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Sabato, 29 Gennaio 2022
Politica

Un (altro) anno di Napolitano: "Ecco perché dissi di sì ma ora..."

Il presidente della Repubblica, l'unico a ricevere il mandato in due occasioni consecutive, si racconta: "Dissi sì per lo stato di paralisi politica che c'era". Sul futuro: "Pronte condizioni per un mio distacco"

ROMA - Aveva detto che non sarebbe mai successo di nuovo. Mai più al Colle, mai più al Quirinale. E invece il 20 aprile dell'anno scorso, la rielezione, il bis storico: Giorgio Napolitano nuovo - si fa per dire - presidente della Repubblica. Oggi, a quasi dodici mesi da quel giorno, è lo stesso capo di Stato - in una lettera al Corriere - a spiegare perché disse si e a tracciare una strada per un futuro che inevitabilmente porterà a un "distacco". 

In apertura di lettera, Napolitano ricorda "lo stato di paralisi politica e il clima di opinione in cui maturò una concentrica pressione perché io - nonostante la netta contrarietà da me precedente espressa - accettassi di essere rieletto presidente". A conti fatti, però, la scelta non è stata sbagliata. Anzi. 

"L’essenziale - rivendica il presidente della Repubblica - è che mi sia sempre sforzato di mantenere la serenità indispensabile per fare il mio dovere, per rispondere alle esigenze del Paese e della sua vita democratica. Comunque, è possibile e utile una qualche riflessione oggettiva, come premessa per il bilancio che mi si chiede di abbozzare". Quindi, ecco il bilancio: "È stato duro procedere nel compito che mi spettava del promuovere la formazione di un governo di ampia coalizione e nel sollecitare un programma di rilancio della crescita e dell’occupazione, e di contestuale, imprescindibile avvio di riforme economico-sociali e istituzionali già troppo a lungo ritardate. Che questo processo si sia messo in moto, e di recente decisamente accelerato, senza essere bloccato da una crisi e susseguente ristrutturazione della maggioranza di governo né, più tardi, dal cambiamento politico sfociato in una nuova compagine e guida governativa, mi fa considerare positivo il bilancio dell’anno trascorso. Non mi fa dubitare della giustezza della strada seguita". 

Re Giorgio, un (altro) anno da presidente della Repubblica

Di obiettivi, all'orizzonte, però ce ne sono ancora. "Finché continuerò ad assolvere le funzioni di Presidente, e anche dopo - scrive Napolitano - considererò il mio impegno irrinunciabile, nelle forme possibili, quello per l'unità europea, che resta la causa e la visione da rimotivare e riaffermare con la necessaria apertura a fondate istanze di rinnovamento e con concreta capacità persuasiva".

E quando l'Ue sarà "accettata" e "nodi assai importanti - il semestre italiano di presidenza europea - saranno sciolti" -  potrebbe essere arrivato il momento dell'addio. "Confido - riflette Napolitano - che stiano per realizzarsi condizioni di maggior sicurezza, nel cambiamento, per il nostro sistema politico-costituzionale, che mi consentano di prevedere un distacco comprensibile e costruttivo dalle responsabilità che un anno fa mi risolsi ad assumere entro chiari limiti di necessità istituzionale e di sostenibilità personale". 

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