Lunedì, 14 Giugno 2021
Stefano Pagliarini

Opinioni

Stefano Pagliarini

Giornalista Today Today

La tassa di successione è una "carità" che non risolverebbe niente

Enrico Letta - foto Ansa

Paghiamo le imposte sul reddito; paghiamo la tassa di soggiorno; ogni volta che dobbiamo sbrigare qualche pratica, ad ogni passaggio burocratico paghiamo un mare di marche da bollo per un paio di fogli A4; c’è la Tosap perché dobbiamo anche pagare per occupare uno spazio pubblico, come se fosse il posto in prima fila al teatro; paghiamo le imposte doganali perché non sia mai che un’azienda importi un prodotto commerciale attraversando un confine senza tirare fuori altri soldi; paghiamo il bollo auto, cioè paghiamo una tassa per il solo fatto di possedere un’auto, che abbiamo già pagato sul mercato, ma non importa, paghiamo per possederla e il perché resta un mistero alla pari dei buchi neri e le teorie sugli universi paralleli; se un cittadino mette in affitto la casa di proprietà, magari per mantenersi in un posto più costoso, paga le tasse; paghiamo anche le tasse sui procedimenti legali e amministrativi perchè non vogliamo forse far pagare il cittadino che si deve difendere in un processo in cui magari è pure innocente? E giù tasse. Poi c'è anche il Canone Rai. E se uno non guarda la Rai? Eh no, paghiamo lo stesso perché paghiamo il possesso del televisore (già comprato nel negozio eh) con un costo di 90 euro annuali dilazionate in 10 rate nelle bollette elettriche.

Che si parli di cittadini o aziende, passiamo la vita a consegnare soldi allo Stato. Le imprese soprattutto. Secondo un rapporto di Banca d’Italia del 2020, con una media del 59,1% di profitti commerciali versati in tasse, l’Italia si trova al 128° posto su un campione di 180 nazioni nel mondo. Nonostante gli interventi sul cuneo fiscale degli ultimi anni, l'indicatore Ocse che misura il cuneo pone l'Italia ai primi posti in Europa: terzo posto per dipendente single con il 48% e primo posto per dipendente sposato con due figli con il 39,2%.

Ma Enrico Letta, segretario del Partito democratico, ha lanciato la proposta di istituire un fondo per quella che considera la generazione più in crisi, quella dei diciottenni. "Un aiuto concreto per studio, lavoro e casa, ma per essere seri non va finanziata a debito (lo ripagherebbero loro) ma chiedendo all'1% più ricco del Paese di pagarla con la tassa di successione", ha scritto Letta su Twitter. Da finanziare con l'aumento della tassa di successione per i patrimoni che superano il milione di euro, in maniera progressiva (solo sopra i 5 milioni scatterebbe infatti l'aliquota massima). Un’altra tassa? Sì e qualcuno potrà anche obiettare: “Eh sì ma fa pagare i ricchi”. E se invece di far sempre pagare i ricchi, cominciassimo a far pagare meno il ceto medio e basso?

Allora fuori dalle prese di posizione ideologiche, non é uno scandalo se chi eredita oltre 5 milioni di euro, possa lasciare lì qualcosa per il paese e in particolare per i più giovani, ancora più in difficoltà per il Covid. Ma pare evidente, numeri e dati alla mano, che questa tassa non solo appare una mera mancetta ai giovani, ma che sia anche inutile nell’economia del problema Paese. Dal leader di un grande partito di centrosinistra, non mi aspetto una toppa sullo strappo, ma una visione di futuro, un progetto di lungo termine per riconsegnare ai giovani un lavoro che si fa sempre più fatica a trovare e la dignità di una retribuzione che sia proporzionata al paniere di consumo della società in cui si vive. Perché se devo essere indipendente e mettere su una famiglia, con tutte le spese da affrontare, allora non posso avere uno stipendio di mille euro. Anche con il fondo creato dai portafogli dei Paperoni italiani, non risolviamo il problema di una economia stagnante. Il punto è che non c’è lavoro, ci si laurea in settori in cui il mercato non è mai nato e gli stipendi sono bassi perché un lavoratore costa quanto un macigno sul bilancio di un’azienda, tra sostituto d’imposta, Tfr,  contributi, assicurazioni e previdenza e Irpef.

Non possiamo permettercelo perché c’è un problema di spesa pubblica? Allora mettiamo mano alla spesa pubblica visto in 47 anni lo Stato italiano ha speso per Alitalia circa 13 miliardi, 119 milioni per i banchi a rotelle, 9 miliardi per il reddito di cittadinanza, per non parlare delle innumerevoli società partecipate in rosso. Tenendo conto che nel 2019 la spesa pubblica era calata in Europa, solo in Italia era risalita al 45,5% del Pil.

E' buono per far esultare qualche pezzo di sinistra, ma con la tassa di successione non si risolvono i problemi. Che poi, se Letta vuole intestarsi l'idea di una tassa stile Robin Hood in tempo di Covid, si metta in fila. Prima c'è la patrimoniale di Nicola Fratoianni (Si), primo firmatario dell’emendamento che punta a introdurre una patrimoniale anche in Italia. "Il mio sogno è trattenere i ragazzi italiani in Italia, senza però farli restare in casa con mamma e papà fino a trent'anni” ha detto Letta. Benissimo, allora al lavoro per ridare linfa all'economia, detassando e facendo respirare le imprese, con posti di lavoro e salari capaci di realizzare quel sogno.

Resta il dubbio che la proposta del segretario democratico sia un po’ come le sue uscite su ius soli e diritti civili in contrapposizione a Salvini, cioè faccia parte di una strategia comunicativa per compattare l’elettorato di sinistra sempre più smembrato. Nel dubbio ci ha pensato il Premier Mario Draghi a disinnescare l’ultimo assalto ai ricchi, da sempre bancomat di chi ha poche idee. Lo ha fatto dicendo chiaro e tondo: "Non ne abbiamo mai parlato, non l'abbiamo mai guardata ma non è il momento di prendere i soldi ai cittadini ma di darli". Finalmente.

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La tassa di successione è una "carità" che non risolverebbe niente

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