Lunedì, 22 Luglio 2024
Il voto

In Senato non passa lo "schwa"

Le destre si oppongono al cambiamento del linguaggio istituzionale in Senato. Insorgono Pd, M5s e Italia Viva. Boldrini: "Vogliono cancellare i traguardi delle donne"

Il Senato dice “no” a parlare un linguaggio che rispetti la parità di genere. Infatti l’Aula di palazzo Madama ha votato contro una legge che prevedeva l’inserimento di un linguaggio inclusivo nel Regolamento del Senato. In Aula, dove si sta discutendo la riforma del regolamento del Senato a seguito della revisione costituzionale della riduzione del numero dei parlamentari, era approdato l'emendamento presentato dalla senatrice del Movimento 5 Stelle Alessandra Maiorino. Tuttavia la proposta non ha raggiunto la maggioranza richiesta per essere approvato. Nello scrutinio segreto, hanno votato a favore 152 senatori, non sufficienti per raggiungere la maggioranza assoluta richiesta. 

L'emendamento si intitolava "Disposizioni per l'utilizzo di un linguaggio inclusivo" e prevedeva, all'articolo uno, che il Consiglio di presidenza stabilisse "i criteri generali affinché nella comunicazione istituzionale e nell'attività dell'Amministrazione sia assicurato il rispetto della distinzione di genere nel linguaggio attraverso l'adozione di formule e terminologie che prevedano la presenza di ambedue i generi attraverso le relative distinzioni morfologiche, ovvero evitando l'utilizzo di un unico genere nell'identificazione di funzioni e ruoli, nel rispetto del principio della parità tra uomini e donne". In pratica, per tutte quelle che sarebbero poi stare le comunicazioni ufficiali, il Senato avrebbe dovuto declinare al femminile tutte le parole che lo richiedessero. Non c’è più pericolo che avvenga e ognuno potrà dire quello che vuole. In realtà potrà solo usare il maschile visto che l’emendamento apriva a una libera scelta per il fatto che, ad oggi, nelle relazioni illustrative dei disegni di legge si trova solo il maschile. 

“Si è persa una grande occasione per rendere inclusivo e paritario il linguaggio istituzionale. FdI lo ha ritenuto una questione “etica e di coscienza”, chiedendo il voto segreto che la presidente Casellati ha prontamente concesso. È evidente la misoginia di chi ha votato contro rifiutando l'utilizzo del femminile e confermando così l'imposizione del solo maschile. Una vergogna a cui si dovrà porre rimedio nella prossima legislatura" si legge in una nota dei parlamentari del Movimento 5 stelle del gruppo Pari Opportunità.

''Il linguaggio è identità. – scrive in una nota la senatrice Donatella Conzatti, segretaria della commissione Femminicidio - Quello che puoi pensare e chiamare diventa prima possibile e poi reale. Per questo chiamare il ruolo delle donne fa sì che le donne possano immaginarsi in quel ruolo. Il linguaggio di genere deve entrare anche nelle Istituzioni ed è grave che oggi in parlamento sia stata stoppata la parità di genere nel linguaggio, è un'occasione persa ''. 

La senatrice del Pd Laura Boldrini si chiede: ''Perché la destra ha paura di declinare al femminile i ruoli istituzionali delle donne? Perché al Senato Fratelli d'Italia ha chiesto il voto segreto sull'emendamento che prevedeva la possibilità di introdurre la differenza di genere nella comunicazione istituzionale scritta? Perché vuole cancellare i traguardi delle donne, usando anche il linguaggio". 

C'è chi ha provato a contestare la proposta appellandosi all'uso del genere neutro, che sarebbe sufficiente a garantire la parità di genere nella comunicazione istituzionale. “Peccato che in italiano il neutro non esista. Basta consultare il sito dell'Accademia della Crusca per veder confermato che la nostra lingua contempla solo due generi grammaticali: il maschile e il femminile" ha concluso Boldrini. 
 

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