ospedali e Rsa - sottolinea Moratti - Dall'altra, registro con preoccupazione la scelta di anticipare il reintegro dei medici e degli altri professionisti della sanità non vaccinati, il condono sulle multe ai no vax e la diversa sensibilità sull'importanza dei vaccini". Si tratta di un attacco frontale a quanto deciso dal governo Meloni nel suo primo Consiglio dei ministri.

Come sono cambiate le regole anti covid con il governo Meloni

Per Moratti, "si tratta di tre esempi, emblematici di una diversa impostazione politica in questo ambito. Credo infatti che, se oggi il Paese è in sicurezza per quanto riguarda il Covid, lo dobbiamo senza alcun dubbio all'adesione massiccia alla campagna vaccinale dei mesi scorsi. Un successo di cui essere fieri e che ora viene messo in discussione da provvedimenti che non condivido".

Cosa nascondono le dimissioni di Moratti

Dietro le motivazioni ufficiali delle dimissioni di Moratti si nascondono forti tensioni all'interno del centrodestra, che dalla più importante regione controllata dalla coalizione - la Lombardia - rischiano di riverberarsi fino a Roma, ai danni del nuovo governo Meloni. 

L'attuale presidente Fontana, forte anche del sostegno dei partiti di centrodestra, aveva detto che si era incrinato il rapporto di fiducia con la sua vice presidente, e Moratti ora conferma che questa fiducia è venuta meno. La conferma della mancata fiducia non è però rivolta solo a Fontana, ma all'intero centrodestra. E dunque, in vista delle prossime elezioni Moratti pare dare una una precisa indicazione di discesa in campo da avversaria di Fontana. Ma appoggiata da chi?

Negli ultimi mesi Moratti era stata al centro di alcuni chiacchericci su incarichi alternativi che le erano stati proposti, quasi a voler evitare proprio questa situazione di scontro: Moratti era stata tirata in ballo per un ruolo ministeriale a Roma nel nuovo governo Meloni e nelle ultime settimane anche per la guida delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina del 2026. Ma Moratti non è entrata nella squadra di governo e pare aver rifiutato la guida di Milano-Cortina. A giugno, fece capolino il Terzo Polo, quando il leader di Azione Carlo Calenda la definì "un’ottima candidata" alla presidenza e l’ex sindaca di Milano non aveva chiuso la porta parlando di "riflessioni in corso". 

E subito dopo l’annuncio delle dimissioni è stato proprio Calenda il primo a sottolineare "l’ottimo lavoro" svolto da Moratti dicendosi "certo che in futuro potrà dare un contributo positivo nella politica regionale o nazionale". Il posizionamento netto di Moratti la pone in contrasto con i primi provvedimenti del governo Meloni e apre diversi interrogativi in vista delle elezioni regionali in Lombardia del 2023: la regione è una roccaforte del centrodestra dal 1995 e la nuova coalizione di governo non può permettersi di perderla, anche in vista di eventuali provvedimenti sull'autonomia differenziata delle regioni, uno dei temi più identitari della campagna elettorale. In più, ancora una volta dalla formazione del governo, non è chiara la posizione di Forza Italia, in questo caso sul tema Moratti: per questi motivi le elezioni regionali lombarde saranno il termometro del clima di tensione nella maggioranza di governo. 

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