Mercoledì, 14 Aprile 2021
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Segre, sopravvissuta ad Auschwitz è senatore a vita: "Memoria un vaccino contro l'odio"

"Sono una donna di pace e una donna libera: e la prima libertà è quella dall'odio" lo dice la neo Senatrice a vita che ha ricevuto la notizia della nomina con una telefonata dello stesso Capo dello Stato. Liliana subì a 8 anni l'onta delle leggi razziali

Liliana Segre neo senatrice a vita in una foto del 2010. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha nominato Senatrice a vita Liliana Segre "per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale". La neo "Senatrice a vita" ha ricevuto la notizia della nomina con una telefonata dello stesso Capo dello Stato. Liliana Segre è una dei 25 sopravvissuti dei 776 bambini italiani minori di 14 anni deportati nel campo di concentramento di Auschwitz

"La notizia mi ha colto completamente di sorpresa - spiega Liliana Segre - Non ho mai fatto politica attiva e sono una persona comune, una nonna con una vita ancora piena di interessi e di impegni'". Liliana Segre, nata a Milano il 10 settembre 1930 da una famiglia ebraica, rimase vittima a soli 8 anni delle leggi razziali del fascismo di cui proprio quest'anno ricorre l'ottantesimo anniversario.

"Sento su di me l'enorme compito, la grave responsabilità di tentare almeno, pur con tutti i miei limiti, di portare nel Senato della Repubblica delle voci ormai lontane che rischiano di perdersi nell'oblio. Le voci di quelle migliaia di italiani, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che nel 1938 subirono l'umiliazione di essere degradati dalla Patria che amavano; che furono espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società dei cittadini 'di serie A'. Che in seguito furono perseguitati, braccati e infine deportati verso la 'soluzione finale". Le voci di quelli che non sono tornati, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono finiti nel vento.

"Salvare dall'oblio quelle storie, coltivare la Memoria - spiega la neo senatrice Segre - è ancora oggi un vaccino prezioso contro l'indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza. E la può usare".

"Il mio impegno per tramandare la memoria, contrastare il razzismo, costruire un mondo di fratellanza, comprensione e rispetto, in linea con i valori della nostra Costituzione, continuerà ora anche in Parlamento. Continuerò finché avrò forza a raccontare ai giovani l'orrore della Shoah, la follia del razzismo, la barbarie della discriminazione e della predicazione dell'odio. L'ho sempre fatto, non dimenticando e non perdonando, ma senza odio e spirito di vendetta. Sono una donna di pace e una donna libera: e la prima libertà è quella dall'odio".

Chi è Liliana Segre, neo senatore a vita

Liliana Segre è nata a Milano il 10 settembre 1930 da Alberto Segre e Lucia Foligno. Persa la madre in tenera età, quando non aveva ancora compiuto un anno, ha vissuto con il padre e i nonni paterni. Rimase vittima delle leggi razziali del fascismo all'età di 8 anni: nel settembre del 1938 fu costretta ad abbandonare la scuola elementare.

Cercò con il padre e a due cugini di scappare in Svizzera con l'aiuto di alcuni contrabbandieri ma venne catturata dai gendarmi del Canton Ticino e rispedita in Italia dove venne arrestata e trasferita, dapprima a San Vittore, poi il 30 gennaio 1944 deportata con il padre in Germania verso il campo di concentramento di Birkenau-Auschwitz, dove venne internata nella sezione femminile. Liliana non rivedrà mai più il padre, e anche i suoi nonni paterni furono uccisi il giorno stesso del loro arrivo ad Auschwitz il 30 giugno dello stesso anno.

Ad Auschwitz le venne imposto e tatuato sull'avambraccio il numero di matricola 75190 e durante la sua permanenza nel capo di concentramento fu impiegata nei lavori forzati nella fabbrica di munizioni 'Union', di proprieta' della Siemens. 

Con l'avanzata dell'Armata Rossa il 27 gennaio 1945 Liliana con altro 56mila prigionieri venne condotta dai nazisti in una marcia forzata a piedi attraverso la Polonia fino a raggiungere il campo di Malchow, nel nord della Germania. Fu liberata il 1° maggio 1945, aveva 15 anni. 

Vedova di Belli Paci Alfredo, sposato nel 1951, e madre di tre figli, vive a Milano, dove presiede il Comitato per le "Pietre d'inciampo" che raccoglie tutte le associazioni legate alla memoria della Resistenza, delle deportazioni e dell'antifascismo. 

È insignita: dell'onorificenza di Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana, conferitagli con motu proprio del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il 29 novembre 2004; della Medaglia d'oro della riconoscenza della Provincia di Milano, assegnatagli nel 2005. Il 27 novembre 2008 ha ricevuto la Laurea honoris causa in Giurisprudenza dall'Università degli Studi di Trieste, mentre il 15 dicembre 2010 l'Università degli Studi di Verona le ha conferito la Laurea honoris causa in Scienze pedagogiche.

La tragedia dell'Olocausto ricordata nel Memoriale della Shoah di Milano

Fonte agenzia Dire

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